La protesta
FIORI D’ARANCIO: LUCI E OMBRE
Amica sudamericana lo sposama lui... non lo sa
Elisabetta Giorgi
Il furto d'identità ha tanti volti. Spesso si sente parlare di multe prese in luoghi dove non siamo mai stati o di soldi ritirati da bancomat di città a noi sconosciute. C'è chi si trova scippato della propria carta (clonata), o dei dati dell'auto carpiti da moderni pirati che fanno cose in nome e per conto nostro. E ce ne accorgiamo tardi
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GROSSETO. Il furto d'identità ha tanti volti. Spesso si sente parlare di multe prese in luoghi dove non siamo mai stati o di soldi ritirati da bancomat di città a noi sconosciute. C'è chi si trova scippato della propria carta (clonata), o dei dati dell'auto carpiti da moderni pirati che fanno cose in nome e per conto nostro. E ce ne accorgiamo tardi, quando arrivano a casa i salassi. Ma c'è sempre qualcosa di più fantasioso da trafugare: per esempio uno "stato civile" utile a ottenere la cittadinanza italiana.
Francesco (nome di fantasia), grossetano, si è ritrovato marito senza saperlo. Una situazione kafkiana che lo vede sposato in Centro America nell'inverno del 2008. Ma lui è celibe e là non è mai stato. Quando lo scopre cade dalle nuvole. Il matrimonio è certificato dall'ufficio dello stato civile di una città centroamericana e da quello di Grosseto che in buona fede, alla voce "coniugato", ha messo una bella crocetta. Intanto la moglie è diventata italiana a tutti gli effetti, e la Maremma si è conquistata il suo bel posto al sole nell'olimpo dei matrimoni truffaldini, inventati ad arte da extracomunitari in cerca di cittadinanza facile. Un vero business per il mercato dell'immigrazione clandestina che, con le ultime restrizioni dettate dal governo, affina la fantasia. Se è difficile sposare un italiano per avere la cittadinanza (o ci vuole del tempo), ci si può inventare direttamente il matrimonio. È più facile e rapido: basta una firma falsa e la compiacenza di qualche burocrate locale, specie nei Paesi dove regole e formalità sono meno rigide.
La storia in questione inizia da una corrispondenza "di penna". Francesco e Anna (anche lei nome di fantasia) si sono conosciuti su internet, amici a distanza. Un giorno lei viene in Italia, si conoscono, si frequentano e lei riparte. Un giorno casualmente, quando lui deve sbrigare una pratica, alla domanda sullo "stato civile" Francesco risponde "celibe" ma gli accertamenti dicono il contrario: e cioè che l'anno precedente aveva pronunciato di fronte all'ufficiale dello stato civile della città straniera il fatidico "sì" con quella ragazza appena conosciuta. Un atrimonio impossibile, perché lui non si è mai sposato. Non è nemmeno fidanzato, e come dimostra il passaporto non è mai volato in paesi extracomunitari. Il giovane va da un legale a denunciare il tutto. L'avvocato prova la a cancellare l'atto di matrimonio all'ufficio dello Stato civile grossetano, ma non risulta una strada facilmente praticabile. Intanto parte la segnalazione in Procura che apre il procedimento giudiziale a carico di lei. I reati contestati sono due: la ragazza avrebbe partecipato alla costituzione di un atto falso in Sud America, forse in combutta con un ufficiale del luogo; e ha indotto in errore l'ufficiale dello stato civile di Grosseto, perché quando è venuta in Italia per conoscere il suo amico di penna, ha fatto annotare un atto falso. Nel procedimento a suo carico la ragazza patteggia la pena di 10 mesi di reclusione (sospesa), mentre l'atto di matrimonio viene dichiarato falso e finalmente cancellato. La decisione del giudice arriva a giugno. Per un anno e mezzo Francesco è stato sposato senza saperlo, ma ora si è riappropriato del suo celibato e finalmente può guardare al futuro.
Francesco (nome di fantasia), grossetano, si è ritrovato marito senza saperlo. Una situazione kafkiana che lo vede sposato in Centro America nell'inverno del 2008. Ma lui è celibe e là non è mai stato. Quando lo scopre cade dalle nuvole. Il matrimonio è certificato dall'ufficio dello stato civile di una città centroamericana e da quello di Grosseto che in buona fede, alla voce "coniugato", ha messo una bella crocetta. Intanto la moglie è diventata italiana a tutti gli effetti, e la Maremma si è conquistata il suo bel posto al sole nell'olimpo dei matrimoni truffaldini, inventati ad arte da extracomunitari in cerca di cittadinanza facile. Un vero business per il mercato dell'immigrazione clandestina che, con le ultime restrizioni dettate dal governo, affina la fantasia. Se è difficile sposare un italiano per avere la cittadinanza (o ci vuole del tempo), ci si può inventare direttamente il matrimonio. È più facile e rapido: basta una firma falsa e la compiacenza di qualche burocrate locale, specie nei Paesi dove regole e formalità sono meno rigide.
La storia in questione inizia da una corrispondenza "di penna". Francesco e Anna (anche lei nome di fantasia) si sono conosciuti su internet, amici a distanza. Un giorno lei viene in Italia, si conoscono, si frequentano e lei riparte. Un giorno casualmente, quando lui deve sbrigare una pratica, alla domanda sullo "stato civile" Francesco risponde "celibe" ma gli accertamenti dicono il contrario: e cioè che l'anno precedente aveva pronunciato di fronte all'ufficiale dello stato civile della città straniera il fatidico "sì" con quella ragazza appena conosciuta. Un atrimonio impossibile, perché lui non si è mai sposato. Non è nemmeno fidanzato, e come dimostra il passaporto non è mai volato in paesi extracomunitari. Il giovane va da un legale a denunciare il tutto. L'avvocato prova la a cancellare l'atto di matrimonio all'ufficio dello Stato civile grossetano, ma non risulta una strada facilmente praticabile. Intanto parte la segnalazione in Procura che apre il procedimento giudiziale a carico di lei. I reati contestati sono due: la ragazza avrebbe partecipato alla costituzione di un atto falso in Sud America, forse in combutta con un ufficiale del luogo; e ha indotto in errore l'ufficiale dello stato civile di Grosseto, perché quando è venuta in Italia per conoscere il suo amico di penna, ha fatto annotare un atto falso. Nel procedimento a suo carico la ragazza patteggia la pena di 10 mesi di reclusione (sospesa), mentre l'atto di matrimonio viene dichiarato falso e finalmente cancellato. La decisione del giudice arriva a giugno. Per un anno e mezzo Francesco è stato sposato senza saperlo, ma ora si è riappropriato del suo celibato e finalmente può guardare al futuro.
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