Sicurezza
GROSSETO
L'acqua avvelenata della Piana
Alfredo Faetti
◗
FANGHI E GESSI. Si tratta degli scarti industriali che vengono scaricacati dalla Tioxide al termine delle procedure di lavorazioneIl reportage In compagnia del rappresentante della Coldiretti abbiamo attraversato l'area delle polemiche
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GROSSETO. Arsenico, piombo, mercurio e molti altri materiali tossici hanno reso inutilizzabile la grande mole d'acqua che attraversa la Piana di Scarlino.
Sotto il terreno della zona industriale, infatti, riposano enormi quantità di scarti industriali che, sparsi nei vari siti, rappresentano una discarica a cielo aperto di oltre trecento ettari, una delle più grandi d'Italia. Accompagnati da Renzo Fedi, rappresentante della Coldiretti a Follonica, siamo andati a vedere in che condizioni versa il territorio intorno al polo industriale scarlinese dove - ci dice - chi ci abita - non si riescono più a vendere gli appezzamenti di terreno: troppo alto il livello di inquinamento.
«Negli anni Settanta - spiega Fedi - per eliminare le ceneri di pirite, scarti della lavorazione dell'acido solforico, vennero creati dei laghi artificiali. Nei campi circostanti vennero scavati dei grandi spazi per poi gettarci le ceneri e riempirli d'acqua. Questo è durato fino agli anni Novanta».
Oggi infatti non è più così. Lo smaltimento di scorie industriali avviene con un altri procedimenti. Come i gessi della Tioxide, i quali vengono fatti asciugare e poi lasciati in discarica a pie' di fabbirica. Oppure i fanghi rossi, quelli ottenuti dalla lavorazione del biossido di titanio, materiale usato per vernici e non solo. Questo elemento ha una caratteristica, come spiega Fedi: «per ogni quintale di biossido ricavato corrispondono circa dieci quintali di materiale di scarto». E anche queste scorie vengono lasciate nelle discariche. Ma non tutte le scorie vengono abbandonate nelle discriche. Ad esempio le polveri di pirite vengono utilizzate per fare le strade interpoderiali all'interno della Piana. E non solo.
«L'argine che delimita il canale della Fiumara è fatto di polveri di pirite. - continua il nostro accompagnatore -Ciò significa che ogni volta che piove o che il canale si riempe questi scarti si sciolgono nell'acqua e arrivano fino al mare».
Un'area ripiena di scorie industriali, quindi, ma che non si distingue dal paesaggio circostante. Già, perchè, a parte alcune zone dove il terreno si presenta arido e spoglio, nella maggior parte della Piana le polveri vengono ricoperte con della terra, sulla quale poi cresce normalmente l'erba. Dalla strada questa discarica è difatto invisibile e sembra sposarsi a pieno con la campagna e l'oasi che la circondano. CMa ciò che si vede spesso non è come sembra. «In gergo - analizza Fedi - queste polveri vengono chiamate "sterili". Ma sono sterili solo dal punto di vista lavorativo; dal punto di vista chimico sono ben attive e si spargono da anni nell' aria, nell'acqua e nel terreno. Basti pensare che ci sono dei punti dove il tasso di arsenico supera quasi 6.000 volte il limite stabilito dalla legge».
C'è poi anche l'acqua ad aggravare le condizioni del terreno. Quella salata, per la precisione. Attraverso un sistema di tubazioni, infatti, la Solmine porta all'interno del suo impianto acqua salata che poi, una volta terminata la lavorazione, scarica nei bacini di decantazione.
«Ma, a causa di alcune perdite nei sistemi e dei bacini che ormai non decantano più, l'acqua salata piena di tossine (essendo scaricata dopo la lavorazione) viene assorbita dal terreno, recando danno sia alla falda che alla vegetazione».
Ed ecco il nocciolo della questione. Quali sono gli effetti concreti portati da questo sistema di smaltimento basato sulle discariche?
«Disastrosi - - risponde Fedi - Occorre pensare che questa zona era paludosa, quindi con una falda acquifera enorme. Dopo le bonifiche quest'acqua divenne chiaramente potabile e data la sua quantità nella falda riusciva a soddisfare tutte le esigenze di Follonica, Scarlino e di tutto il territorio. Ma ormai la falda è stata compromessa e le sua acque non possono essere utilizzate. Nella mia azienda (a Follonica), nel 2007 sono stati chiusi tre pozzi di acqua potabile». Inoltre, ci sono anche degli effetti collaterali. Fedi ci racconta che un suo collega si è trovato costretto a vendere la propria azienda agraria. «Una bella azienda, con sette ettari di vigneto». Ma non ci è riuscito. Tutti i compratori hanno ritirato le proprie offerte dopo aver visto il tasso d'inquinamento presente nell'area.
«Quello che più ci preoccupa è che, escluso minime iniziative di bonifica, la situazione non è destinata a migliorare. - conclude Fedi - Anzi, con l'inceneritore questo territorio avrà il suo colpo di grazia».
