La manifestazione
LA GUERRA DEI RUMORI
Lettere minatorie al bar Nirvana
Francesca Ferri
◗
TITOLARE BAR NIRVANA La signora Catia Betti preoccupata dopo le lettere minatorieQuesta volta non ha trovato bicchieri rotti e bottiglie abbandonate. Questa volta c'era qualcosa di molto più preoccupante dei segni delle bevute e dei bagordi dei clienti. Nella cassetta della posta Catia Betti, titolare del caffè Nirvana in via Montanara nel centro storico di Grosseto, ha trovato una busta inviata proprio a lei
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Questa volta non ha trovato bicchieri rotti e bottiglie abbandonate. Questa volta c'era qualcosa di molto più preoccupante dei segni delle bevute e dei bagordi dei clienti. Nella cassetta della posta Catia Betti, titolare del caffè Nirvana in via Montanara nel centro storico di Grosseto, ha trovato una busta inviata proprio a lei, alla "sig.ra Catia Betti" come si legge nella grafia in stampatello, con all'interno due fogli pieni di insulti.
«Una lettera minatoria - spiega la signora Betti - che mi ha gettata nell'angoscia e mi ha fatto venire ancora più rabbia». Il locale, dove lavorano i suoi due figli, da un paio di settimane è balzato alle cronache per la ressa di clienti che fanno baccano la sera in strada e hanno scatenato le ire dei residenti in quella che è stata definita la nuova guerra dei rumori.
Esattamente una settimana fa via Montanara e via Garibaldi si sono trasformate in un vero e proprio far west, una guerriglia urbana tra clienti in strada e residenti a colpi di bottiglie lanciate fino ai primi piani dei palazzi e secchiate d'acqua e vasi da fiori che venivano giù.
L'indomani i residenti hanno presentato un esposto al sindaco, che ha promesso controlli e pugno duro. Ma già il sabato successivo via Montanara è tornata nel mirino: nuovi tafferugli e una vetrina spaccata. I gestori degli altri locali e le famiglie che abitano in quelle vie hanno puntato il dito contro il locale di via Montanara per le bevute a prezzi stracciati che attirano una clientela di esagitati.
La signora Betti aveva respinto le accuse. «Ma il clima di ostilità nei miei confronti - aveva spiegato l'indomani - è palpabile. Mi hanno detto che sono persona non gradita». E mercoledì qualcuno lo ha messo nero su bianco e si è spinto oltre. Nella busta recapitata al civico 3 di via Montanara c'erano due fogli, due stampe dai siti internet "Lexambiente" e "Piemmenews" che riportano la sentenza della Cassazione 16686 del marzo 2003. Una sentenza che dice che se i clienti di un locale notturno fanno baccano fuori dalla porta la responsabilità è dei gestori.
In uno dei fogli le parti in cui sono riportate le parole «responsabilità gestore esercizio» sono sottolineate e accanto c'è scritto «Capito...» accompagnato da appellativi offensivi e punti esclamativi. Nell'altro la scritta è ancora più inquietante: «Attenta!!» e il solito sgradevolissimo insulto.
«Ma attenta a cosa? - si chiede la signora Catia -. Io sono qui solo per lavorare, ho una regolare licenza, mi hanno fatto ogni genere di controllo e non è mai venuto a galla niente. Sabato ho avuto 4 agenti della Municipale in borghese dentro il locale, pattuglia della polizia e volante dei carabinieri fuori e un militare che, alla porta, chiedeva a tutti i documenti. Un ragazzo che non aveva dietro la carta d'identità, ma che voleva solo un caffè, è stato allontanato. Se continua così i clienti scapperanno e io sono rovinata».
Ricevuta la lettera, la signora Betti ha subito chiamato la polizia e ha presentato denuncia. L'originale è ora in mano agli inquirenti ai quali, di sicuro, non sarà sfuggito un particolare quanto meno curioso. In calce ai fogli è riportata la data in cui sono stati stampati che, singolarmente, risale al 16/9/2006. Gli ignoti autori, insomma, l'avrebbero stampata 3 anni fa, oppure l'hanno recuperata da qualcuno che l'aveva conservata. Un altro giallo da risolvere.
«Una lettera minatoria - spiega la signora Betti - che mi ha gettata nell'angoscia e mi ha fatto venire ancora più rabbia». Il locale, dove lavorano i suoi due figli, da un paio di settimane è balzato alle cronache per la ressa di clienti che fanno baccano la sera in strada e hanno scatenato le ire dei residenti in quella che è stata definita la nuova guerra dei rumori.
Esattamente una settimana fa via Montanara e via Garibaldi si sono trasformate in un vero e proprio far west, una guerriglia urbana tra clienti in strada e residenti a colpi di bottiglie lanciate fino ai primi piani dei palazzi e secchiate d'acqua e vasi da fiori che venivano giù.
L'indomani i residenti hanno presentato un esposto al sindaco, che ha promesso controlli e pugno duro. Ma già il sabato successivo via Montanara è tornata nel mirino: nuovi tafferugli e una vetrina spaccata. I gestori degli altri locali e le famiglie che abitano in quelle vie hanno puntato il dito contro il locale di via Montanara per le bevute a prezzi stracciati che attirano una clientela di esagitati.
La signora Betti aveva respinto le accuse. «Ma il clima di ostilità nei miei confronti - aveva spiegato l'indomani - è palpabile. Mi hanno detto che sono persona non gradita». E mercoledì qualcuno lo ha messo nero su bianco e si è spinto oltre. Nella busta recapitata al civico 3 di via Montanara c'erano due fogli, due stampe dai siti internet "Lexambiente" e "Piemmenews" che riportano la sentenza della Cassazione 16686 del marzo 2003. Una sentenza che dice che se i clienti di un locale notturno fanno baccano fuori dalla porta la responsabilità è dei gestori.
In uno dei fogli le parti in cui sono riportate le parole «responsabilità gestore esercizio» sono sottolineate e accanto c'è scritto «Capito...» accompagnato da appellativi offensivi e punti esclamativi. Nell'altro la scritta è ancora più inquietante: «Attenta!!» e il solito sgradevolissimo insulto.
«Ma attenta a cosa? - si chiede la signora Catia -. Io sono qui solo per lavorare, ho una regolare licenza, mi hanno fatto ogni genere di controllo e non è mai venuto a galla niente. Sabato ho avuto 4 agenti della Municipale in borghese dentro il locale, pattuglia della polizia e volante dei carabinieri fuori e un militare che, alla porta, chiedeva a tutti i documenti. Un ragazzo che non aveva dietro la carta d'identità, ma che voleva solo un caffè, è stato allontanato. Se continua così i clienti scapperanno e io sono rovinata».
Ricevuta la lettera, la signora Betti ha subito chiamato la polizia e ha presentato denuncia. L'originale è ora in mano agli inquirenti ai quali, di sicuro, non sarà sfuggito un particolare quanto meno curioso. In calce ai fogli è riportata la data in cui sono stati stampati che, singolarmente, risale al 16/9/2006. Gli ignoti autori, insomma, l'avrebbero stampata 3 anni fa, oppure l'hanno recuperata da qualcuno che l'aveva conservata. Un altro giallo da risolvere.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
