Il Tirreno

Grosseto

Grosseto azienda Il Terzo

«Malagestione? Fu del centrodestra»

«Malagestione? Fu del centrodestra»

Si alza il livello dello scontro sull'azienda Il Terzo. Dai botta e risposta generici ora si passa alle accuse dettagliate, nelle quali destra e sinistra si rimpallano la responsabilità della "malagestione" del vivaio comunale, oggi in forte crisi economica e prossimo alla vendita

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Si alza il livello dello scontro sull'azienda Il Terzo. Dai botta e risposta generici ora si passa alle accuse dettagliate, nelle quali destra e sinistra si rimpallano la responsabilità della "malagestione" del vivaio comunale, oggi in forte crisi economica e prossimo alla vendita.
A riaccendere le luci sul caso del Terzo è stato un tormentato consiglio comunale nel quale il sindaco Bonifazi ha dovuto ritirare la delibera approntata dalla giunta per definire le strategie di vendita dell'azienda del Comune. Agli "sberleffi" dell'opposizione, l'altro giorno aveva replicato Maurizio Zaccherotti, consigliere di maggioranza (Prc), puntando il dito contro un'azienda «da sempre male amministrata»: riferimento esplicito ai tanti anni di gestione del centrodestra sotto il governo Antichi.
Immediata la controreplica del Pdl. «In base a quali sue conoscenze Zaccherotti può fare questa affermazione?», chiede pubblicamente Luca Montemaggi, capogruppo del Pdl in consiglio. E cita le cifre («Che tra un bilancio in perdita di 10 o 20 mila euro, quelli fino al 2006, e uno in perdita di 1 milione e 732 mila, l'ultimo, c'è la sua bella differenza»), accusando l'attuale giunta di "assunzioni allegre": «Qualche assunzione di personale impiegatizio è avvenuta molto di recente, diciamo sotto l'egida dell'attuale giunta Bonifazi», dice Montemaggi.
Proprio da quest'ultimo passaggio parte la risposta, dura, del circolo di Rifondazione di Grosseto. «Tra tutte le assunzioni - si legge in una nota - Montemaggi rammenta solo quella fatta con spirito di liberalità per dare lavoro, in una famiglia rimasta senza reddito, alla sorella di un operaio morto in un incidente di lavoro in quella stessa azienda. Noi condividemmo quell'unica assunzione», ricorda il Prc. «E questa replica di Montemaggi svela bene il suo spessore etico, anche perché dimostra di condividere le scelte dei suoi maestri, da Berlusconi a Previti, proprio sul tema del falso in bilancio, depenalizzato dal governo del centrodestra, perché ritenuto irrilevante».
Che c'azzecca il falso in bilancio? Secondo il Prc, al Terzo ci azzecca eccome. Perché nei «verbali del collegio dei sindaci revisori dei conti» si legge «che la pratica di conteggiare nel conto economico anche i valori invendibili delle scorte di magazzino, cioè comprese quelle scorte che non avevano mercato, era una pratica consolidata nei bilanci aziendali. Tale pratica, coperta da perizie accomodanti, nei fatti veniva usata per celare le perdite dovute agli alti costi annui di produzione, più elevati del valore delle corrispondenti produzioni annue, così da far apparire una gestione meno preoccupante di quella che si è manifestata negli ultimi anni».
Il Prc fa rimerimento in particolare al verbale dello scorso gennaio, nel quale i sindaci revisori mostrano con chiarezza come per anni si siano messe in bilancio (alla posta "attiva") anche le giacenze di magazzino invendibili, o comunque valutate al prezzo di costo mentre - una volta sul mercato - il loro valore sarebbe risultato assai inferiore. Un "modus operandi" che garantiva conti in parità ma che - quando il Comune, nel 2006, decise di avviare le procedure per la vendita del Terzo e dunque di conteggiare il reale valore di mercato dell'azienda - portò all'improvviso spalancarsi di una voragine.
Per Rifondazione «l'azienda è stata affossata dalla esagerata assunzione di personale amministrativo» (assunto da chi?) e lo conferma «lo stesso centrodestra, che ha presentato in consiglio una mozione per assicurare l'occupazione di tale personale, chiedendo però che sia spostato o in Comune o in altre e diverse società controllate dal Comune».
E qui arriva la proposta: «Siamo d'accordo a salvare il lavoro del personale amministrativo, ma aggiungiamo con decisione anche la richiesta che sia posto un vincolo nella selezione dei possibili acquirenti dell'azienda: la gara pubblica deve prevedere la priorità di scelta del futuro acquirente verso la figura di un'impresa agricola già operante nel settore florovivaistico, perché solo tale settore agricolo potrà garantire tutto il personale già occupato e recuperare nuovi posti di lavoro, evitando speculazioni».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa