Finanza
74 anni
Tocca una bimba, sconterà in chiesa
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IL TRIBUNALE di Grosseto ha disposto la pena per l’anziano accusato di atti sessuali con minoreAtti sessuali con minorenne: un uomo di 74 anni è comparso davanti al giudice con l'accusa di aver palpeggiato una bimba di 9 anni, fino a infilarle le mani nelle mutandine. E il giudice, col patteggiamento, gli ha dato 22 mesi di carcere. Che l'anziano potrà evitare di scontare in galera prestando servizio per un anno nella parocchia del suo paese
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GROSSETO. Atti sessuali con minorenne: un uomo di 74 anni è comparso davanti al giudice con l'accusa di aver palpeggiato una bimba di 9 anni, fino a infilarle le mani nelle mutandine. E il giudice, col patteggiamento, gli ha dato 22 mesi di carcere. Che l'anziano potrà evitare di scontare in galera prestando servizio per un anno nella parocchia del suo paese.
La vicenda si consuma in un centro a sud della provincia di Grosseto. È estate, giugno 2009, e l'anziano se ne sta sulla terrazza di casa. Qui l'incontro a tu per tu con la bambina, figlia di una coppia che abita lì accanto.
I due si conoscono e la cosa è perfettamente naturale: per la piccola quello è come un "nonno" acquisito. A un certo punto però l'uomo perde la testa, o comunque spinge la sana affettuosità oltre i limiti della normalità e della legge: palpeggia la bambina all'altezza del seno e dei glutei e le infila le mani all'interno delle mutandine. Insomma, come recita il capo d'imputazione, compie atti sessuali sulla minore.
A quanto sembra dell'episodio esisterebbe anche una fotografia, scattata da un parente della piccola che si era reso conto di quanto stava accadendo. Sta di fatto che il 74enne, denunciato già il giorno successivo dalla mamma della bambina, ora è comparso davanti al giudice dell'udienza preliminare Pietro Molino con un'accusa gravissima.
L'uomo, difeso dagli avvocati Carlo Valle e Luciano Giorgi, ha chiesto e ottenuto il patteggiamento. E il giudice Molino ha erogato una condanna a ventidue mesi di reclusione. Pena che - specifica il giudice - l'anziano potrà non scontare in carcere, a condizione di prestarsi a lavori di pubblica utilità, per almeno un anno, presso la parrocchia del paese.
Il giudice, nel motivare la sentenza, chiarisce che il reato di atti sessuali con minorenne è stato commesso. La pena massima prevista dal codice, in questi casi, è di 3 anni che - fatti i conti con attenuanti generiche, aggravanti del caso e riduzioni previste dal rito delpatteggiamento - diventano per l'appunto un anno e dieci mesi. Tra le aggravanti l'età della bimba, inferiore ai 10 anni; tra le circostanze attenuanti, invece, l'episodicità e fugacità dei palpeggiamenti: modalità che - e il gup cita autorevoli sentenze di Cassazione in materia - possono conferire a questo fatto specifico una «minore lesività» sullo sviluppo del minore.
L'anziano, tuttavia, in gioventù aveva già subito una condanna per via di una scazzottata con coetanei. Un precedente per il quale l'uomo aveva a suo tempo beneficiato di una prima sospensione condizionale della pena. Anche questa volta - motiva il giudice - ai sensi di legge può evitare che la condanna si tramuti in carcere. Purché, per l'appunto, si impegni a prestare lavori di assistenza e volontariato in parrocchia.
Affidato al parroco, che dovrà assumersi anche il compito di sorvegliare i comportamenti dell'uomo e il rispetto delle prescrizioni contenute nella sentenza.
I genitori della bimba potranno eventualmente avviare una causa civile per vedersi riconosciuto il risarcimento economico dei danni subiti dalla piccola.
La vicenda si consuma in un centro a sud della provincia di Grosseto. È estate, giugno 2009, e l'anziano se ne sta sulla terrazza di casa. Qui l'incontro a tu per tu con la bambina, figlia di una coppia che abita lì accanto.
I due si conoscono e la cosa è perfettamente naturale: per la piccola quello è come un "nonno" acquisito. A un certo punto però l'uomo perde la testa, o comunque spinge la sana affettuosità oltre i limiti della normalità e della legge: palpeggia la bambina all'altezza del seno e dei glutei e le infila le mani all'interno delle mutandine. Insomma, come recita il capo d'imputazione, compie atti sessuali sulla minore.
A quanto sembra dell'episodio esisterebbe anche una fotografia, scattata da un parente della piccola che si era reso conto di quanto stava accadendo. Sta di fatto che il 74enne, denunciato già il giorno successivo dalla mamma della bambina, ora è comparso davanti al giudice dell'udienza preliminare Pietro Molino con un'accusa gravissima.
L'uomo, difeso dagli avvocati Carlo Valle e Luciano Giorgi, ha chiesto e ottenuto il patteggiamento. E il giudice Molino ha erogato una condanna a ventidue mesi di reclusione. Pena che - specifica il giudice - l'anziano potrà non scontare in carcere, a condizione di prestarsi a lavori di pubblica utilità, per almeno un anno, presso la parrocchia del paese.
Il giudice, nel motivare la sentenza, chiarisce che il reato di atti sessuali con minorenne è stato commesso. La pena massima prevista dal codice, in questi casi, è di 3 anni che - fatti i conti con attenuanti generiche, aggravanti del caso e riduzioni previste dal rito delpatteggiamento - diventano per l'appunto un anno e dieci mesi. Tra le aggravanti l'età della bimba, inferiore ai 10 anni; tra le circostanze attenuanti, invece, l'episodicità e fugacità dei palpeggiamenti: modalità che - e il gup cita autorevoli sentenze di Cassazione in materia - possono conferire a questo fatto specifico una «minore lesività» sullo sviluppo del minore.
L'anziano, tuttavia, in gioventù aveva già subito una condanna per via di una scazzottata con coetanei. Un precedente per il quale l'uomo aveva a suo tempo beneficiato di una prima sospensione condizionale della pena. Anche questa volta - motiva il giudice - ai sensi di legge può evitare che la condanna si tramuti in carcere. Purché, per l'appunto, si impegni a prestare lavori di assistenza e volontariato in parrocchia.
Affidato al parroco, che dovrà assumersi anche il compito di sorvegliare i comportamenti dell'uomo e il rispetto delle prescrizioni contenute nella sentenza.
I genitori della bimba potranno eventualmente avviare una causa civile per vedersi riconosciuto il risarcimento economico dei danni subiti dalla piccola.
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