Sicurezza
TENTATO OMICIDIO A MARRUCHETO
Massacrato a colpi di pala, tre sospettati
Federico Lazzotti
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L’AGGRESSIONE. È avvenuta in questo piazzale all’interno del deposito di Autosoccorso lungo la CastiglioneseL'hanno trovato sotto la pioggia, accasciato in una pozza di sangue vicino al cancello della sua casa-deposito, con la testa spaccata probabilmente a colpi di pala, i vestiti intrisi di acqua e liquido cerebrale e le chiavi di casa vicino a sé. Il mistero della Befana inizia mezzora dopo la mezzanotte in via Marrucheto nella campagna che guarda la Castiglionese
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GROSSETO. L'hanno trovato sotto la pioggia, accasciato in una pozza di sangue vicino al cancello della sua casa-deposito, con la testa spaccata probabilmente a colpi di pala, i vestiti intrisi di acqua e liquido cerebrale e le chiavi di casa vicino a sé.
Il mistero della Befana inizia mezzora dopo la mezzanotte in via Marrucheto nella campagna che guarda la Castiglionese, appena fuori Grosseto, quando al 118 arriva la telefonata della compagna della vittima e a distanza di 36 ore non è ancora risolto, nonostante la polizia sospetti di tre persone: la stessa donna e due suoi amici, tutti e tre rumeni, rispettivamente di 42, 32 e 30 anni, che potrebbero rispondere a breve di concorso in tentato omicidio.
La vittima dell'aggressione, Roberto Marzocchi, 58 anni, titolare dell'omonimo autosoccorso Pronto Marzocchi e del deposito in cui finiscono le macchine sequestrate, è invece ricoverato in fin di vita al policlinico Le Scotte di Siena dove è stato trasferito nel primo pomeriggio di ieri a bordo dell'elisoccorso Pegaso. La cartella clinica parla di zigomo e setto nasale rotti ma soprattutto lesioni cerebrali che costretto i medici a mantenerlo in coma farmacologico.
In mezzo al giallo di Marrucheto ci sono la presunta messa in scena di una rapina, un precedente inquietante: la vittima era stata già aggredita a settembre. E ancora un testimone che ha incrinato il racconto della compagna e diversi alibi che non convincono gli investigatori coordinati dal pubblico ministero Giuseppe Coniglio. Mentre non è ancora stata trovata l'arma.
Quando l'altra notte gli uomini della polizia sono arrivati al deposito dove Marzocchi ha sistemato due container prefabbricati e un camper, hanno trovato la compagna dell'uomo sotto choc e con un tasso alcolemico superiore a quello consentito a chi si mette alla guida: in un primo momento è rimasta in silenzio, poi ha raccontato agli investigatori che lei e il titolare dell'auto soccorso erano stati rapinati.
«Quando siamo tornati a casa - ha detto - Roberto si è attardato nel piazzale mentre io sono entrata a casa e sono stata aggredita da due sconosciuti con il volto coperto da un cappuccio che hanno rubato la borsa con 400 euro e gioielli. Quando sono uscita l'ho trovato in fin di vita e sono corsa all'agriturismo per chiedere aiuto».
In questo racconto ci sarebbero però dei vuoti, dei buchi neri pieni di dubbi su cui gli inquirenti stanno cercando di fare luce. Il primo riguarda il ritrovamento della borsa di cui la donna sarebbe stata derubata e che invece gli investigatori hanno ritrovato in uno dei due prefabbricati. È da questo particolare che la sua posizione avrebbe iniziato a scricchiolare.
Durante le indagini, poi, gli agenti avrebbero rintracciato un amico della donna che ha messo a verbale che un terzo uomo, il rumeno di 32 anni, avrebbe passato la serata con la quarantaduenne prima di riaccompagnarla alla casa deposito dove la aspettava Marzocchi. Non è escluso che il carrozziere abbia atteso l'amica e quando è arrivata accompagnata da un estraneo si sia arrabbiato. Magari sono volate parole grosse. È possibile che a questo punto possa essere scoppiata la colluttazione tra i due? Secondo gli investigatori della scientifica che per tutta la notte hanno effettuato i rilievi intorno alla proprietà, l'aggressione dovrebbe essere avvenuta davanti alla porta del prefabbricato. Che cosa è successo dopo? Forse la vittima si è trascinato fino al cancello prima di accasciarsi e perdere conoscenza. Tutte ipotesi che gli investigatori stanno verificando. «Per adesso - ripete fino tarda serata il capo della squadra mobile Patrizio Canale Parola - non ci sono fermi». Ma tre persone sospettate e ancora tanti dubbi da sciogliere per risolvere il giallo della Befana a Marrucheto.
