Sicurezza
Ecco la collezione di San Francesco
◗
TAVOLA che era in San Francesco ora custodita nel Museo dArte Sacra della diocesi Data per persa, in realtà potrebbe essere la "Cappelli"
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Che fine ha fatto la collezione d'arte proveniente dal convento di San Francesco di Grosseto e che credevamo dispersa? Forse non è mai scomparsa dal territorio; forse addirittura è davanti ai nostri occhi "sotto mentite spoglie": la collezione Cappelli. A far luce per la prima volta su uno dei misteri che circonda il patrimonio d'arte sacra maremmano è Olivia Bruschettini, responsabile dell'ufficio beni culturali ecclesiastici di Grosseto. E' suo un libro appena pubblicato e presentato all'Archivio di Stato, "Arte e storia nella Maremma antica", che inaugura la preziosa collana "Contributi per l'arte in Maremma" col sostegno dell'ufficio diocesano per i beni culturali ecclesiastici di Grosseto. Il raffinato volume di 200 pagine, fresco di stampa (edizioni Effigi) e in vendita in libreria, vuol essere "il punto di partenza di un viaggio più lungo e fatto in più tappe: un progetto di studio, ricerca e approfondimento del territorio - spiega l'autrice - sotto un profilo artistico, storico o architettonico". Frutto di almeno due anni anni di lavoro, il libro raccoglie saggi di esperti d'arte, archeologi, architetti e funzionari della Soprintendenza. Ma già in corso d'opera è stato chiaro come preludesse al secondo "round". «Mentre facevo ricerche sul convento di san Francesco - dice infatti la Bruschettini - mi sono accorta di aver trovato così tanto materiale che era meglio fare una pubblicazione ad hoc, proprio sul convento». Il libro è scritto a quattro mani con la studiosa Tamara Gigli che ha curato la parte storica, e dalla Bruschettini che ha curato quella storico-artistica. E' la seconda tappa della collana "Contributi d'arte in Maremma". Uscirà in questi giorni e verrà presentato a giugno. L'obiettivo è quello di scoprire «dove sia finita una collezione di opere credute scomparse ma forse rintracciabili sul territorio». Sono le opere del convento di San Francesco, che secondo la Bruschettini non sarebbero andate disperse dopo la soppressione degli ordini religiosi, ma sarebbero confluite in cattedrale, nel palazzo vescovile e nel Museo di Arte sacra dove sono state registrate per sbaglio come "collezione Cappelli", e dove sono tuttora visibili. Alla base dell'intuizione sta la scoperta di un documento di grande valore: un documento custodito nell'Archivio di Stato di Siena e risalente a due secoli fa. «Un manoscritto del tutto unico, risalente al 1809 e scritto in francese dal Prefetto di Grosseto al vescovo della Diocesi di Grosseto un anno dopo la soppressione degli istituti religiosi a opera dei francesi. I beni appartenenti al convento di san Francesco, c'è scritto, non devono essere confiscati dallo Stato, ma distribuiti alla Diocesi proporzionalmente al bisogno». Insomma: devono restare sul territorio. Se fino al 1808 il convento doveva racchiudere molte opere d'arte, anche di grande bellezza, gli anni successivi portano a una notevole dispersione del patrimonio artistico e "le opere passano da un luogo all'altro sia per questioni legate ai restauri che per una mutata destinazione d'uso". Parte sono perdute, parte no. In ogni modo non sono confiscate dallo Stato. «Sono quindi tornata - prosegue l'autrice - nell'Archivio di Siena e Grosseto e in Soprintendenza a cercare documenti antichi e inventari che mi elencassero che cosa ci fosse stato, nel convento di san Francesco prima della soppressione dell'ordine, per capire cosa andare a cercare e dove, sul nostro territorio». Spuntano documenti, inventari e schedature della Soprintendenza, una mappatura del 1898 e schede del 1915 e 1930. Tutto passato al setaccio per ricostruire dove ora quelle opere siano collocate, nel territorio della Diocesi. E' un corpus di 20 opere, tra dipinti, suppellettili e codici minati. La sorpresa è che «parte di queste opere elencate negli inventari le ho trovate nella Cattedrale di Grosseto, parte nel Vescovado e parte nel Museo di arte sacra dove dove sono state registrate con l'errata dicitura "dono Cappelli" o "deposito del canonico Cappelli». Le opere conservate in Cattedrale, nel palazzo vescovile e nel Museo d'arte sacra proverrebbero insomma dal convento francescano in seguito alla soppressione degli enti religiosi. E sarebbero la collezione che credevamo perduta e che nessuno aveva cercato. (e.g.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
