Sicurezza
IL GIALLO
Cadavere senza nome, prova Dna
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OSPEDALE. Il Misericordia di GrossetoRimane senza nome il cadavere dell'uomo che le onde e le correnti marine hanno portato sugli scogli di Punta Avoltore all'Argentario. Il corpo, sfigurato, è nella stanza mortuaria dell'ospedale di Grosseto. Si tenta di risalire all'identità utilizzando anche l'esame del Dna
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PORTO S. STEFANO. Rimane senza nome il cadavere dell'uomo che le onde e le correnti marine hanno portato sugli scogli di Punta Avoltore all'Argentario. Il corpo, sfigurato, è nella stanza mortuaria dell'ospedale di Grosseto. Si tenta di risalire all'identità utilizzando anche l'esame del Dna.
La salma recuperata dalla motovedetta Cc 711 dell'arma dei Carabinieri di stanza a Porto S. Stefano, con l'assistenza della Guardia costiera, dopo essere stata sbarcata sul pontile del Valle del capoluogo dell'Argentario, è stata trasferita già sabato sera, per disposizioni impartite dall'autorità giudiziaria, all'obitorio dell'ospedale di Grosseto, dall'agenzia di pompe funebri Babbanini.
Da ieri i resti dell'uomo, sicuramente di razza bianca, restituiti dal mare, riposano in pace nella struttura sanitaria del capoluogo maremmano, ma oggi verrà assegnato l'incarico per effettuare l'autopsia per cercare di appurarne le cause che hanno provocato la morte. Un indizio che potrebbe permettere di risalire all'idendità è una cicatrice di 30 cm che ha sul fianco.
Certo che la permanenza in mare ha molto danneggiato il corpo; ha contribuito a renderlo poco riconoscibile anche il fatto che i marosi lo hanno ripetutamente sbattuto sugli scogli.
Svolgono le indagini per venire a capo dell'identità dell'annegato, i carabinieri di Porto S. Stefano che sicuramente avranno iniziato a scorrere la lista delle persone scomparse in questi ultimi mesi. I dati riferiti a qualcuna di queste persone insieme a qualche particolare segno fisico (come la cicatrice) potrebbe corrispondere alle caratteristiche del cadavere recuperato a Punta Avoltore dai carabinieri che hanno usato la loro motovedetta in quanto la scogliera in quel punto del promontorio è inaccessibile da terra.
In caso positivo sarebbe così possibile dare un nome al cadavere e restituirlo alla famiglia. Non è scluso che il Dna dell'uomo venga confrontato con quelli che esistono nella banca dati delle persone scomparse. (r.w.)
La salma recuperata dalla motovedetta Cc 711 dell'arma dei Carabinieri di stanza a Porto S. Stefano, con l'assistenza della Guardia costiera, dopo essere stata sbarcata sul pontile del Valle del capoluogo dell'Argentario, è stata trasferita già sabato sera, per disposizioni impartite dall'autorità giudiziaria, all'obitorio dell'ospedale di Grosseto, dall'agenzia di pompe funebri Babbanini.
Da ieri i resti dell'uomo, sicuramente di razza bianca, restituiti dal mare, riposano in pace nella struttura sanitaria del capoluogo maremmano, ma oggi verrà assegnato l'incarico per effettuare l'autopsia per cercare di appurarne le cause che hanno provocato la morte. Un indizio che potrebbe permettere di risalire all'idendità è una cicatrice di 30 cm che ha sul fianco.
Certo che la permanenza in mare ha molto danneggiato il corpo; ha contribuito a renderlo poco riconoscibile anche il fatto che i marosi lo hanno ripetutamente sbattuto sugli scogli.
Svolgono le indagini per venire a capo dell'identità dell'annegato, i carabinieri di Porto S. Stefano che sicuramente avranno iniziato a scorrere la lista delle persone scomparse in questi ultimi mesi. I dati riferiti a qualcuna di queste persone insieme a qualche particolare segno fisico (come la cicatrice) potrebbe corrispondere alle caratteristiche del cadavere recuperato a Punta Avoltore dai carabinieri che hanno usato la loro motovedetta in quanto la scogliera in quel punto del promontorio è inaccessibile da terra.
In caso positivo sarebbe così possibile dare un nome al cadavere e restituirlo alla famiglia. Non è scluso che il Dna dell'uomo venga confrontato con quelli che esistono nella banca dati delle persone scomparse. (r.w.)
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