Il Tirreno

Grosseto

MONTE ARGENTARIO/ IL CASO

Parla in chat al posto dell’amico morto

Federico Lazzotti
Parla in chat al posto dell’amico morto

Argentario, diciottenne nei guai ma lei si difende: «Volevo mantenerlo in vita»

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GROSSETO. Un incidente stradale gli ha tolto la vita ad appena 18 anni, un’amica gli ha rubato l’identità su una delle chat più frequentate di Internet con l’idea di farlo rivivere nella Rete. È stata scoperta dopo un mese e mezzo di indagini dalla polizia postale di Grosseto e denunciata alla Procura distrettuale di Firenze che si occupa di reati informatici con l’accusa di dirottamento di account, intrusione informatica e sostituzione di persona. «Volevo mantenerlo in vita in qualche modo», si è giustificata la ragazza, pure lei appena maggiorenne, quando è stata interrogata dagli investigatori. Nicola Scotto, “Scop” per gli amici, è morto la notte del 27 ottobre del 2007 lungo la strada di Santa Liberata, la provinciale che unisce Orbetello a Porto Santo Stefano. Era a bordo di una Fiat Bravo, sistemato sul sedile del passeggero.

La macchina, guidata dal suo migliore amico, si è schiantata contro un albero all’uscita di una semicurva. “Nicolino” uscì dall’auto e chiamò i genitori. «Ho avuto un incidente ma sto bene», riuscì a dire ai familiari prima di essere ricoverato ad Orbetello. Morì quella stessa notte prima che i medici riuscissero a tamponare l’emorragia interna causato dalle lesioni addominali riportate nell’impatto. Un mese dopo la tragedia, “Scop”, iscritto all’istituto Nautico, appassionato di Internet e PlayStation, è riapparso con il suo account su Badoo, uno dei social network più frequentati della Rete. Parlava con gli amici, raccontava che cosa aveva fatto agli altri compagni.

Dall’altra parte del video qualcuno gli aveva rubato indirizzo e password e lo aveva fatto rivivere in una chat. Ad accorgersi del macabro furto uno dei suoi amici. Il ragazzo avrebbe parlato con il presunto ladro d’identità e poi avrebbe avvisato i genitori del ragazzino. Sono stati loro, a novembre, a presentarsi nella sede della polizia postale di Grosseto per fare denuncia. Agli agenti sono serviti un mese e mezzo di indagini per risalire all’autore. In mano una certezza: qualcuno aveva inserito l’indirizzo e-mail e la password di Nicola Scotto nella pagina iniziale del sito Internet.

Le tracce per gli investigatori erano negli indirizzi Ip che venivano usati per arrivare fino alla chat. Una sorta di mappa che ha portato gli agenti in un appartamento di Santo Stefano che è poi risultato quello da cui la ragazzina si connetteva. Quattro gli episodi documentati dagli agenti tra il 17 dicembre del 2007 e i dieci giorni successivi. Si tratta di altrettanti casi diversi: due nel primo pomeriggio tra le 13,30 alle 17, un altro prima di cena e infine l’ultimo in piena notte tra le 1,30 e le 3 del mattino. «Volevo mantenerlo in vita così», ha detto agli agenti della polizia postale di Grosseto che l’hanno ascoltata prima di denunciarla e spedire tutto il fascicolo alla direzione distrettuale di Firenze che si sta occupando del caso.

Nei confronti di I.D., residente all’Argentario, l’accusa è dirottamento di account, intrusione informatica e sostituzione di persona. Reati per i quali sono previste pene fino a tre anni di reclusione. Ancora non è chiaro come la ragazzina si sia impossessata dei codici per rubare l’identità dell’amico scomparso. Una risposta plausibile la dà il vice questore aggiunto della Questura fiorentina Stefania Pierazzi. «Soprattutto nei più giovani - spiega - c’è la tendenza a scambiarsi la password oppure la risposta alla domanda per entrare nella posta elettronica del compagno, senza sapere che in quel momento mettiamo a repentaglio la nostra libertà».

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