Italia
SPARATORIA IN STRADA
«Ho avuto paura». E ha fatto fuoco
Federico Lazzotti
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La fuga del ladro«Me lo sono trovato di fronte. Ho avuto paura». E ha sparato. Antonio Domenico Ruta, è riuscito a dire solo poche parole dopo la sparatoria di piazza Albegna prima di trincerarsi nel silenzio in attesa di essere interrogato. Del dramma di mezzanotte restano i segni dei proiettili calibro 9 che descrivono l'inseguimento della guardia giurata sulle tracce del ladro
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GROSSETO. «Me lo sono trovato di fronte. Ho avuto paura». E ha sparato. Antonio Domenico Ruta, 41 anni, è riuscito a dire solo poche parole dopo la sparatoria di piazza Albegna prima di trincerarsi nel silenzio in attesa di essere interrogato. Del dramma di mezzanotte restano i segni dei proiettili calibro 9 che descrivono l'inseguimento della guardia giurata sulle tracce del ladro e le testimonianze dei residenti che abitano sopra il bar Bristol.
«A quell'ora - racconta l'inquilino del quarto piano - in giro non c'è praticamente nessuno. Io stavo andando a letto. Ho sentito una serie di colpi. Non so quanti fossero: tre, quattro, cinque. Sembrava fosse di nuovo Capodanno. Allora mi sono affacciato. Il mio terrazzo dà proprio sul parcheggio di via Adige. Ho guardato giù e ho visto un uomo a terra che si rotolava lungo la discesa. Gridava aiuto. La guardia giurata era davanti a lui».
Non è ancora mezzanotte. Su quello che è successo nei minuti precedenti, intorno alle 23.45 tra il bar Bristol di piazza Albegna e via Adige, stanno indagando i carabinieri del nucleo investigativo coordinati dal pubblico ministero Maria Navarro.
Almeno due i testimoni che avrebbero visto la guardia giurata inseguire Andrea Ginanneschi, sorpreso a rubare all'interno del bar e fare fuoco, «puntando verso il basso». Quando i militari sono arrivati hanno trovato il ladro a terra. «Ha perso molto sangue», spiegano i sanitari che lo hanno soccorso. La cartella clinica parla di prognosi riservata, anche perché il ferito ha problemi di coagulazione del sangue e nel giro di dodici ore è già stato operato due volte.
Gli investigatori durante la notte hanno ascoltato anche il titolare del bar per ricostruire quello che è successo. «Il locale ha chiuso intorno alle 23.30 - ripete David Pasquinelli - la ragazza ha inserito l'allarme collegato alle porte d'ingresso ed è uscita. Secondo me il ladro doveva già essere dentro al bar altrimenti l'allarme avrebbe suonato come ha fatto quando siamo entrati noi con i militari».
Andrea Ginanneschi, dunque, sarebbe entrato qualche ora prima, forse approfittando di un momento di distrazione dei dipendenti. Dove si è nascosto? «Probabilmente in bagno o nella cambusa», prosegue il titolare. Con sé uno zainetto con tutto il necessario per scassinare le slot machine nell'angolo del locale, a cominciare da un cacciavite di una ventina di centimetri ritrovato accanto alle macchinette dagli inqurenti.
Ginnaneschi, detto «Il Cubo» per la forma squadrata del viso, avrebbe iniziato a lavorare appena la barista ha chiuso l'ultima porta. Prima dell'arrivo della guardia giurata della società Grifone ha avuto il tempo di aprire lo sportello usando il cacciavite e tirare fuori il sacchetto con gli spiccioli, rimasto accanto agli attrezzi da scasso e allo zaino. Quando il vigilantes ha sentito i rumori provenire dal locale ha attivato la centrale. «C'è un sospetto al bar Bristol». Ginanneschi a questo punto si è accorto di essere in trappola. Secondo la ricostruzione dei militari il ladro avrebbe fatto finta di andare dall'altra parte del locale. Il vigilantes lo avrebbe seguito ma il ladro a questo punto sarebbe tornato indietro. «L'unica porta che poteva aprire era la prima - prosegue il titolare - perché le altre erano tutte chiuse». Quando Ginanneschi è uscito, guardia e bandito si sono trovati uno di fronte all'altro. «Me lo sono trovato davanti e ho avuto paura», ha detto Ruta, prima di iniziare a sparare la raffica di colpi, l'ultimo a segno.
«A quell'ora - racconta l'inquilino del quarto piano - in giro non c'è praticamente nessuno. Io stavo andando a letto. Ho sentito una serie di colpi. Non so quanti fossero: tre, quattro, cinque. Sembrava fosse di nuovo Capodanno. Allora mi sono affacciato. Il mio terrazzo dà proprio sul parcheggio di via Adige. Ho guardato giù e ho visto un uomo a terra che si rotolava lungo la discesa. Gridava aiuto. La guardia giurata era davanti a lui».
Non è ancora mezzanotte. Su quello che è successo nei minuti precedenti, intorno alle 23.45 tra il bar Bristol di piazza Albegna e via Adige, stanno indagando i carabinieri del nucleo investigativo coordinati dal pubblico ministero Maria Navarro.
Almeno due i testimoni che avrebbero visto la guardia giurata inseguire Andrea Ginanneschi, sorpreso a rubare all'interno del bar e fare fuoco, «puntando verso il basso». Quando i militari sono arrivati hanno trovato il ladro a terra. «Ha perso molto sangue», spiegano i sanitari che lo hanno soccorso. La cartella clinica parla di prognosi riservata, anche perché il ferito ha problemi di coagulazione del sangue e nel giro di dodici ore è già stato operato due volte.
Gli investigatori durante la notte hanno ascoltato anche il titolare del bar per ricostruire quello che è successo. «Il locale ha chiuso intorno alle 23.30 - ripete David Pasquinelli - la ragazza ha inserito l'allarme collegato alle porte d'ingresso ed è uscita. Secondo me il ladro doveva già essere dentro al bar altrimenti l'allarme avrebbe suonato come ha fatto quando siamo entrati noi con i militari».
Andrea Ginanneschi, dunque, sarebbe entrato qualche ora prima, forse approfittando di un momento di distrazione dei dipendenti. Dove si è nascosto? «Probabilmente in bagno o nella cambusa», prosegue il titolare. Con sé uno zainetto con tutto il necessario per scassinare le slot machine nell'angolo del locale, a cominciare da un cacciavite di una ventina di centimetri ritrovato accanto alle macchinette dagli inqurenti.
Ginnaneschi, detto «Il Cubo» per la forma squadrata del viso, avrebbe iniziato a lavorare appena la barista ha chiuso l'ultima porta. Prima dell'arrivo della guardia giurata della società Grifone ha avuto il tempo di aprire lo sportello usando il cacciavite e tirare fuori il sacchetto con gli spiccioli, rimasto accanto agli attrezzi da scasso e allo zaino. Quando il vigilantes ha sentito i rumori provenire dal locale ha attivato la centrale. «C'è un sospetto al bar Bristol». Ginanneschi a questo punto si è accorto di essere in trappola. Secondo la ricostruzione dei militari il ladro avrebbe fatto finta di andare dall'altra parte del locale. Il vigilantes lo avrebbe seguito ma il ladro a questo punto sarebbe tornato indietro. «L'unica porta che poteva aprire era la prima - prosegue il titolare - perché le altre erano tutte chiuse». Quando Ginanneschi è uscito, guardia e bandito si sono trovati uno di fronte all'altro. «Me lo sono trovato davanti e ho avuto paura», ha detto Ruta, prima di iniziare a sparare la raffica di colpi, l'ultimo a segno.
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