Il dolore
IN CITTÀ COL COSECA
Impossibile spazzare le vie cittadine
Enrico Pizzi
◗
COSECA. Saimo Biliotti e, alle spalle, un cumulo di rifiuti accanto a un cassonettoLa testa del cinghiale ancora sanguinolenta? Ovvio, la butto bel cestino delle cartacce. Succede questo e anche altro, in una città in cui ci sono anche altre anomalie. Per esempio ci sono ancora ben piazzati e visibili i cartelli di divieto di sosta temporaneo, che segnalano gli orari di spazzamento delle strade, ma che non sono più validi ormai da anni
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GROSSETO. «Di recente - racconta il presidente del Coseca Saimo Biliotti durante il giro organizzato per la stampa - a Barbanella è stata ritrovata anche una testa di cinghiale in un cestino dei rifiuti di un giardino pubblico».
Biliotti ha in mano i dati dello spazzamento delle strade messi a confronto con quelli delle altre aziende che operano nella Toscana Sud. Emerge che il Coseca spazza le strade 6-7 volte a settimana, contro la prevalenza della frequenza di una volta a settimana dell'azienda che opera nel Casentino e di Sienambiente, ma emerge anche che - tolto il Casentino - nelle altre zone il sistema più usato è lo spazzamento misto - meccanico e manuale - mentre il Coseca deve usare prevalentemente il manuale.
Perché? Perché ci sono le auto parcheggiate. Eppure la città è disseminata di cartelli che indicano il divieto di sosta delle auto in un determinato orario, proprio per consentire lo spazzamento meccanico. Niente da fare. I divieti di sosta temporanei non servono a nulla perché non sono più validi: aboliti, nonostante i segnali, durante l'amministrazione di centrodestra e mai più ripristinati, nonostante il Coseca abbia presentato, oltre due anni fa, un progetto ad hoc per la loro gestione. Biliotti spiega che Coseca avrebbe modificato gli orari dei cartelli e, soprattutto, avrebbe munito i propri operai di bigliettini di cortesia da lasciare, almeno nei primi tempi, sulle auto lasciate in sosta nelle ore di divieto. «Non ci hai aiutato a tenere pulita la città» sarebbe stato il messaggio che l'automobilista avrebbe trovato sul parabrezza.
Sempre dati alla mano, Biliotti mostra anche che il Coseca ha un'alta frequenza di raccolta dei rifiuti. Perché, dunque, si continuano ad incontrare, in città, cassonetti che traboccano e che sono assediati dai rifiuti? Il giro del Coseca passa, rientrando in centro, da via Liri: cassonetti pieni e rifiuti per strada, dopo meno di 30 metri un cassonetto completamente vuoto, e una trentina di metri dopo ancora degrado. «Quando si trova un cassonetto pieno - dice Biliotti - bisognerebbe fare la fatica di cercare, lì vicino, un altro cassonetto in cui gettare i rifiuti». E del fatto che il cassonetto ci sia, Biliotti è certo. «Il rapporto tra la capacità di tutti i cassonetti e la quantità di rifiuti che raccogliamo dice che in media ognuno è riempito al 40%».
Biliotti ha in mano i dati dello spazzamento delle strade messi a confronto con quelli delle altre aziende che operano nella Toscana Sud. Emerge che il Coseca spazza le strade 6-7 volte a settimana, contro la prevalenza della frequenza di una volta a settimana dell'azienda che opera nel Casentino e di Sienambiente, ma emerge anche che - tolto il Casentino - nelle altre zone il sistema più usato è lo spazzamento misto - meccanico e manuale - mentre il Coseca deve usare prevalentemente il manuale.
Perché? Perché ci sono le auto parcheggiate. Eppure la città è disseminata di cartelli che indicano il divieto di sosta delle auto in un determinato orario, proprio per consentire lo spazzamento meccanico. Niente da fare. I divieti di sosta temporanei non servono a nulla perché non sono più validi: aboliti, nonostante i segnali, durante l'amministrazione di centrodestra e mai più ripristinati, nonostante il Coseca abbia presentato, oltre due anni fa, un progetto ad hoc per la loro gestione. Biliotti spiega che Coseca avrebbe modificato gli orari dei cartelli e, soprattutto, avrebbe munito i propri operai di bigliettini di cortesia da lasciare, almeno nei primi tempi, sulle auto lasciate in sosta nelle ore di divieto. «Non ci hai aiutato a tenere pulita la città» sarebbe stato il messaggio che l'automobilista avrebbe trovato sul parabrezza.
Sempre dati alla mano, Biliotti mostra anche che il Coseca ha un'alta frequenza di raccolta dei rifiuti. Perché, dunque, si continuano ad incontrare, in città, cassonetti che traboccano e che sono assediati dai rifiuti? Il giro del Coseca passa, rientrando in centro, da via Liri: cassonetti pieni e rifiuti per strada, dopo meno di 30 metri un cassonetto completamente vuoto, e una trentina di metri dopo ancora degrado. «Quando si trova un cassonetto pieno - dice Biliotti - bisognerebbe fare la fatica di cercare, lì vicino, un altro cassonetto in cui gettare i rifiuti». E del fatto che il cassonetto ci sia, Biliotti è certo. «Il rapporto tra la capacità di tutti i cassonetti e la quantità di rifiuti che raccogliamo dice che in media ognuno è riempito al 40%».
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