Attenzione
Grosseto, boom degli esami del dna
Pierluigi Sposato
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LABORATORIO. Una specialista al lavoro con il microscopioGustavo Caldora, genetista grossetano, si occupa da anni della materia e in questo argomento si è specializzato alla Sapienza. Nel suo laboratorio le richieste sono quasi raddoppiate negli ultimi due anni. Richieste da parte di coppie in crisi, o quantomeno in dubbio. "Il 90% di chi viene perché ha un sospetto - dice il dottor Caldora - ci azzecca. Dentro ha un tarlo che lo divora"
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GROSSETO. Visti da fuori, i risvolti hanno la patente del boccaccesco. Sembrano materia prima ideale per barzellette salaci. Eppure l'accertamento della paternità è un test terribilmente serio e dalle conseguenze drammatiche. Anche perché è praticamente infallibile. Il dna non sbaglia. «La percentuale di attendibilità è del 99,99 per cento», dice il dottor Gustavo Caldora, genetista grossetano che si occupa da anni della materia e che in questo argomento si è specializzato alla Sapienza. E quel margine di errore? «È dovuto a un errore umano, ad esempio nel prelievo di un campione. Accanto alle mie apparecchiature tengo sempre la stampa con la scansione del mio dna: quando vedo che i dati dei campioni che sto analizzando tendono a mostrare quella struttura, capisco che c'è stato un inquinamento e che sto analizzando, che so?, una parte della mia saliva». Nel suo laboratorio le richieste sono quasi raddoppiate negli ultimi due anni. Richieste da parte di coppie in crisi, o quantomeno in dubbio. Persone che cercano certezze. «È un tarlo - spiega Caldora - Quando queste persone si siedono davanti a me, io chiedo sempre loro se hanno già valutato le conseguenze del risultato. Può essere devastante. Allora magari si alzano e dicono di volerci pensare: però tornano praticamente tutti. Anzi, tutti».
Nei laboratori del Biogen arrivano persone di tutti gli status sociali e da ogni località: ricchi o poveri, dalla città o dal paese. Perché la ricerca della certezza della paternità non si ferma davanti a niente. Magari il test non potrà dare indicazioni su presunte infedeltà antecedenti o posteriori: ma sui figli, su quel momento storico, non si scherza. E se le coppie si sfasciano quando il dna ha detto la sua verità, i sentimenti che si nutrono sul sangue del proprio sangue non vengono scalfiti. «No, i ragazzi appena sposati non vengono qui. Vengono gli over 40. Difficile però che vengano marito e moglie insieme. Comunque, chi viene vuole sapere. A tutti i costi».
Già i costi...
«Circolano su internet test a 300 euro. Mi chiedo che tipo di attendibilità abbiano... Da me, ma in tutti i laboratori che garantiscono serietà, si va dai 500 agli 800 euro a profilo. Dipende dalla difficoltà di estrazione».
Tempi?
«Un mese, perché gli esami siano fatti con serietà».
Quanti esami all'anno?
«Quelli forensi chiesti dalla magistratura sono 25-30 all'anno».
E gli accertamenti conoscitivi?
«Almeno il doppio. Sono aumentati del 40% negli ultimi due anni».
Da cosa dipende questo aumento?
«Anche dalla riduzione dei costi: sono dimezzati».
Perché la magistratura ordina esami di questo genere?
«Chiaramente per tutti i casi di omicidio, violenza sessuale, rapina, identificazioni di persona. Al di fuori di questi casi, ci sono le eredità. E sono casi in cui l'aspetto affettivo non trova spazio alcuno».
Cosa serve?
«Può bastare un tampone prelevato dalla bocca. Può essere anche anonimo, portato dalle persone interessate che mi dicono: questo è del padre, questo della madre, questo del figlio. Io non chiedo i documenti, non mi interessa. Chi viene qui, sa che uscirà con un risultato scientificamente attendible».
E tutti lo accettano?
«Non tutti, è vero. C'è chi chiede di ripetere. Non si rassegna: ma è una questione mentale. Io ho anche invitato molte persone ad andare altrove a ripetere il test. Ma so già quale sarà la risposta, fatto salvo quel margine di errore».
