La manifestazione
GIUSTIZIA LUMACA
Eredità contesa, blitz alle Poste
Federico Lazzotti
L'eredità contesa finisce con il pignoramento di un conto delle Poste per 58.770, 82 euro. Protagonista della battaglia legale una donna di 74 anni che dal 1986 aspetta di riscuotere i buoni fruttiferi che la madre le ha cointestato prima di morire
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GROSSETO. A bloccare la riscossione degli allora 12 milioni di lire, divisi in due agenzie, l'opposizione di uno dei quattro fratelli. Da ventitré anni Lucia Longo, 74 anni, cercava di avere l'eredità che sua madre le ha lasciato in buoni fruttiferi delle Poste. Ieri mattina il suo legale, Elena Pellegrini, con in mano la sentenza del Tribunale e una ingiunzione di pignoramento si è presentata all'ufficio centrale di piazza Roselli, a Grosseto. Ha dovuto aspettare oltre quattro ore ma alla fine ha pignorato un conto delle Poste.
Nel mirino dell'ufficiale giudiziario, Anna Marsicana, è finito un conto che sarà congelato fino alla decisione del Tribunale di Grosseto in merito all'opposizione fatta dall'avvocato dell'ufficio legale della Poste, Elisabetta Crociani, sulla sentenza di pignoramento emessa il 14 settembre di quest'anno dal giudice Michele Sfrecola.
La prima udienza è fissata per il 20 gennaio del prossimo anno. Quindi, almeno fino a quella data, la signora Longo che vive a Siena con la figlia disabile, non potrà avere i soldi che considera, a buon diritto, suoi. Ad assistere a questa ennesima puntata della battaglia legale tra le Poste e la signora anche una troupe di Striscia la Notizia con Moreno Morello in abito bianco d'ordinanza.
La battaglia legale inizia nell'ottobre del 1986 quando Margherita Briamonte, madre di Lucia Longo e di altri quattro figli, muore. L'anno prima la donna ha diviso l'eredità tra i cinque discendenti. A uno tocca la casa, a un altro soldi in contanti, a qualcun altro azioni e così via.
Alla secondogenita cointesta dieci buoni postali fruttiferi per un totale di 12 milioni e centomila di vecchie lire. «Nella sua mentalità era un modo per sottolineare che alla sua morte sarebbero passati a me», spiega la figlia. I conti vengono versati in due agenzie distinte: a Sant'Arcangelo, in provincia di Potenza da dove la famiglia proviene, e a Mezzana nel pisano dove l'anziana ha avuto l'ultima residenza.
Quando la madre muore la figlia si presenta agli sportelli delle due agenzie per ritirare l'eredità. Ma la legge in questi casi è chiara. «Il 50% è di diritto della persona a cui sono cointestati i buoni, ma l'altra metà viene divisa sull'asse ereditario». Insomma sei milioni spettano di diritto alla cointestataria ma l'altra metà vengono sono di diritto anche dei suoi quattro fratelli. E perché siano dati alla signora serve una procura speciale. «In tre firmano - si legge negli atti del processo - mentre il terzo non lo fa».
In pratica i soldi sarebbero liberi per nove decimi «ma invece di essere consegnati - spiegano i familiari della "vittima" - vengono congelati perché c'è l'opposizione di uno».
È da questo punto in poi che inizia la battaglia legale tra la signora Longo e le Poste. È del 15 ottobre del 2008, ventidue anni dopo la morte della madre, la sentenza del Tribunale di Pisa. Il giudice Stefano Tocci condanna il fratello oppositore a pagare le spese legali e dispone di liquidare alla secondogenita la metà dell'eredità, poco più di 25 mila euro.
Mentre l'altra dovrà essere divisa in cinque parti, quattro delle quali andranno alla stessa. Tutto risolto? Nemmeno per sogno perché anche stavolta le Poste non liquidano. Così si arriva all'emissione del decreto ingiuntivo del settembre scorso con il quale il presidente del Tribunale di Grosseto dispone il pagamento della somma di 46 mila euro e spiccioli a Lucia Longo.
Ieri mattina è scattato il pignoramento del conto delle Poste. Ma anche stavolta di quei soldi la signora non ha visto nemmeno un centesimo.
Nel mirino dell'ufficiale giudiziario, Anna Marsicana, è finito un conto che sarà congelato fino alla decisione del Tribunale di Grosseto in merito all'opposizione fatta dall'avvocato dell'ufficio legale della Poste, Elisabetta Crociani, sulla sentenza di pignoramento emessa il 14 settembre di quest'anno dal giudice Michele Sfrecola.
La prima udienza è fissata per il 20 gennaio del prossimo anno. Quindi, almeno fino a quella data, la signora Longo che vive a Siena con la figlia disabile, non potrà avere i soldi che considera, a buon diritto, suoi. Ad assistere a questa ennesima puntata della battaglia legale tra le Poste e la signora anche una troupe di Striscia la Notizia con Moreno Morello in abito bianco d'ordinanza.
La battaglia legale inizia nell'ottobre del 1986 quando Margherita Briamonte, madre di Lucia Longo e di altri quattro figli, muore. L'anno prima la donna ha diviso l'eredità tra i cinque discendenti. A uno tocca la casa, a un altro soldi in contanti, a qualcun altro azioni e così via.
Alla secondogenita cointesta dieci buoni postali fruttiferi per un totale di 12 milioni e centomila di vecchie lire. «Nella sua mentalità era un modo per sottolineare che alla sua morte sarebbero passati a me», spiega la figlia. I conti vengono versati in due agenzie distinte: a Sant'Arcangelo, in provincia di Potenza da dove la famiglia proviene, e a Mezzana nel pisano dove l'anziana ha avuto l'ultima residenza.
Quando la madre muore la figlia si presenta agli sportelli delle due agenzie per ritirare l'eredità. Ma la legge in questi casi è chiara. «Il 50% è di diritto della persona a cui sono cointestati i buoni, ma l'altra metà viene divisa sull'asse ereditario». Insomma sei milioni spettano di diritto alla cointestataria ma l'altra metà vengono sono di diritto anche dei suoi quattro fratelli. E perché siano dati alla signora serve una procura speciale. «In tre firmano - si legge negli atti del processo - mentre il terzo non lo fa».
In pratica i soldi sarebbero liberi per nove decimi «ma invece di essere consegnati - spiegano i familiari della "vittima" - vengono congelati perché c'è l'opposizione di uno».
È da questo punto in poi che inizia la battaglia legale tra la signora Longo e le Poste. È del 15 ottobre del 2008, ventidue anni dopo la morte della madre, la sentenza del Tribunale di Pisa. Il giudice Stefano Tocci condanna il fratello oppositore a pagare le spese legali e dispone di liquidare alla secondogenita la metà dell'eredità, poco più di 25 mila euro.
Mentre l'altra dovrà essere divisa in cinque parti, quattro delle quali andranno alla stessa. Tutto risolto? Nemmeno per sogno perché anche stavolta le Poste non liquidano. Così si arriva all'emissione del decreto ingiuntivo del settembre scorso con il quale il presidente del Tribunale di Grosseto dispone il pagamento della somma di 46 mila euro e spiccioli a Lucia Longo.
Ieri mattina è scattato il pignoramento del conto delle Poste. Ma anche stavolta di quei soldi la signora non ha visto nemmeno un centesimo.
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