Sicurezza
ARRESTATO
Infastidisce i baristi e lotta con i poliziottiIn carcere un 43enne
E.G. /
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POLIZIA. Un posto di controlloUn cliente su di giri e la serata, per i titolari del bar Parioli di via Telamonio, si trasforma in un mezzo incubo che finisce solo dopo uno scontro fisico con gli agenti di polizia e l'inevitabile tintinnare delle manette ai polsi del sovraeccitato cliente
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GROSSETO. Un cliente su di giri e la serata, per i titolari del bar Parioli di via Telamonio, si trasforma in un mezzo incubo che finisce solo dopo uno scontro fisico con gli agenti di polizia e l'inevitabile tintinnare delle manette ai polsi del sovraeccitato cliente.
Tutto succede nella tarda serata di giovedì scorso, protagonista un uomo di quarantré anni, Claudio Giovani, nativo di Orbetello, a lungo residente in Grosseto ma da qualche tempo di fatto senza un domicilio stabile.
Sono da poco passate le 22 quando i titolari del Parioli chiamano il 113: c'è una persona, spiegano, che in evidente stato di ebbrezza crea scompiglio nel locale, molestando la barista e infastidendo gli altri clienti.
Pochi minuti più tardi arriva una volante della polizia, gli agenti identificano in Giovani il "disturbatore" e lo invitano ad allontanarsi. Dopo lunga trattativa il 43enne sembra venire a miti consigli e se ne va, a piedi, direzione via Orcagna.
Finita lì? Macché. Cinque minuti prima della mezzanotte la stessa pattuglia della Squadra volante torna a dare un'occhiata alla situazione e ritrova Claudio Giovani nello stesso bar.
Perseverare è diabolico e anche pericoloso, se - come notano gli agenti - il bar sta chiudendo e dentro ci sono solo il disturbatore, la barista e il titolare. Dunque i poliziotti entrano al Parioli, e subito ricevono la richiesta d'aiuto proprio da parte del titolare, che non riesce in alcun modo - spiega lui stesso - a fare uscire Giovani da lì pur dovendo sbrigare in quel momento la delicata pratica del conteggio degli incassi, alla quale è bene che l'individuo in questione non assista.
Gli agenti dunque invitano il 43enne ad accomodarsi all'esterno, ma quello non demorde. I minuti passano e stavolta Giovani non sembra proprio intenzionato a cedere. Dunque, visto gli scarsi risultati ottenuti col dialogo, un poliziotto gli si avvicina per prenderlo e portarlo fuori di peso. Giovani però reagisce, afferra a sua volta il braccio di un agente e tenta di farlo cadere, strappando la manica del giubbotto di ordinanza del poliziotto. Parte la colluttazione, uno degli agenti finisce a terra, l'altro interviene e blocca l'orbetellano ammanettandogli i polsi. Operazione che comunque non basta, visto che il 43enne continua a minacciare e a sferrare calci verso gli uomini in divisa.
A questo punto il finale è già scritto. Arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, Claudio Giovani passa la notte in una camera di sicurezza della questura dopodiché, venerdì mattina si presenta davanti al giudice. Processato per direttissima è condannato a quattro mesi di reclusione e subito trasferito in una cella del carcere di via Saffi. Perché a suo carico vi è già un precedente freschissimo: nel dicembre 2009 infatti l'uomo fu condannato a 7 mesi di reclusione (pena sospesa) per il reato di stalking. Ai danni, guarda caso, proprio di una barista grossetana...
Tutto succede nella tarda serata di giovedì scorso, protagonista un uomo di quarantré anni, Claudio Giovani, nativo di Orbetello, a lungo residente in Grosseto ma da qualche tempo di fatto senza un domicilio stabile.
Sono da poco passate le 22 quando i titolari del Parioli chiamano il 113: c'è una persona, spiegano, che in evidente stato di ebbrezza crea scompiglio nel locale, molestando la barista e infastidendo gli altri clienti.
Pochi minuti più tardi arriva una volante della polizia, gli agenti identificano in Giovani il "disturbatore" e lo invitano ad allontanarsi. Dopo lunga trattativa il 43enne sembra venire a miti consigli e se ne va, a piedi, direzione via Orcagna.
Finita lì? Macché. Cinque minuti prima della mezzanotte la stessa pattuglia della Squadra volante torna a dare un'occhiata alla situazione e ritrova Claudio Giovani nello stesso bar.
Perseverare è diabolico e anche pericoloso, se - come notano gli agenti - il bar sta chiudendo e dentro ci sono solo il disturbatore, la barista e il titolare. Dunque i poliziotti entrano al Parioli, e subito ricevono la richiesta d'aiuto proprio da parte del titolare, che non riesce in alcun modo - spiega lui stesso - a fare uscire Giovani da lì pur dovendo sbrigare in quel momento la delicata pratica del conteggio degli incassi, alla quale è bene che l'individuo in questione non assista.
Gli agenti dunque invitano il 43enne ad accomodarsi all'esterno, ma quello non demorde. I minuti passano e stavolta Giovani non sembra proprio intenzionato a cedere. Dunque, visto gli scarsi risultati ottenuti col dialogo, un poliziotto gli si avvicina per prenderlo e portarlo fuori di peso. Giovani però reagisce, afferra a sua volta il braccio di un agente e tenta di farlo cadere, strappando la manica del giubbotto di ordinanza del poliziotto. Parte la colluttazione, uno degli agenti finisce a terra, l'altro interviene e blocca l'orbetellano ammanettandogli i polsi. Operazione che comunque non basta, visto che il 43enne continua a minacciare e a sferrare calci verso gli uomini in divisa.
A questo punto il finale è già scritto. Arrestato per resistenza a pubblico ufficiale, Claudio Giovani passa la notte in una camera di sicurezza della questura dopodiché, venerdì mattina si presenta davanti al giudice. Processato per direttissima è condannato a quattro mesi di reclusione e subito trasferito in una cella del carcere di via Saffi. Perché a suo carico vi è già un precedente freschissimo: nel dicembre 2009 infatti l'uomo fu condannato a 7 mesi di reclusione (pena sospesa) per il reato di stalking. Ai danni, guarda caso, proprio di una barista grossetana...
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