Grosseto indagati per truffa
Tra gli indagati 5 avvocati e 6 medici
Federico Lazzotti
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PM. Stefano PizzaCertificati allungati o addirittura inventati. Incidenti pilotati e perizie di parte accomodanti, che sarebbero state eseguite da infermieri collaborativi e firmate da medici del reparto di Ortopedia che poi avrebbero passato le pratiche a studi infortunistici e avvocati che si occupavano di far liquidare la vittima
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GROSSETO. Certificati allungati o addirittura inventati. Incidenti pilotati e perizie di parte accomodanti, che sarebbero state eseguite da infermieri collaborativi e firmate da medici del reparto di Ortopedia che poi avrebbero passato le pratiche a studi infortunistici e avvocati che si occupavano di far liquidare la vittima. «Un sistema a cascata», lo descrive chi ha avuto accesso agli atti. È su questa ipotesi di reato che starebbero lavorando gli investigatori della polizia giudiziaria coordinati dal pubblico ministero Stefano Pizza nella maxi inchiesta sulle presunte truffe sugli incidenti stradali in Maremma.
Associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alla frode. E ancora peculato e falso. Sono questi i reati ipotizzati per la sessantina di persone coinvolte nell'indagine a cui la polizia giudiziaria della Polstrada lavora da un anno e mezzo.
Le perquisizioni dell'altro ieri hanno riguardato studi e abitazioni di cinque avvocati (quattro a Grosseto e uno a Roma), sei medici, sei infermieri, due pubblici ufficiali, i titolari di tre carrozzerie. E ancora cinque studi infortunistici (quattro a Grosseto e uno a Pitigliano), i quattro ospedali della provincia e tre studi medici.
Ricostruire la presunta maxi-truffa degli incidenti stradali inventati o gonfiati attraverso la mappa delle perquisizioni della polizia giudiziaria, vuol dire fare il giro della Maremma per poi trovarsi al quinto piano della Questura. È in questa stanza di una trentina di metri quadrati che sono stati sistemati una settantina di computer e poi fascicoli, perizie, penne usb e documenti raccolti durante il centinaio di perquisizioni eseguite tra le 8 di giovedì mattina e le 20 di sera da oltre cento agenti arrivati da mezza Toscana.
«Ci vorranno settimane - spiegano gli investigatori - per esaminare tutto questo materiale». Sarà necessario comparare i certificati dei medici con le richieste di liquidazione, gli incidenti veri o presunti con le richieste di rimborso. E così via. Un lavoro che presumibilmente sarà svolto anche dalla polizia postale. Gli inquirenti confidano che da questi riscontri si rafforzi l'ipotesi accusatoria rendendo più chiari i collegamenti e i ruoli di questo presunto «cartello dei certificati».
Dalle perquisizioni emerge un fulcro, Grosseto, e due sedi distaccate: Pitigliano e Orbetello, mentre è ancora incerto il ruolo dell'avvocato romano. A Grosseto, oltre agli studi dei quattro legali visitati, quello di Simone Borghetti, Stefano Severi, Gabriele Valassina e Antonio Senatore che ha ripetuto che si tratta di «accuse infondate», gli agenti sono stati in tre carrozzerie e quattro studi infortunistici (Verde, Mangoni, Banchi e Feri e non come scritto ieri all'agenzia di pratiche infortunistiche ndr). E ancora tre studi medici: Salus, Ippocrate e Pegaso dove «la breve perquisizione - spiega il direttore della struttura - ha riguardato una sola stanza che viene data in affitto a vari medici liberi professionisti, per lo svolgimento della loro attività libero professionale. Per quanto riguarda le attività direttamente gestite dalla Pegaso - prosegue - nulla è stato richiesto o tantomeno sottoposto ad indagine, essendo il Centro Medico Pegaso del tutto estraneo ad ogni e qualsiasi fatto» contestato dalla magistratura.
Le altre perquisizioni hanno riguardato l'ambito ospedaliero e in particolare gli uffici di sei medici tra Orbetello e Grosseto e le loro abitazioni. Si tratta di Giuseppe Retali, Francesco Bozzi, Massimo Setti, Angelo Cavero, Dario Pietrobono e Giovanni Baldi.
