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Allarme on-line

Vite rubate on-line, decine di casi

<strong>VITTIMA.</strong> Nicola Scotto
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VITTIMA. Nicola Scotto

Il caso di Nicola Scotto, il ragazzo morto a cui un'amica ha rubato l'identità su Badoo è solo la punta di un iceberg. Mettere la propria privacy in Rete, raccontare cosa facciamo, chi frequentiamo, dove siamo, può nascondere dei pericoli. Su Facebook, per esempio, gli "amici" non non sempre sono amici. Una regola che vale nella realtà, ma va elevata a potenza nel virtuale

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GROSSETO. Il caso di Nicola Scotto, il ragazzo morto a cui un'amica ha rubato l'identità su Badoo è solo la punta di un iceberg. Mettere la propria privacy in Rete, raccontare cosa facciamo, chi frequentiamo, dove siamo, può nascondere dei pericoli. Su Facebook, per esempio, gli "amici" non non sempre sono amici. Una regola che vale nella realtà, ma va elevata a potenza nel virtuale. «Alla polizia postale di Grosseto - conferma Stefano Niccoli, responsabile della sezione grossetana - negli ultimi mesi, sono piovute decine di denunce». Più che le vittime di Facebook, Msn o Badoo sono le vittime di un eccesso di ingenuità, bersagli di navigatori più smaliziati. La maggior parte di coloro che si sentono diffamati o danneggiati sono studenti, a volte minori. Molte le ragazze. C'è chi si impossessa del profilo di un altro, cambia la password e usa Facebook o Messenger per mandare messaggi ingiuriosi o a luci rosse. C'è chi, tra i ragazzini, cede con superficialità le password al compagno di banco, all'amico e poi a catena finiscono in mani meno sicure.
«L'utilizzo di dati personali, il furto dell'account, le intrusioni in spazi privati, la diffamazione, le ingiurie - prosegue Niccoli - sono frequenti. Non solo su Facebook. Anzi Fb, nella nostra provincia, è ancora prevalentemente terreno di incontro di persone che hanno più di 30 anni. Diciamo quindi che c'è un maggiore senso di responsabilità».
Risalire a chi offende, a chi commette un reato, ai ladri d'identità, per questi agenti è poco più che una formalità. Spesso la denuncia si trasforma in una causa civile, altre volte si va sul penale, «come è successo di recente - sono parole di Niccoli - a Massa Marittima».
In Maremma invece, non si registrano, per il momento denunce legate a Facebook per gruppi razzisti o eventi border-line. «Il nostro monitoraggio è costante. Qui non abbiamo ravvisato per il momento contrapposizioni pericolose o reati perseguibili». I reati d'opinione perseguibili in Italia, commessi anche attraverso Internet, sono quelli legati alla cosiddetta Legge Mancino, che condanna l'apologia del fascismo e le discriminazioni razziali, nel 2008 integrata da dettagliate disposizioni internazionali (la convenzione di Budapest) riguardanti, appunto, la Rete e i reati specifici.
Il caso della sostituzione di persona - quando cioè un utente apre una pagina su Facebook utilizzando i dati e le immagini relative ad un altro soggetto che ne è all'oscuro - resta il comportamento illegale più frequente. In questi casi il social network americano rimuove immediatamente le pagine e in Italia si procede a querela.
Gabriele Baldanzi ALTRO SERVIZIO A PAGINA 5

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