Il test conoscitivo ha valore legale?
«No. Ha valore soltanto quello chiesto dal magistrato. Però con questo test in mano, le persone fanno i propri passi, credo».
Vengono con dubbi o con certezze?
«Il 90 per cento di chi viene, perché ha un sospetto, ci azzecca. Un dato in linea con le statistiche nazionali secondo le quali il 10 per cento dei bambini che vengono al mondo sono figli di una persona diversa dal padre dichiarato».
Lei lavora in una piccola realtà e viene a sapere segreti e questioni di una delicatezza estrema. Magari si imbatte per la strada nella signora tale di cui ha scoperto l'infedeltà. È facile o difficile lavorare così?
«Beh, non sono piccole dimensioni. Noi lavoriamo tra Grosseto, Siena, Arezzo e Viterbo. È più facile che venga qualcuno di Viterbo qui da noi. Non conosce nessuno, nessuno lo conosce».
Nei laboratori del Biogen arrivano persone di tutti gli status sociali e da ogni località: ricchi o poveri, dalla città o dal paese. Perché la ricerca della certezza della paternità non si ferma davanti a niente. Magari il test non potrà dare indicazioni su presunte infedeltà antecedenti o posteriori: ma sui figli, su quel momento storico, non si scherza. E se le coppie si sfasciano quando il dna ha detto la sua verità, i sentimenti che si nutrono sul sangue del proprio sangue non vengono scalfiti. «No, i ragazzi appena sposati non vengono qui. Vengono gli over 40. Difficile però che vengano marito e moglie insieme. Comunque, chi viene vuole sapere. A tutti i costi».
Già i costi...
«Circolano su internet test a 300 euro. Mi chiedo che tipo di attendibilità abbiano... Da me, ma in tutti i laboratori che garantiscono serietà, si va dai 500 agli 800 euro a profilo. Dipende dalla difficoltà di estrazione».
Tempi?
«Un mese, perché gli esami siano fatti con serietà».
Quanti esami all'anno?
«Quelli forensi chiesti dalla magistratura sono 25-30 all'anno».
E gli accertamenti conoscitivi?
«Almeno il doppio. Sono aumentati del 40% negli ultimi due anni».
Da cosa dipende questo aumento?
«Anche dalla riduzione dei costi: sono dimezzati».
Perché la magistratura ordina esami di questo genere?
«Chiaramente per tutti i casi di omicidio, violenza sessuale, rapina, identificazioni di persona. Al di fuori di questi casi, ci sono le eredità. E sono casi in cui l'aspetto affettivo non trova spazio alcuno».
Cosa serve?
«Può bastare un tampone prelevato dalla bocca. Può essere anche anonimo, portato dalle persone interessate che mi dicono: questo è del padre, questo della madre, questo del figlio. Io non chiedo i documenti, non mi interessa. Chi viene qui, sa che uscirà con un risultato scientificamente attendible».
E tutti lo accettano?
«Non tutti, è vero. C'è chi chiede di ripetere. Non si rassegna: ma è una questione mentale. Io ho anche invitato molte persone ad andare altrove a ripetere il test. Ma so già quale sarà la risposta, fatto salvo quel margine di errore».
Il test conoscitivo ha valore legale?
«No. Ha valore soltanto quello chiesto dal magistrato. Però con questo test in mano, le persone fanno i propri passi, credo».
Vengono con dubbi o con certezze?
«Il 90 per cento di chi viene, perché ha un sospetto, ci azzecca. Un dato in linea con le statistiche nazionali secondo le quali il 10 per cento dei bambini che vengono al mondo sono figli di una persona diversa dal padre dichiarato».
Lei lavora in una piccola realtà e viene a sapere segreti e questioni di una delicatezza estrema. Magari si imbatte per la strada nella signora tale di cui ha scoperto l'infedeltà. È facile o difficile lavorare così?
«Beh, non sono piccole dimensioni. Noi lavoriamo tra Grosseto, Siena, Arezzo e Viterbo. È più facile che venga qualcuno di Viterbo qui da noi. Non conosce nessuno, nessuno lo conosce».
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