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Focolaio di scabbia all'ospedale

(gf)
<strong>OSPEDALE. </strong>Il nosocomio di Orbetello e il dottor Riccardo Sirna
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OSPEDALE. Il nosocomio di Orbetello e il dottor Riccardo Sirna

Focolaio di scabbia all'ospedale di Orbetello. Dopo il ricovero di una donna, circa un mese e mezzo fa, alla quale non è stata diagnosticata subito la malattia parassitaria, peraltro difficilissima da individuare finché non si manifesta, ci sono stati altri contagiati, otto in tutto, alcuni dei quali anche fra addetti dell'ospedale stesso

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ORBETELLO. Focolaio di scabbia all'ospedale di Orbetello. Dopo il ricovero di una donna, circa un mese e mezzo fa, alla quale non è stata diagnosticata subito la malattia parassitaria, peraltro difficilissima da individuare finché non si manifesta, ci sono stati altri contagiati, otto in tutto, alcuni dei quali anche fra addetti dell'ospedale stesso. A denunciare la vicenda è il figlio della donna, ma l'intera vicenda è confermata anche dal medico curante della famiglia.
L'Asl 9 al momento non conferma l'esistenza di altri contagiati fra i sanitari dell'ospedale ma, al tempo stesso, chiarisce che la malattia è ormai facilmente curabile in pochi giorni di applicazione di pomate specifiche e che non c'è alcun motivo di allarme. La diagnosi, peraltro, è quasi impossibile da fare nei primi giorni in cui i microscopici acari, responsabili della malattia, infestano il corpo.

La denuncia. Giunge direttamente dal figlio della donna che avrebbe portato la malattia in ospedale. «A mia madre - dice Mauro Fioramanti, di Orbetello -, ricoverata oltre un mese e mezzo fa per un'altra patologia, non è stata diagnosticata la scabbia. Se ne sono accorti solo parecchi giorni dopo, la mattina di Befana quando, in preda a un prurito insopportabile e con ferite dove si grattava, l'abbiamo fatta ricoverare a Grosseto. È venuta l'ambulanza e l'hanno portata direttamente a dermatologia, dove medici e sanitari hanno capito subito di cosa si trattava. Il risultato? Anche mio padre l'ha presa e io e mio fratello siamo a rischio. Inoltre ci sono casi anche fra i sanitari dell'ospedale». Adesso la donna e il marito sono sotto terapia, ma non mancano le difficoltà dovute ad alcune precauzioni ambientali, come il lavaggio delle lenzuola ogni giorno ad alta temperatura e l'attenzione al contatto con oggetti toccati dalla signora.

Il medico. «Purtroppo - racconta il medico curante della donna - all'inizio non è facile capire che si tratta di scabbia. E mi rendo conto che nessuno, in assenza di sintomi, poteva immaginare che una donna anziana avesse questa malattia. Certo è che tutto il nucleo familiare della signora è stato infestato, a partire dal marito che ha dormito con lei. In pochi giorni, comunque, le cose dovrebbero andare a posto. Della vicenda, com'è prassi in questi casi, è stato interessato anche l'ufficio d'igiene, per le normali precauzioni da prendere in questi casi. Anche se non è più una malattia pericolosa, è comunque assai contagiosa».

L'Asl. In attesa dei riscontri sulle cartelle cliniche della donna, possibili solo domattina, l'Azienda sanitaria tende comunque a smorzare i toni, chiarendo che la scabbia, a dispetto del nome che suscita una certa paura, è ormai una malattia "normale" e che si cura in fretta. A spiegarlo è il primario di dermatologia, dottor Riccardo Sirna: «Il problema della scabbia è che tende a manifestari parecchi giorni dopo rispetto all'arrivo del parassita nel corpo. A volte anche un mese, un mese e mezzo dopo. E i parassiti non "abitano" il corpo in modo diffuso, ma si annidano solo in alcune zone. Impossibile, in assenza di sintomi e ad occhio nudo, fare una diagnosi esatta. Serve il microscopio. E serve un prelievo di pelle nel punto giusto». Si tratta, comunque, di una malattia contagiosa. «Si trasmette per contatto diretto, dormendo nello stesso letto o sulla stessa poltrona. Serve una prevenzione ambientale, oltre che personale. E deve prendere precauzioni chi cura un infetto. Ma, sia chiaro, a un malato di scabbia io stringo tranquillamente la mano. E poi è una malattia che si cura in fretta: in due o tre giorni di applicazione di pomata se ne va. Più a lungo resta solo il prurito, almeno finché la pelle non si cambia da sola».

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