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Grosseto raid notturno

Due indiziati per i raid sulle auto

Federico Lazzotti
<strong>INDAGINI.</strong> Condotte dai carabinieri del Radiomobile e dalla squadra volanti della Polizia. Al centro dell’inchiesta i tre raid notturni sulle macchine in sosta nella zona intorno al Luna park
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INDAGINI. Condotte dai carabinieri del Radiomobile e dalla squadra volanti della Polizia. Al centro dell’inchiesta i tre raid notturni sulle macchine in sosta nella zona intorno al Luna park

Spaccavetri, terrore notturno delle auto in sosta, potrebbe avere a breve un nome e un cognome. Sono due, infatti, i sospettati di polizia e carabinieri per i tre raid avvenuti nella zona dell'Alberino nell'ultimo mese e mezzo: 37 le macchine a cui sono stati frantumati a colpi di mazza lunotti e finestrini, per un danno complessivo che sfiora i 25 mila euro

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GROSSETO. Spaccavetri, terrore notturno delle auto in sosta, potrebbe avere a breve un nome e un cognome. Sono due, infatti, i sospettati di polizia e carabinieri per i tre raid avvenuti nella zona dell'Alberino nell'ultimo mese e mezzo: 37 le macchine a cui sono stati frantumati a colpi di mazza lunotti e finestrini, per un danno complessivo che sfiora i 25 mila euro.
Entrambi gli indiziati - confermano gli inquirenti - hanno precedenti penali e vivono nella zona intorno al Luna park. Niente banda di studenti annoiati a caccia di emozioni, dunque, ma vandali solitari che agirebbero o sotto le pressioni di un mandante o per vendetta nei confronti degli abitanti della zona.
Uno dei due indiziati, B.B., 50 anni residente in via Rossini, avrebbe già confessato tutti e tre i blitz consegnando ai carabinieri pure il martelletto frangivetro con il quale ha raccontato di aver mandato in pezzi i vetri delle macchine. L'uomo, la scorsa notte, ha composto il 112 raccontando di essere a casa e pregando i militari di fermarlo prima di uscire e compiere altri danneggiamenti sulle auto in sosta.
Ma c'è di più. Il cinquantenne, infatti, trasferito in caserma in uno stato confusionale, avrebbe messo a verbale di aver eseguito i tre raid sotto la richiesta di un mandante. «È stato Gino Fatarelli, in arte Spaccalunotti - ha detto l'uomo - ad avermi chiesto di spaccare i finestrini delle auto».
A questo punto della deposizione gli inquirenti hanno fatto un salto sulla sedia prima di iniziare gli accertamenti. A rispondere alle accuse è lo stesso Fatarelli che le rispedisce al mittente. «Non sono il mandante di nessuno - spiega al telefono - l'ho ripetuto anche ai carabinieri che mi hanno ascoltato più volte: con quelle cose ho chiuso. Mi curo e sto cercando di vivere una vita normale. Le pressioni di questi giorni mi hanno costretto ad andare in ospedale per alcuni accertamenti».
Il racconto del sospettato, a dire il vero, non convince a pieno nemmeno gli stessi inquirenti che sono a caccia di conferme. Recentemente l'uomo è stato anche denunciato per procurato allarme dalla polizia, e non è escluso che la confessione sia il gesto di un mitomane in cerca di gloria. Anche perché alla sua storia manca un elemento determinate: il movente. Perché uscire di notte a sfondare i vetri delle auto senza rubare niente dall'abitacolo?
Qualche riscontro, gli investigatori, lo stanno cercando facendo appello ai testimoni che possano fornire informazioni utili «anche frammentarie o ritenute di poco conto», dicono. Piccoli pezzi da unire al puzzle che con pazienza i carabinieri stanno cercando di completare.
L'unico testimone che si è presentato in caserma, almeno fino a ieri, è un residente di via Lago di Varano. La notte del 7 dicembre scorso ha raccontato di aver visto una figura allontanarsi a bordo di una bicicletta. Chi c'era in sella alle 4 del mattino? Il reoconfesso o qualcun'altro?
Da ieri mattina, infatti, c'è un'altra pista sulla quale stanno invece lavorando gli uomini della Questura. Si tratta di un sospetto su cui però gli investigatori stanno indagando a fondo e con massimo riservo. Anche in questo caso si tratterebbe di una persona con precedenti penali che abita in una strada nella zona intorno al Luna park. Rispetto all'altro indiziato in questo caso ci sarebbe anche un movente: alcuni dissidi con gli abitanti della zona. Ecco spiegato, se la dritta fosse giusta, il modo con cui opera e perché prende di mira le auto all'Alberino. La caccia a Spaccavetri, insomma, non è finita.

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