Il mistero della Befana inizia mezzora dopo la mezzanotte in via Marrucheto nella campagna che guarda la Castiglionese, appena fuori Grosseto, quando al 118 arriva la telefonata della compagna della vittima e a distanza di 36 ore non è ancora risolto, nonostante la polizia sospetti di tre persone: la stessa donna e due suoi amici, tutti e tre rumeni, rispettivamente di 42, 32 e 30 anni, che potrebbero rispondere a breve di concorso in tentato omicidio.
La vittima dell'aggressione, Roberto Marzocchi, 58 anni, titolare dell'omonimo autosoccorso Pronto Marzocchi e del deposito in cui finiscono le macchine sequestrate, è invece ricoverato in fin di vita al policlinico Le Scotte di Siena dove è stato trasferito nel primo pomeriggio di ieri a bordo dell'elisoccorso Pegaso. La cartella clinica parla di zigomo e setto nasale rotti ma soprattutto lesioni cerebrali che costretto i medici a mantenerlo in coma farmacologico.
In mezzo al giallo di Marrucheto ci sono la presunta messa in scena di una rapina, un precedente inquietante: la vittima era stata già aggredita a settembre. E ancora un testimone che ha incrinato il racconto della compagna e diversi alibi che non convincono gli investigatori coordinati dal pubblico ministero Giuseppe Coniglio. Mentre non è ancora stata trovata l'arma.
Quando l'altra notte gli uomini della polizia sono arrivati al deposito dove Marzocchi ha sistemato due container prefabbricati e un camper, hanno trovato la compagna dell'uomo sotto choc e con un tasso alcolemico superiore a quello consentito a chi si mette alla guida: in un primo momento è rimasta in silenzio, poi ha raccontato agli investigatori che lei e il titolare dell'auto soccorso erano stati rapinati.
«Quando siamo tornati a casa - ha detto - Roberto si è attardato nel piazzale mentre io sono entrata a casa e sono stata aggredita da due sconosciuti con il volto coperto da un cappuccio che hanno rubato la borsa con 400 euro e gioielli. Quando sono uscita l'ho trovato in fin di vita e sono corsa all'agriturismo per chiedere aiuto».
In questo racconto ci sarebbero però dei vuoti, dei buchi neri pieni di dubbi su cui gli inquirenti stanno cercando di fare luce. Il primo riguarda il ritrovamento della borsa di cui la donna sarebbe stata derubata e che invece gli investigatori hanno ritrovato in uno dei due prefabbricati. È da questo particolare che la sua posizione avrebbe iniziato a scricchiolare.
Durante le indagini, poi, gli agenti avrebbero rintracciato un amico della donna che ha messo a verbale che un terzo uomo, il rumeno di 32 anni, avrebbe passato la serata con la quarantaduenne prima di riaccompagnarla alla casa deposito dove la aspettava Marzocchi. Non è escluso che il carrozziere abbia atteso l'amica e quando è arrivata accompagnata da un estraneo si sia arrabbiato. Magari sono volate parole grosse. È possibile che a questo punto possa essere scoppiata la colluttazione tra i due? Secondo gli investigatori della scientifica che per tutta la notte hanno effettuato i rilievi intorno alla proprietà, l'aggressione dovrebbe essere avvenuta davanti alla porta del prefabbricato. Che cosa è successo dopo? Forse la vittima si è trascinato fino al cancello prima di accasciarsi e perdere conoscenza. Tutte ipotesi che gli investigatori stanno verificando. «Per adesso - ripete fino tarda serata il capo della squadra mobile Patrizio Canale Parola - non ci sono fermi». Ma tre persone sospettate e ancora tanti dubbi da sciogliere per risolvere il giallo della Befana a Marrucheto.
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