Confcommercio
«È un odioso balzelloE le ispezioni sonoal limite della legge»
Ascom Confcommercio non è favorevole al balzello preteso dai discografici. Tutt'altro. E però, in attesa che giudici e autorità garanti dicano una parola chiara e definitiva sulla legittimità di questa pretesa, l'invito è quello di essere prudenti per limitare i danni
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GROSSETO. Ascom Confcommercio non è favorevole al balzello preteso dai discografici. Tutt'altro. E però, in attesa che giudici e autorità garanti dicano una parola chiara e definitiva sulla legittimità di questa pretesa, l'invito è quello di essere prudenti per limitare i danni. Perché se alla fine di tutto le sentenze dessero ragione a Scf - la Società consortile fonografici che esige un compenso, in aggiunta a quello già risocsso dalla Siae, da chi diffonde musica in luoghi aperti a Pubblico - commercianti, esercenti e artigiani che si fossero rifiutati di pagare potrebbero ritrovarsi doppiamente puniti, costretti a versare la famigerata tassa più sanzioni amministrative e interessi.
È questa, in sintesi, la posizione di Ascom, ribadita a Grosseto dal direttore, Paolo Regina. «Sia chiaro - dice Regina a scanso di equivoci - questo per noi è un odioso balzello. A livello nazionale la nostra associazione lavora per l'abrogazione di una legge ingiusta. Ingiusta perché con questo sistema si tenta di scaricare sulle piccole imprese la crisi che colpisce le grandi aziende discografiche. Il nostro consiglio, tuttavia, per il momento è di pagare. Perché in attesa degli esiti legali della vicenda, ci cauteliamo da possibili conseguenze peggiori, oltretutto pagando meno di quanto richiesto grazie a uno sconto concordato con Scf».
Detto questo, Paolo Regina affronta una questione sulla quale, invece, Ascom non intende mantenere alcuna prudenza. «Sono inaccettabili - tuona il direttore - le modalità con le quali in questi giorni vengono compiute le cosiddette "ispezioni" nelle attività commerciali».
Regina si riferisce ai famigerati investigatori privati della società Hunter srl che, su incarico di Scf, visitano bar, ristoranti e negozi pretendendendo risposte dettagliate e la compilazione di modulistica.
«Queste persone - spiega il direttore di Ascom Grosseto - si presenta in un modo che appare inquietante anche dal punto di vista legale. Esibiscono un foglietto di carta fotocopiato, sul quale campeggia il logo di Hunter srl, ma che è di fatto privo di ogni indicazione sulla sede e la ragione sociale della società stessa. Inoltre il nome dello specifico ispettore è scritto a penna biro sulla prima riga, in uno spazio lasciato apposta in bianco sulla fotocopia. Né il sedicente ispettore dispone di un badge o di qualsiasi altro contrassegno identificativo».
Insomma, il concetto è chiaro: un fogliaccio così può farselo chiunque, basta avere fotocopiatrice, sbianchettatore e penna. E siccome nel foglio c'è scritto che l'ispettore «deve effettuare la rilevazione all'interno dell'esercizio», nulla impedisce che - nel nome di Hunter qualsivoglia malintenzionato possa compiere perlustrazioni nei negozi, e attingere informazioni utilissime («Dov'è l'impianto stereo? Dov'è la tv? Ci sono locali sul retro?», eccetera) in vista di un furto. Insomma, oltre a trovarsi tra capo e collo un'indesiderata gabella, i commercianti rischiano pure di spalancare le porte ai ladri. Vabbè mazziati, ma cornuti no.
È questa, in sintesi, la posizione di Ascom, ribadita a Grosseto dal direttore, Paolo Regina. «Sia chiaro - dice Regina a scanso di equivoci - questo per noi è un odioso balzello. A livello nazionale la nostra associazione lavora per l'abrogazione di una legge ingiusta. Ingiusta perché con questo sistema si tenta di scaricare sulle piccole imprese la crisi che colpisce le grandi aziende discografiche. Il nostro consiglio, tuttavia, per il momento è di pagare. Perché in attesa degli esiti legali della vicenda, ci cauteliamo da possibili conseguenze peggiori, oltretutto pagando meno di quanto richiesto grazie a uno sconto concordato con Scf».
Detto questo, Paolo Regina affronta una questione sulla quale, invece, Ascom non intende mantenere alcuna prudenza. «Sono inaccettabili - tuona il direttore - le modalità con le quali in questi giorni vengono compiute le cosiddette "ispezioni" nelle attività commerciali».
Regina si riferisce ai famigerati investigatori privati della società Hunter srl che, su incarico di Scf, visitano bar, ristoranti e negozi pretendendendo risposte dettagliate e la compilazione di modulistica.
«Queste persone - spiega il direttore di Ascom Grosseto - si presenta in un modo che appare inquietante anche dal punto di vista legale. Esibiscono un foglietto di carta fotocopiato, sul quale campeggia il logo di Hunter srl, ma che è di fatto privo di ogni indicazione sulla sede e la ragione sociale della società stessa. Inoltre il nome dello specifico ispettore è scritto a penna biro sulla prima riga, in uno spazio lasciato apposta in bianco sulla fotocopia. Né il sedicente ispettore dispone di un badge o di qualsiasi altro contrassegno identificativo».
Insomma, il concetto è chiaro: un fogliaccio così può farselo chiunque, basta avere fotocopiatrice, sbianchettatore e penna. E siccome nel foglio c'è scritto che l'ispettore «deve effettuare la rilevazione all'interno dell'esercizio», nulla impedisce che - nel nome di Hunter qualsivoglia malintenzionato possa compiere perlustrazioni nei negozi, e attingere informazioni utilissime («Dov'è l'impianto stereo? Dov'è la tv? Ci sono locali sul retro?», eccetera) in vista di un furto. Insomma, oltre a trovarsi tra capo e collo un'indesiderata gabella, i commercianti rischiano pure di spalancare le porte ai ladri. Vabbè mazziati, ma cornuti no.
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