Il Tirreno

Grosseto

«È una morte inspiegabile»

<b>STRITOLATO DALLA ROTOPRESSA </b>Una macchina uguale a quella che Lucio Rossi stava manovrando e un&#146;auto dei carabinieri sul luogo dell&#146;incidente
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STRITOLATO DALLA ROTOPRESSA Una macchina uguale a quella che Lucio Rossi stava manovrando e un’auto dei carabinieri sul luogo dell’incidente

I colleghi: Lucio conosceva bene le misure di sicurezza

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 ALBERESE. È il momento delle domande. Ma non è certo che sia possibile dare tutte le risposte. Perché Lucio Rossi, 33 anni, morto stritolato tra gli ingranaggi della rotopressa con cui stava lavorando nelle campagne poco a sud di Alberese, in via del Molinaccio, era da solo in quel momento. Lui - che pure viene definito un operaio esperto da chi lo conosceva - si è portato con sé la dinamica degli ultimi fatali minuti di vita, poco prima delle 15,30 di sabato.  L'autopsia, in programma per stamani, e gli accertamenti condotti dai carabinieri di Alberese e dalla medicina del lavoro della Asl 9 potranno dire senza dubbio il "come" ma ben difficilmente il "perché" della tragedia del 1º maggio.  «Noi non riusciamo a renderci conto di come sia potuto accadere», dice Pierdomenico Semplici, presidente della cooperativa "Il Sorbino" che ha esattamente la sua stessa età, 55 anni: «Lucio era un ragazzo d'oro. Era il migliore». Semplici non era sul posto: si è precipitato dopo essere stato avvertito da Pierpaolo Allegro, proprietario della tenuta e socio della coop, di quanto era avvenuto: «Pierpaolo piangeva a terra: era disperato dopo aver capito. Si era allontanato e quando era passato di nuovo aveva visto la macchina ferma in mezzo al campo ma accesa: ha visto, ha spento tutto e mi ha chiamato».  Quando è stato dato l'allarme al 118, era comunque troppo tardi. Lucio non dava più segni di vita: la mano destra incastrata nelle cinghie interne, gli abiti strappati, forse gli è stato fatale il trauma riportato all'altezza del collo. Inutile anche l'intervento di Pegaso, fatto alzare in volo in un disperato tentativo di soccorso. I vigili del fuoco hanno atteso che venissero completati i rilievi, anche fotografici, e poi hanno rimosso la salma, dopo aver estratto una pressa. Hanno agito dall'alto del macchinario. Oggi gli specialisti della medicina legale incaricati dal sostituto procuratore Fabio Maria Gliozzi effettueranno l'autopsia, mentre quelli della medicina del lavoro e i carabinieri di Alberese - che ieri hanno acquisito la documentazione cartacea - si dedicheranno all'ispezione del macchinario, una Claas Variant 380 messa sotto sequestro in un capannone della stessa azienda Allegro.  «È una macchina che ha solo un anno di vita - dice Semplici - Ed è tutta a norma. È a norma anche il trattore, un John Deere. Noi stiamo molto attenti alla sicurezza sul lavoro, acquistiamo solo macchine cabinate. Non ci interessa speculare, pensiamo solo a lavorare al meglio per noi e per gli altri».  Il presidente aveva parlato con Lucio il giorno prima: «Ci eravamo sentiti venerdì, per lavoro. La nostra è una cooperativa a livello familiare. I soci sono una cinquantina, offriamo servizi per noi stessi, come nel caso dell'azienda Allegro, e per terzi». C'era da lavorare anche il 1º maggio? «L'agricoltura non conosce feste. Allegro l'aveva chiamato perché aveva visto dalle previsioni del tempo che la domenica avrebbe piovuto. E Lucio era andato. Aveva lavorato anche al mattino: aveva chiamato un altro socio, con un escavatore, per farsi fare una fossettina. Era scrupoloso, non gli pesava lavorare. Verso le 14 di sabato ha iniziato il lavoro. Vede, la pressatura del fieno verde ha dei tempi da rispettare: entro 5-6 ore va messo in un film plastico dove avviene la fermentazione, poi dopo un mese si può consumare come foraggio. I proprietari sono andati a prendere il mezzo per portare via i rotoli e fasciarli. Pierpaolo è andato credo alla stazione a prendere una persona, poi è passato di nuovo dal campo e ha visto la pressa ferma ma accesa. Incuriosito, si è avvicinato e ha visto». Lucio sapeva, aggiunge Semplici, che ogni intervento sulla rotopressa deve essere compiuto a macchina spenta: «A maggior ragione non ci spieghiamo come possa essere avvenuto». Pierluigi Sposato ALTRO SERVIZIO A PAG.3

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