Il Tirreno

Grosseto

LA DENUNCIA

Il cuore della città ha smesso di battere

Guido Fiorini
Il cuore della città ha smesso di battere

Vengono da New York, sono affascinati dalla Toscana e da Grosseto ma la trovano... sporca e poco curata. E in particolare puntano il dito su piazza Dante e sul loggiato che fa da cornice. Non un piazzale anonimo di periferia, il cuore della città

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GROSSETO. Vengono da New York, sono affascinati dalla Toscana e da Grosseto ma la trovano... sporca e poco curata. E in particolare puntano il dito su piazza Dante e sul loggiato che fa da cornice.

Non un piazzale anonimo di periferia, il cuore della città. Così, dopo aver letto cosa scrivono i coniugi Moreno (vivono a NoLi, North Little Italy, le origini sono chiare...) siamo andati a farci un giro, con occhio attento, in piazza e sotto il loggiato. E a parlare con i negozianti, i baristi, i ristoratori.

La situazione che emerge è preoccupante. Quello che dovrebbe essere il cuore della città, tirato a lucido, luminoso, curato anche sotto l'aspetto dell'immagine e magari di una certa armonia fra le attività presenti, è un'accozzaglia di saracinesche metalliche da periferia, alcune ormai arrugginite, luci che si accendono quando ormai è buio fondo e sono in parte rotte, supporti metallici per i vasi di fiori arrugginiti e tristemente vuoti, fili che penzolano qua e là, pareti sporche, anche un paio di tubi di plastica azzurra per i cavi che spuntano come canne al vento dai sanpietrini. Sulla piazza, ecco l'insegna scolorita dell'ottica, attaccata con due catene. Sta lì da sempre, come la tappezzeria, come in una vecchia foto ingiallita degli anni '60. In piazza, invece, qualcuno ha pensato bene di coprire una zona dove sono saltati via i sanpietrini con una colata di cemento, una toppa a due metri da Canapone.

Possibile che il Comune non abbia mai pensato a prendere in mano la situazione e dare un po' di ordine a quella che potrebbe essere una splendida vetrina della città? Si faccia un investimento, peraltro neppure molto oneroso, e si mettano luci più calde e carine da vedere, si riunisca la selva di cavi in canaline di rame, si rivernicino le pareti in modo uniforme, magari si dia un aspetto armonico anche alla pavimentazione. Qualche pianta alle colonne ed ecco trasformato un angolo degradato in zona di grande richiamo, per i turisti e per lo shopping.

Ma al tempo stesso si chieda ai commercianti, anzi si imponga con un'ordinanza, uguale a quella già esistente in decine e decine di città che hanno a cuore il proprio patrimonio storico, di eliminare le orrende saracinesche metalliche da mercato rionale, sostituendole con cancelli in ferro battuto o, meglio, vetri antisfondamento. E si impongano insegne semplici, tutte uguali, che non siano un pugno nell'occhio con neon sparati o scritte degne di un luna park.

Qualche commerciante, che preferisce non comparire per paura di essere messo all'indice dagli altri, sarebbe ben felice di una svolta del genere. Anche perché, conti alla mano, si accorge che sotto i loggiati di gente ce ne va sempre meno. Altri, forse preoccupati dalla piccola spesa immediata e incapaci di vedere ai vantaggi, in termini di affari e di valore dei fondi, preferirebbero che nessuno toccasse niente.

Ma se ai turisti come i coniugi Moreno offriamo un'immagine scadente della città, saranno sempre meno quelli che vorranno visitarla. Con danni pesanti per tutti.

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