Il Tirreno

Grosseto

DOPO IL TERREMOTO DI HAITI

Tra le macerie a caccia dei familiari

Francesca Ferri
Tra le macerie a caccia dei familiari

Un oceano divide Grosseto da Haiti, ma lo stato caraibico non è mai stato così vicino alla Maremma come in queste ore. Tutta la città, infatti, vive con il fiato sospeso, stretta intorno a Lacroix MacKanson, haitiano di nascita ma grossetano d'adozione. La sua famiglia d'origine vive sull'isola colpita dal terremoto e adesso lui è andato a casa per cercarla

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GROSSETO. Un oceano divide Grosseto da Haiti, ma lo stato caraibico non è mai stato così vicino alla Maremma come in queste ore. Tutta la città, infatti, vive con il fiato sospeso, stretta intorno a Lacroix MacKanson, haitiano di nascita ma grossetano d'adozione. La sua famiglia d'origine vive sull'isola colpita dal terremoto e adesso lui è andato a casa per cercarla.

Lacroix, un bel ragazzo di 29 anni, è arrivato a Grosseto nel 2006 a fianco della neosposa Annalisa Feoli, 36 anni, impiegata del Comune di Grosseto. I due si erano conosciuti durante una vacanza della donna a Hispaniola, l'isola caraibica che lo stato di Haiti divide con la Repubblica di Santo Domingo. Lui lavorava nel settore alberghiero, lei era in vacanza con un'amica. Ed è stato amore a prima vista.

«Cinque anni fa - spiega il signor Claudio Feoli, babbo di Annalisa - si sono sposati proprio ad Haiti, dove abbiamo conosciuto la famiglia di Lacroix. Poi si sono trasferiti qui a Grosseto».

Lei ha ripreso il suo impiego in Comune, lui - che parla quattro lingue - non ha avuto difficoltà a trovare lavoro nel suo settore ed è stato assunto all'Argentario Golf Resort di Porto Ercole. Il 28 dicembre di due anni fa è nata Emilie, un batuffolo tenerissimo dalla pelle ambrata, gli occhioni neri e i capelli riccioli che rimandano al sole e ai colori dei Caraibi.

«È la nostra ragione di vita - spiega nonno Claudio - e, ora che io e mia moglie Miranda siamo entrambi pensionati, non facciamo fatica a fare i nonni a tempo pieno. La nostra casa è sempre piena di sole quando c'è la bambina, anche in questi momenti bui».

Il disastroso terremoto che ha colpito Haiti otto giorni fa, infatti, ha gettato nell'angoscia casa MacKanson: le immagini della distruzione nella loro casa hanno fatto più effetto che altrove.

«Nostro genero - spiega il signor Claudio - non ha avuto notizie della sua famiglia per giorni perché tutte le comunicazioni erano interrotte».

Padre, madre, tre sorelle e due fratelli di Lacroix vivono vicino all'aeroporto della capitale. «E sebbene siano lontano dall'epicentro del sisma - continua il signor Feoli - con le immagini agghiaccianti viste in tv e le notizie di morte, saccheggi e violenze, abbiamo vissuto giorni d'inferno». Lacroix è rimasto per giorni in contatto costante con la Farnesina, ma da Haiti nessuna notizia.

«Finalmente - prosegue Claudio - una sua cugina che vive negli Stati Uniti è riuscita a mettersi in contatto con la famiglia ad Haiti tramite il telefono satellitare e ci ha subito chiamati. Erano tutti salvi perché sono riusciti a fuggire in tempo da casa».

La gioia per la notizia più attesa, però, è durata poco. «Adesso vivono in strada - prosegue Feoli - perché l'abitazione è inagibile. Non hanno da mangiare e non hanno assistenza, come la maggior parte degli haitiani».

Già prima del terremoto Haiti era lo stato più povero delle Americhe. «Nostro genero - continua Claudio - non ha mai mancato di aiutare la famiglia e, quando ha saputo della nuova emergenza, ha deciso di partire subito per i Caraibi.

Una telefonata al ministero degli Esteri per avvertire della sua partenza e, lunedì scorso in mattinata, è volato a Santo Domingo, anticipando il biglietto prenotato per il 1º febbraio.

«Tra l'altro - aggiunge con amarezza Feoli - in una situazione come questa la compagnia aerea Iberia ha avuto il coraggio di fargli pagare 400 euro in più per cambiare la data...».

A Santo Domingo Lacroix ha affittato un'auto, comprato dei viveri e, dopo essere passato dall'ambasciata italiana, è partito da solo per Port-au-Prince, distante 6-7 ore di macchina.

«I trasporti sono molto difficili perché manca il carburante - continua Claudio - e, prima di partire per Haiti, ci ha telefonato per l'ultima volta e ci ha raccontato che doveva nascondere le due valigie di viveri che aveva con sé, per paura che qualche disperato gliele rubasse. Poi, da ieri (martedì scorso per chi legge, ndc), raggiunta Port-au-Prince non lo abbiamo più sentito».

Le notizie che arrivano da Haiti non sono confortanti. Un'altra forte scossa ha colpito l'isola ieri. Ma Lacroix tornerà non prima di un mese. «Il biglietto di ritorno è fissato per il 3 marzo - spiega il signor Claudio - e intanto noi cerchiamo di riprendere la nostra vita normale, grazie anche alla gara di solidarietà dei colleghi e degli amici sia di Annalisa che di Lacroix. Un gesto incredibile che davvero non ci aspettavamo». E, come loro, tutta la città si stringe intorno a questa famiglia e alla piccola Emilie, augurandole di poter riabbracciare al più presto il babbo, i nonni e gli zii paterni.

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