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INCHIESTA

L'incubo delle ecomafie, rabbia, sdegno: istituzioni e sindacati sotto choc

<strong>IL PM </strong>Alessandro Leopizzi titolare dell’inchiesta “Golden Rubbish”  <strong>I CARABINIERI </strong>del Noe sbarcano con l’elicottero ieri mattina a Massa Marittima
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IL PM Alessandro Leopizzi titolare dell’inchiesta “Golden Rubbish” I CARABINIERI del Noe sbarcano con l’elicottero ieri mattina a Massa Marittima

Inquietudine, indignazione, rabbia. A poche ore dalla notizia bomba della maxinchiesta sullo smaltimento illegale di rifiuti decollata da Scarlino e approdata ad arresti e avvisi di garanzia "eccellenti" in tutta Italia, il mondo politico e sindacale maremmano esprime tutta la propria angoscia.

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GROSSETO. Inquietudine, indignazione, rabbia. A poche ore dalla notizia bomba della maxinchiesta sullo smaltimento illegale di rifiuti decollata da Scarlino e approdata ad arresti e avvisi di garanzia "eccellenti" in tutta Italia, il mondo politico e sindacale maremmano esprime tutta la propria angoscia.

Bramerini. «Una vicenda molto preoccupante che dimostra come il settore dello smaltimento dei rifiuti speciali sia ormai uno degli obiettivi della criminalità organizzata anche nella nostra regione», dice l'assessore regionale all'ambiente Anna Rita Bramerini. «Per contrastare questo fenomeno - aggiunge - è necessario non abbassare la guardia e proseguire le azioni di controllo contro tutte le violazioni ambientali e quelle legate alla sicurezza e la salute di chi opera in queste aziende. Da parte nostra abbiamo riformato l'Arpat, ma è necessaria una integrazione ancora maggiore tra il lavoro delle forze dell'ordine, l'agenzia di protezione del territorio e gli enti pubblici».

Marras. Il quadro che emerge dall'operazione "Golden Rubbish" - dice il presidente della Provincia, Leonardo Marras - è davvero preoccupante perché conferma come il settore dello smaltimento dei rifiuti speciali sia permeabile alla criminalità organizzata. Il fatto, poi, che una realtà come la nostra fosse uno dei terminali di una vasta rete criminale in forza della presenza a Scarlino di un impianto che "ripuliva" i rifiuti speciali pericolosi in non pericolosi, mi lascia sconcertato. Ma mi rafforza nel convincimento che va battuta la strada del trattamento e dello smaltimento dei rifiuti nelle zone dove questi vengono prodotti, per meglio controllare i processi e sottrarre questo business al mercato illegale».

Centenari. Lorenzo Centenari, segretario generale della Cgil di Grosseto, esprime rabbia e sdegno. «Rabbia, perché rispetto a quel pezzo di economia sommersa, al nero, illegale in cui si trova anche il traffico di rifiuti tossici e pericolosi, la Toscana risulta terreno di scorribande e di penetrazione delle eco - mafie. Sdegno perché quel traffico illecito è stato causa di un infortunio mortale, di altri gravi infortuni e di danni ambientali che risultano visibili. Solidarietà ai colpiti dall'incidente e che almeno i colpevoli siano puniti».

Bizzarri. «Occorre prudenza in questi casi, non solo perché sono ancora in corso indagini, ma anche perché l'argomento rifiuti pericolosi è delicato. In ogni caso, se verrano individuati dei colpevoli, è giusto che chi ha sbagliato paghi». Così Maurizio Bizzarri, sindaco di Scarlino, sullo scandalo che ha travolto l'Agrideco. «In ogni caso istituzioni e cittadini possono stare tranquilli perché la magistratura e i Noe stanno effettuando controlli per portare luce su questa storia».

Gianardi. È Paolo Gianardi a parlare per Rifondazione comunista. Gianardi ricorda Doru Martin, «l'operaio che di quel traffico rimase vittima, trovandosi a lavorare stock di bombolette spray esauste per il trattamento delle quali Agrideco non deteneva alcuna autorizzazione. Il Prc si vide allora attaccato pesantemente per avere denunciato queste stesse verità, ad opera di un gruppo di dipendenti Agrideco che difendevano l'azienda, da essa evidentemente manipolati: un episodio particolarmente doloroso per il nostro partito. Quanto ora emerge ripropone a tutti - conclude l'esponente del Prc - l'esigenza irrinunciabile di respingere i ricatti occupazionali dei padroni, per quanto difficile e faticoso sia: dietro tali ricatti stanno interessi antagonisti a quelli dei lavoratori, se non addirittura traffici inconfessabili come in questo caso».

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