Sicurezza
LA DISAVVENTURA
«Mi hanno fatto sparire l'auto»
Pierluigi Sposato
L'ha vista, amata, provata. Si è impegnata per acquistarla, stipulando un finanziamento. L'ha seguita in tutto l'iter, continuando a desiderarla anche se l'immatricolazione non arrivava mai e non è ancora arrivata, anche se l'andamento della pratica le appariva anomalo, anche se le chiavi in mano non le ha mai potute stringere
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GROSSETO. L'ha vista, amata, provata. Si è impegnata per acquistarla, stipulando un finanziamento. L'ha seguita in tutto l'iter, continuando a desiderarla anche se l'immatricolazione non arrivava mai e non è ancora arrivata, anche se l'andamento della pratica le appariva anomalo, anche se le chiavi in mano non le ha mai potute stringere. L'ha tenuta d'occhio fino a lunedì mattina: alle 8,15 c'era ancora (l'ha fotografata), alle 10 non c'era più. Sparita da quel piazzale di via Aurelia nord dove era esposta insieme ad altre vetture per la vendita e la successiva assegnazione.
La denuncia. Si occupano adesso i carabinieri di quella Mercedes classe B aziendale da 28mila chilometri. Perché chi ha stipulato il contratto di acquisto e ha acceso il finanziamento - un'impiegata grossetana non ancora trentenne - ha sporto denuncia lamentando di essere stata raggirata: niente auto (adesso nemmeno più fisicamente nel piazzale) a fronte del pagamento delle prime tre rate del finanziamento. E non sarebbe sola: sarebbero una ventina gli acquirenti che hanno denunciato di aver subìto la medesima sorte da parte dello stesso rivenditore e che si sono rivolti alla caserma di via Ferrucci.
Il salonista. È destinato a entrare nel ciclone il titolare della AutoDepa di via Aurelia nord, Emiliano De Pasquale. Impossibile ascoltare la sua versione: rivendita chiusa, cellulare staccato per tutto il giorno. Lui o chi per lui, secondo chi l'ha denunciato, non avrebbe seguito la normale trafila. Impossibile anche sapere dove sia quella Mercedes.
L'acquisto. «Io quell'auto la voglio ancora - dice la ragazza, che accetta di parlare della vicenda a patto dell'anonimato - Ma voglio anche che mi sia data ragione. Io ho seguito tutte le regole». La storia era iniziata a novembre: «Insieme al mio fidanzato - racconta - eravamo andati a vedere delle auto in quella rivendita. Avevamo trovato questa aziendale da 28mila chilometri. Mi è piaciuta e ci siamo accordati sul prezzo e sulla consegna. Tra contanti e finanziamento, in tutto 20mila euro, più una piccola somma una volta chiavi in mano. La data di consegna era il 20 dicembre. Avevo preso accordi con Niccolò De Pasquale. Aveva avviato la pratica di finanziamento: e qui era sorta la prima stranezza».
Il finanziamento. L'importo non era finito sul conto corrente della ragazza ma su quello del salonista. «Vabbè, ho fatto buon viso a cattivo gioco a chi mi diceva che questa era la prassi e ho iniziato a pagare le rate da dicembre. Tanto non avevo alcun motivo di sospettare nulla. Però al momento della stipula del finanziamento con Niccolò c'era anche Emiliano». Inizia il momento dell'attesa, il conto alla rovescia: l'auto - di importazione dalla Germania - deve essere immatricolata. «Verso metà dicembre telefono ma mi sento rispondere di richiamare verso il 20. A quella data mi sento dire che ci sono dipendenti in ferie e che il salone rimarrà chiuso. Anche perché mi dicono che a Natale la Motorizzazione resterà chiusa almeno in parte». L'acquirente si rassegna, lascia passare le feste: «Il 7 gennaio mi ripresento. Emiliano e Niccolò mi fanno presente che il responsabile delle immatricolazioni è in ferie fino all'11».
Le ricerche. La ragazza lascia passare alcuni giorni dopo l'11 e poi si improvvisa detective: «Sono venuta a sapere che alla Motorizzazione non era stata presentata alcuna pratica di immatricolazione a mio nome». L'impiegata va su tutte le furie e affronta i fratelli: «Mi avevano risposto che c'era un problema con l'importatore. E successivamente Emiliano mi ha spiegato di aver allontanato Niccolò per alcuni problemi sorti fra di loro». Il 16 la pratica passa comunque a un'agenzia di pratiche auto: «E di ciò ne sono certa. Però la Mercedes ancora non era pronta. E da quel momento Emiliano mi sfugge sempre. Prima il salone è chiuso per malattia, poi non mi risponde al telefono, poi lo trovo e mi dice che siamo in quattro in questa situazione e che la Motorizzazione è lenta».
L'ultimo contatto. L'acquirente è fuori di sé. Dice di aver tempestato Emiliano di telefonate. «Il 20 febbraio, sabato, l'ho messo alle strette. Mi ha risposto di non preoccuparmi e mi ha detto che il martedì successivo sarebbe stato tutto pronto. Quel giorno l'attività era aperta, c'erano 20 auto sul piazzale. Lunedì scorso la mia non c'era più. Ma non solo la mia manca: ha visto quante auto ci sono oggi?».
