Il Tirreno

Grosseto

Dramma dei separati

Alla fame e lontano dai figliLa dura vita del divorziato

Francesca Ferri
<strong>IN CRISI </strong>Tanti padri divorziati si trovano in difficoltà
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IN CRISI Tanti padri divorziati si trovano in difficoltà

La camicia e i pantaloni di jeans li ha comprati al banco dell'usato, i mobili di casa sono riciclati da vecchi proprietari. L'auto che guida è del fratello della nuova compagna e la cena - abbassa lo sguardo mentre lo dice - qualche volta è un piatto di avanzi riscaldati chiesto, con una pudica bugia, per il cane

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GROSSETO. La camicia e i pantaloni di jeans li ha comprati al banco dell'usato, i mobili di casa sono riciclati da vecchi proprietari. L'auto che guida è del fratello della nuova compagna e la cena - abbassa lo sguardo mentre lo dice - qualche volta è un piatto di avanzi riscaldati chiesto, con una pudica bugia, per il cane.
Il signor Antonio (nome di fantasia per tutelare la riservatezza dei figli minori) non è un barbone, non è un disoccupato e non è un vagabondo. Antonio è semplicemente un padre separato, che tira avanti con 200 euro al mese. Il suo stipendio di operaio, 1006 euro, va per il sessanta per cento all'ex moglie, che vive con i due più piccoli dei loro figli (una famiglia molto numerosa, gli altri ragazzi sono adolescenti e un paio già vivono da soli), nella casa di proprietà dell'uomo; e per il venti per cento a un istituto di previdenza a cui l'operaio deve restituire 1.400 euro che gli erano stati versati erroneamente tempo fa. Ad Antonio rimangono le briciole, con cui deve pagare l'affitto di oltre 300 euro di un microappartamento in un paesino della Maremma, la benzina per andare a lavoro, bollette, cibo e vestiti. E un avvocato. «Così - spiega - non posso andare avanti. O mi fanno diventare un malvivente, o mi permettono di vivere con dignità».
Antonio si è separato dalla moglie all'inizio degli anni 2000. Nel 2007 parte la causa di divorzio che stabilisce che l'operaio deve versare ai figli 600 euro al mese. Soldi che, al momento della sentenza, non ha perché è disoccupato. «E così la mia ex moglie - spiega - mi ha querelato». L'udienza è fissata nel novembre dello stesso anno ma la pratica si perde. Passano due anni di attesa e di strazio in cui Antonio legge ogni giorno negli occhi dei figli piccoli una crescente sofferenza e perde del tutto il rapporto con le figlie più grandi che rifiutano di incontrarlo. «Non so cosa ha raccontato loro la mamma - spiega tentando di ricacciare dentro le lacrime - ma io più che l'impossibile non riesco a farlo». Trova un impiego precario come operaio, un lavoro duro ma onesto con cui contribuisce a sostenere i bambini. La ex moglie fa lavori stagionali ma senza continuità.
Qualche settimana fa spunta fuori il fascicolo della causa, ma non porta buone notizie. «Il Tribunale manda subito una lettera al mio principale che lo obbliga a versare 600 euro dei mille del mio stipendio alla mia ex come assegno di mantenimento. Con i 200 da restituire, posso andare avanti solo grazie alla mia nuova compagna, che fa le pulizie e guadagna 300 euro al mese».
Per sé non chiede niente. «Anzi, vorrei poter dare molto di più ai miei bambini - spiega - e oltre all'assegno di mantenimento provvedo io a vestiti e al necessario per lo sport. Anche perché, quando li vedo giù e chiedo cosa c'è che non va, scopro che magari è un mese che la mamma non compra loro le penne o i fogli per la scuola, e le maestre me lo hanno confermato».
Per questo Antonio chiederà l'affidamento dei piccoli, ha già contattato Telefono Azzurro e, con la morte nel cuore, farà anche l'esame del dna. «In paese si mormora che non siano tutti miei - spiega - e a questo punto sono costretto ad andare fino in fondo». E, soffocato dalla disperazione, lancia una provocazione. «A dicembre mi scade il contratto di lavoro e non so se, con queste grane, me lo vorranno rinnovare. Comunque, non ha senso lavorare per appena 200 euro al mese, mi conviene licenziarmi e trovare un lavoro a nero. Perché se continuo così, del mantenimento avrò bisogno io».

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