Il Tirreno

Grosseto

LA GUERRA DELLA MUSICA

È partita la prima causa legaleParrucchiera contro discografici

Gabriele Baldanzi

Cresce in Maremma la rabbia degli imprenditori che si trovano a fronteggiare l'inattesa richiesta di una tassa tutta nuova: il "balzello" che la Società consortile fonografici (Scf) pretende da chi diffonde musica all'interno della propria attività

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GROSSETO. Cresce in Maremma la rabbia degli imprenditori che si trovano a fronteggiare l'inattesa richiesta di una tassa tutta nuova: il "balzello" che la Società consortile fonografici (Scf) pretende da chi diffonde musica all'interno della propria attività. Negozianti, artigiani, titolari di bar e ristoranti devono pagare cifre comprese tra 70 e 210 euro se nel proprio locale c'è un sottofondo musicale. O anche una tv accesa. Da mesi, centinaia, di lettere e solleciti stanno arrivando ai titolari di questi esercizi, firmati da Scf.
Mentre gli imprenditori imprecano e le associazioni di categoria si dividono (Cna e Confesercenti invitano a non pagare, Ascom consiglia di adeguarsi in attesa di un chiarimento legislativo), c'è anche chi si sente vittima di un sopruso e si oppone al balzello Scf per vie legali.
Laura Detti fa la parrucchiera a Sassofortino dal 2000 e nel suo bel salone non ha mai tenuto né uno stereo né una televisione. Lo possono testimoniare decine di clienti. A dicembre del 2008, però, si è vista recapitare una insolita richiesta di pagamento da parte della Scf. Si faceva riferimento alla diffusione in pubblico di musica (mai avvenuta) e ad un non meglio precisato controllo con tanto di rilascio del cosiddetto modulo di verifica (mai avvenuto).
Si è rivolta così agli avvocati Ulderico Brogi e Nicola Righini, per farsi assistere nella stesura di una diffida (nei confronti di Scf) a non reiterare richieste fumose e infondate. A gennaio 2009, dopo un concitato scambio di fax e raccomandate, Scf - stavolta attraverso l'ufficio legale - ha inviato alla giovane artigiana il bollettino di pagamento pari a 63,45 euro, allegando una missiva in cui si richiamava ancora una volta la legge sul diritto d'autore.
Laura Detti, a questo punto, ha deciso di passare al contrattacco. Ha chiesto ai suoi avvocati di fare causa a Scf per mettere fine allo stillicidio di richieste di somme di denaro non dovute, insistendo - al di là della totale infondatezza della richiesta - sul turbamento che ciò ha comportato e comporta per chi, come lei, esercita coraggiosamente un'attività in proprio.
A marzo 2009 Scf, consorzio che raduna oltre 250 case discografiche, è stato citato in giudizio davanti al Giudice di pace di Grosseto. La memoria che hanno presentato gli avvocati dello studio Brogi-Righini è dettagliatissima. A Scf si domanda innanzitutto quando e da parte di chi sarebbe avvenuto il famoso sopralluogo nel locale, quale musica fosse diffusa in quel momento e se esiste la certezza che si trattava di una casa discografica aderente al Consorzio. «Ovviamente - ribadiscono gli avvocati - nessun incaricato è mai stato a Sassofortino dalla signora Detti, altrimenti avrebbe notato che nel salone non c'erano fonogrammi. La Scf, quindi, non è in grado di fornire alcun modulo di verifica».
Ma non finisce qui. Gli avvocati della Detti, che il prossimo 4 dicembre si ritroveranno davanti al giudice di pace, insieme alla controparte, vanno giù duro e annunciano che altri artigiani si stanno accodando alla parrucchiera di Sassofortino. «A questa causa ne seguiranno molte altre. Vista l'assoluta infondatezza della pretesa vantata e della somma richiesta quello di Scf appare piuttosto un tentativo, seppur pervicace, di riscuotere soldi che non una convinta richiesta. Per questo al giudice di pace chiediamo un pronunciamento nel merito, motivando le nostre ragioni sulla base anche di precedenti sentenze».

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