L'impiegata si è consultata con un avvocato e poi è andata dai carabinieri a mettere nero su bianco tutta questa storia. Lì capisce di non essere un caso isolato. «Ho sentito la finanziaria, abbiamo preso accordi. Io ho già pagato tre rate, 1.200 euro circa, e ho fatto il mio dovere. Io voglio la mia auto, mi spetta».
La denuncia. Si occupano adesso i carabinieri di quella Mercedes classe B aziendale da 28mila chilometri. Perché chi ha stipulato il contratto di acquisto e ha acceso il finanziamento - un'impiegata grossetana non ancora trentenne - ha sporto denuncia lamentando di essere stata raggirata: niente auto (adesso nemmeno più fisicamente nel piazzale) a fronte del pagamento delle prime tre rate del finanziamento. E non sarebbe sola: sarebbero una ventina gli acquirenti che hanno denunciato di aver subìto la medesima sorte da parte dello stesso rivenditore e che si sono rivolti alla caserma di via Ferrucci.
Il salonista. È destinato a entrare nel ciclone il titolare della AutoDepa di via Aurelia nord, Emiliano De Pasquale. Impossibile ascoltare la sua versione: rivendita chiusa, cellulare staccato per tutto il giorno. Lui o chi per lui, secondo chi l'ha denunciato, non avrebbe seguito la normale trafila. Impossibile anche sapere dove sia quella Mercedes.
L'acquisto. «Io quell'auto la voglio ancora - dice la ragazza, che accetta di parlare della vicenda a patto dell'anonimato - Ma voglio anche che mi sia data ragione. Io ho seguito tutte le regole». La storia era iniziata a novembre: «Insieme al mio fidanzato - racconta - eravamo andati a vedere delle auto in quella rivendita. Avevamo trovato questa aziendale da 28mila chilometri. Mi è piaciuta e ci siamo accordati sul prezzo e sulla consegna. Tra contanti e finanziamento, in tutto 20mila euro, più una piccola somma una volta chiavi in mano. La data di consegna era il 20 dicembre. Avevo preso accordi con Niccolò De Pasquale. Aveva avviato la pratica di finanziamento: e qui era sorta la prima stranezza».
Il finanziamento. L'importo non era finito sul conto corrente della ragazza ma su quello del salonista. «Vabbè, ho fatto buon viso a cattivo gioco a chi mi diceva che questa era la prassi e ho iniziato a pagare le rate da dicembre. Tanto non avevo alcun motivo di sospettare nulla. Però al momento della stipula del finanziamento con Niccolò c'era anche Emiliano». Inizia il momento dell'attesa, il conto alla rovescia: l'auto - di importazione dalla Germania - deve essere immatricolata. «Verso metà dicembre telefono ma mi sento rispondere di richiamare verso il 20. A quella data mi sento dire che ci sono dipendenti in ferie e che il salone rimarrà chiuso. Anche perché mi dicono che a Natale la Motorizzazione resterà chiusa almeno in parte». L'acquirente si rassegna, lascia passare le feste: «Il 7 gennaio mi ripresento. Emiliano e Niccolò mi fanno presente che il responsabile delle immatricolazioni è in ferie fino all'11».
Le ricerche. La ragazza lascia passare alcuni giorni dopo l'11 e poi si improvvisa detective: «Sono venuta a sapere che alla Motorizzazione non era stata presentata alcuna pratica di immatricolazione a mio nome». L'impiegata va su tutte le furie e affronta i fratelli: «Mi avevano risposto che c'era un problema con l'importatore. E successivamente Emiliano mi ha spiegato di aver allontanato Niccolò per alcuni problemi sorti fra di loro». Il 16 la pratica passa comunque a un'agenzia di pratiche auto: «E di ciò ne sono certa. Però la Mercedes ancora non era pronta. E da quel momento Emiliano mi sfugge sempre. Prima il salone è chiuso per malattia, poi non mi risponde al telefono, poi lo trovo e mi dice che siamo in quattro in questa situazione e che la Motorizzazione è lenta».
L'ultimo contatto. L'acquirente è fuori di sé. Dice di aver tempestato Emiliano di telefonate. «Il 20 febbraio, sabato, l'ho messo alle strette. Mi ha risposto di non preoccuparmi e mi ha detto che il martedì successivo sarebbe stato tutto pronto. Quel giorno l'attività era aperta, c'erano 20 auto sul piazzale. Lunedì scorso la mia non c'era più. Ma non solo la mia manca: ha visto quante auto ci sono oggi?».
L'impiegata si è consultata con un avvocato e poi è andata dai carabinieri a mettere nero su bianco tutta questa storia. Lì capisce di non essere un caso isolato. «Ho sentito la finanziaria, abbiamo preso accordi. Io ho già pagato tre rate, 1.200 euro circa, e ho fatto il mio dovere. Io voglio la mia auto, mi spetta».
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