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Grosseto

Confesercenti contraria

«Fonografici, balzello che non va pagato»

<strong>A CENA.</strong> Musica diffusa e grande schermo tv sullo sfondo
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A CENA. Musica diffusa e grande schermo tv sullo sfondo

Il balzello Scf non deve essere pagato. Lo ribadisce Confesercenti a tutti i suoi associati dopo che nei giorni scorsi lo stesso tipo di rassicurazione era stata fatta da Cna

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GROSSETO. «Secondo noi - spiega il direttore Daniele Angiolini - il tributo non è legittimato perché alla legge, che quasi 70 anni fa disciplinò la materia, non è seguito, in quanto mai emanato, il regolamento di attuazione».

«Regolamento di attuazione - prosegue -, che avrebbe dovuto indicare modalità ed importi della riscossione. Quindi nessuno, al momento, è legittimato a richiedere denaro. Per altro in modo forfettario. Non solo, noi critichiamo pesantemente anche i metodi utilizzati per "sollecitare" gli imprenditori a pagare, utilizzando addirittura un'agenzia investigativa; invitiamo pertanto tutti i soci a non compilare nessun modulo e a non dare le proprie generalità e i dati dell'azienda a ispettori dell'ultimo minuto (la Hunter srl), salvo ovviamente a chi ne è autorizzato per legge, Guardia di Finanza e Siae».

La linea di Cna e Confesercenti è sempre stata molto chiara. Al consorzio dei fonografici, ente di diritto privato che persegue propri interessi e dichiara di rappresentare "solo" il 95% delle case discografiche, non va pagato un solo euro. Per più motivi. Oltre a quello già spiegato da Angiolini. Cna e Confesercenti fanno leva su quel 5% che non aderisce a Scf e si fa rappresentare da altre società di collecting. «Nonostante le proposte ricevute da Scf, sia a livello nazionale che locale - dice Angiolini - noi non abbiamo mai inteso sottoscrivere nessuna convenzione, perché ciò avrebbe significato legittimare un tributo che a nostro avviso non è dovuto. Pertanto gli imprenditori soci della Confesercenti non hanno né obbligo formale, né obbligo morale a pagare, in quanto non esiste alcuna convenzione con i fonografici e non abbiamo preso alcun impegno per conto dei nostri associati».

Concludendo, in attesa di un pronunciamento da parte dell'autorità e del ministero competente, l'arbitraria richiesta di pagamento da parte di Scf resta non esigibile. A ingenerare confusione negli esercenti il fatto che Confcommercio ha firmato invece, a livello nazionale, accordi con Scf. In pratica gli aderenti a queste associazioni di categoria, in cambio della concessione di licenza del diritto di utilizzazione dei cosiddetti fonogrammi, si impegnano a pagare cifre scontate e determinate da un tabellare, "in uno spirito di collaborazione tra le parti", che fa salvi gli interessi di Scf e permette agli esercenti di scongiurare il rischio di ulteriori richieste di denaro per il passato. (g.b.)

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