Infine sono stati sei gli infermieri che hanno visto bussare alla porta uomini in divisa, tre a Grosseto e altri tre a Orbetello. E il ruolo dei pubblici ufficiali: un carabiniere e un vigile urbano? Avrebbero consigliato alle vittime dell'incidente a quale avvocato rivolgersi. Il primo passo, forse, di quel presunto sistema che l'inchiesta punta a smascherare.
Associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alla frode. E ancora peculato e falso. Sono questi i reati ipotizzati per la sessantina di persone coinvolte nell'indagine a cui la polizia giudiziaria della Polstrada lavora da un anno e mezzo.
Le perquisizioni dell'altro ieri hanno riguardato studi e abitazioni di cinque avvocati (quattro a Grosseto e uno a Roma), sei medici, sei infermieri, due pubblici ufficiali, i titolari di tre carrozzerie. E ancora cinque studi infortunistici (quattro a Grosseto e uno a Pitigliano), i quattro ospedali della provincia e tre studi medici.
Ricostruire la presunta maxi-truffa degli incidenti stradali inventati o gonfiati attraverso la mappa delle perquisizioni della polizia giudiziaria, vuol dire fare il giro della Maremma per poi trovarsi al quinto piano della Questura. È in questa stanza di una trentina di metri quadrati che sono stati sistemati una settantina di computer e poi fascicoli, perizie, penne usb e documenti raccolti durante il centinaio di perquisizioni eseguite tra le 8 di giovedì mattina e le 20 di sera da oltre cento agenti arrivati da mezza Toscana.
«Ci vorranno settimane - spiegano gli investigatori - per esaminare tutto questo materiale». Sarà necessario comparare i certificati dei medici con le richieste di liquidazione, gli incidenti veri o presunti con le richieste di rimborso. E così via. Un lavoro che presumibilmente sarà svolto anche dalla polizia postale. Gli inquirenti confidano che da questi riscontri si rafforzi l'ipotesi accusatoria rendendo più chiari i collegamenti e i ruoli di questo presunto «cartello dei certificati».
Dalle perquisizioni emerge un fulcro, Grosseto, e due sedi distaccate: Pitigliano e Orbetello, mentre è ancora incerto il ruolo dell'avvocato romano. A Grosseto, oltre agli studi dei quattro legali visitati, quello di Simone Borghetti, Stefano Severi, Gabriele Valassina e Antonio Senatore che ha ripetuto che si tratta di «accuse infondate», gli agenti sono stati in tre carrozzerie e quattro studi infortunistici (Verde, Mangoni, Banchi e Feri e non come scritto ieri all'agenzia di pratiche infortunistiche ndr). E ancora tre studi medici: Salus, Ippocrate e Pegaso dove «la breve perquisizione - spiega il direttore della struttura - ha riguardato una sola stanza che viene data in affitto a vari medici liberi professionisti, per lo svolgimento della loro attività libero professionale. Per quanto riguarda le attività direttamente gestite dalla Pegaso - prosegue - nulla è stato richiesto o tantomeno sottoposto ad indagine, essendo il Centro Medico Pegaso del tutto estraneo ad ogni e qualsiasi fatto» contestato dalla magistratura.
Le altre perquisizioni hanno riguardato l'ambito ospedaliero e in particolare gli uffici di sei medici tra Orbetello e Grosseto e le loro abitazioni. Si tratta di Giuseppe Retali, Francesco Bozzi, Massimo Setti, Angelo Cavero, Dario Pietrobono e Giovanni Baldi.
Infine sono stati sei gli infermieri che hanno visto bussare alla porta uomini in divisa, tre a Grosseto e altri tre a Orbetello. E il ruolo dei pubblici ufficiali: un carabiniere e un vigile urbano? Avrebbero consigliato alle vittime dell'incidente a quale avvocato rivolgersi. Il primo passo, forse, di quel presunto sistema che l'inchiesta punta a smascherare.
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