Il Tirreno

Grosseto

AGGRESSIONE

Preso dopo ventiore di caccia

Federico Lazzotti
<strong>IN CASERMA.</strong> L’arrivo di Mohamed Chaffai, 28 anni, preso dopo 20 ore di caccia da parte dei carabinieri
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IN CASERMA. L’arrivo di Mohamed Chaffai, 28 anni, preso dopo 20 ore di caccia da parte dei carabinieri

Un saluto in arabo al rientro a casa avrebbe scatenato la lite tra i due coinquilini da cui è scaturita la zuffa e la successiva coltellata alla gola che ha ridotto in fin di vita Nayam Hady, 34 anni, marocchino, operato d'urgenza nella notte e ora ricoverato in prognosi riservata all'ospedale Misericordia. Un caffè al bar del paese ha invece tradito l'aggressore, Mohamed Chaffai, 28 anni, arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo con l'accusa di tentato omicidio e trasferito in serata nel carcere di via Saffi in attesa dell'udienza di convalida, anche se il sospettato avrebbe già ammesso le proprie responsabilità

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CAMPAGNATICO. Un saluto in arabo al rientro a casa avrebbe scatenato la lite tra i due coinquilini da cui è scaturita la zuffa e la successiva coltellata alla gola che ha ridotto in fin di vita Nayam Hady, 34 anni, marocchino, operato d'urgenza nella notte e ora ricoverato in prognosi riservata all'ospedale Misericordia. Un caffè al bar del paese ha invece tradito l'aggressore, Mohamed Chaffai, 28 anni, arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo con l'accusa di tentato omicidio e trasferito in serata nel carcere di via Saffi in attesa dell'udienza di convalida, anche se il sospettato avrebbe già ammesso le proprie responsabilità. È durata ventina di ore, dalle 18 di giovedì alle 14.40 di ieri, la caccia all'uomo nelle campagne dell'Arcille tra ruderi abbandonati, boschi e campi che ha visto impegnati una trentina di militari compreso un cane dell'unità cinofila.

L'aggressione. Sono circa le 18 di giovedì quando Moahmed Chaffai torna nell'appartamento di Villa Castellina, un casolare diviso su tre livelli che domina la vallata sopra l'Arcille. In una di queste case vive dallo scorso novembre un gruppo di tre marocchini. Moahmed si sarebbe aggiunto a loro solo da un paio di settimane in attesa di tornare in Patria. Anche lui, come la vittima, è irregolare in Italia e in questo periodo nessuno dei due pare stesse lavorando. In casa a quell'ora c'è Nayam e un altro inquilino. Secondo quello che hanno raccolto gli inquirenti Mohammed sarebbe entrato salutando con una frase in arabo. «Salam». «Ciao». L'altro avrebbe risposto in italiano. Da qui sarebbe scoppiata la lite. I due - ha raccontato l'unico testimone - si sono presi prima a brutte parole poi è volato qualche colpo proibito. «Mohamed a un certo punto - ha spiegato il terzo inquilino - ha preso un coltello che era sul tavolo e lo ha colpito alla gola». L'arma è stata trovata dai carabinieri della scientifica e sequestrata insieme a diverse bottiglie, cocci di vetro e indumenti sporchi di sangue.

Soccorsi. «Quando siamo arrivati - raccontano i soccorritori - abbiamo trovato il ferito nel giardino di casa, sdraiato faccia a terra. Con la mano si teneva il collo. Capiva quello che gli dicevano ma non riusciva a parlare». Dopo il ferimento e la fuga dell'aggressore è stato l'amico a chiamare il quarto inquilino, «quello che parla meglio l'italiano», facendo scattare i soccorsi. Quando la vittima è arrivata al Misericordia la prima diagnosi è drammatica: «recisione parziale di carotide e giugulare e l'emoglobina nel corpo appena sopra due». La vittima è praticamente dissanguata quando entra in sala operatoria. Chi lo opera fa una specie di miracolo della chirurgia. La vittima supera la notte e l'ultimo bollettino medico partito dal Misericordia è quasi incoraggiante. «Il paziente è ricoverato in Rianimazione ed è in prognosi riservata, ma ci sono buone possibilità che si possa salvare».

La caccia. Jeans e felpa dai colori vivace. In tasca un cellulare e pochi soldi. Per venti ore sono stati questi gli elementi in mano agli investigatori che erano sulle tracce del fuggitivo. I carabinieri della Compagnia di Arcidosso e gli uomini del nucleo investigativo hanno setacciato palmo a palmo i campi intorno al casolare dov'è avvenuto l'accoltellamento. «Un uomo in fuga - spiegava un militare - può percorre circa sei-sette chilometri all'ora». Per il fuggito però c'era un problema: nessuno dei suoi connazionali gli avrebbe dato accoglienza. «I questi casi - prosegue un investigatore - la comunità ti volta le spalle». Così Mohammed ha vagato intorno al casolare con il fiato sul collo dei militari e senza riuscire a trovare rifugio da nessuno.

La cattura. Sono le 14.30 quando il fuggitivo entra nel bar di Monica a Sant'Antonio, a meno di dieci chilometri dal luogo dell'aggressione avvenuta giovedì sera. Probabilmente pensava di non essere inseguito. «Ha ordinato un caffè al bancone - racconta la titolare - l'ha bevuto ed è uscito per strada». Fuori dal locale una delle macchine del nucleo investigativo stava facendo un'ispezione nella zona. «Quando il ragazzo è rientrato nel bar - racconta un testimone - aveva una pistola puntata addosso. Un carabiniere in borghese gli diceva di stare fermo. Lo ha buttato a terra e gli ha ripetuto che era in arresto per tentato omicidio».

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