Nonostante anni di analisi, di verifiche e di proteste, la situazione della Piana di Scarlino sembra essere in condizioni critiche. Esplicite, e che ben rappresentano le preoccupazioni dei cittadini, sono state le parole che il professor Enzo Tiezzi, dell'università di Siena, scrisse nella relazione sulla Piana consegnata al Comune di Scarlino: «Se non verranno fatte opere di bonifica serie e mirate, una mattina vi sveglierete e dovrete contare i morti».
Sotto il terreno della zona industriale, infatti, riposano enormi quantità di scarti industriali che, sparsi nei vari siti, rappresentano una discarica a cielo aperto di oltre trecento ettari, una delle più grandi d'Italia. Accompagnati da Renzo Fedi, rappresentante della Coldiretti a Follonica, siamo andati a vedere in che condizioni versa il territorio intorno al polo industriale scarlinese dove - ci dice - chi ci abita - non si riescono più a vendere gli appezzamenti di terreno: troppo alto il livello di inquinamento.
«Negli anni Settanta - spiega Fedi - per eliminare le ceneri di pirite, scarti della lavorazione dell'acido solforico, vennero creati dei laghi artificiali. Nei campi circostanti vennero scavati dei grandi spazi per poi gettarci le ceneri e riempirli d'acqua. Questo è durato fino agli anni Novanta».
Oggi infatti non è più così. Lo smaltimento di scorie industriali avviene con un altri procedimenti. Come i gessi della Tioxide, i quali vengono fatti asciugare e poi lasciati in discarica a pie' di fabbirica. Oppure i fanghi rossi, quelli ottenuti dalla lavorazione del biossido di titanio, materiale usato per vernici e non solo. Questo elemento ha una caratteristica, come spiega Fedi: «per ogni quintale di biossido ricavato corrispondono circa dieci quintali di materiale di scarto». E anche queste scorie vengono lasciate nelle discariche. Ma non tutte le scorie vengono abbandonate nelle discriche. Ad esempio le polveri di pirite vengono utilizzate per fare le strade interpoderiali all'interno della Piana. E non solo.
«L'argine che delimita il canale della Fiumara è fatto di polveri di pirite. - continua il nostro accompagnatore -Ciò significa che ogni volta che piove o che il canale si riempe questi scarti si sciolgono nell'acqua e arrivano fino al mare».
Un'area ripiena di scorie industriali, quindi, ma che non si distingue dal paesaggio circostante. Già, perchè, a parte alcune zone dove il terreno si presenta arido e spoglio, nella maggior parte della Piana le polveri vengono ricoperte con della terra, sulla quale poi cresce normalmente l'erba. Dalla strada questa discarica è difatto invisibile e sembra sposarsi a pieno con la campagna e l'oasi che la circondano. CMa ciò che si vede spesso non è come sembra. «In gergo - analizza Fedi - queste polveri vengono chiamate "sterili". Ma sono sterili solo dal punto di vista lavorativo; dal punto di vista chimico sono ben attive e si spargono da anni nell' aria, nell'acqua e nel terreno. Basti pensare che ci sono dei punti dove il tasso di arsenico supera quasi 6.000 volte il limite stabilito dalla legge».
C'è poi anche l'acqua ad aggravare le condizioni del terreno. Quella salata, per la precisione. Attraverso un sistema di tubazioni, infatti, la Solmine porta all'interno del suo impianto acqua salata che poi, una volta terminata la lavorazione, scarica nei bacini di decantazione.
«Ma, a causa di alcune perdite nei sistemi e dei bacini che ormai non decantano più, l'acqua salata piena di tossine (essendo scaricata dopo la lavorazione) viene assorbita dal terreno, recando danno sia alla falda che alla vegetazione».
Ed ecco il nocciolo della questione. Quali sono gli effetti concreti portati da questo sistema di smaltimento basato sulle discariche?
«Disastrosi - - risponde Fedi - Occorre pensare che questa zona era paludosa, quindi con una falda acquifera enorme. Dopo le bonifiche quest'acqua divenne chiaramente potabile e data la sua quantità nella falda riusciva a soddisfare tutte le esigenze di Follonica, Scarlino e di tutto il territorio. Ma ormai la falda è stata compromessa e le sua acque non possono essere utilizzate. Nella mia azienda (a Follonica), nel 2007 sono stati chiusi tre pozzi di acqua potabile». Inoltre, ci sono anche degli effetti collaterali. Fedi ci racconta che un suo collega si è trovato costretto a vendere la propria azienda agraria. «Una bella azienda, con sette ettari di vigneto». Ma non ci è riuscito. Tutti i compratori hanno ritirato le proprie offerte dopo aver visto il tasso d'inquinamento presente nell'area.
«Quello che più ci preoccupa è che, escluso minime iniziative di bonifica, la situazione non è destinata a migliorare. - conclude Fedi - Anzi, con l'inceneritore questo territorio avrà il suo colpo di grazia».
Nonostante anni di analisi, di verifiche e di proteste, la situazione della Piana di Scarlino sembra essere in condizioni critiche. Esplicite, e che ben rappresentano le preoccupazioni dei cittadini, sono state le parole che il professor Enzo Tiezzi, dell'università di Siena, scrisse nella relazione sulla Piana consegnata al Comune di Scarlino: «Se non verranno fatte opere di bonifica serie e mirate, una mattina vi sveglierete e dovrete contare i morti».
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