La manifestazione
Grosseto
Dodici aziende contro il Comune
Guido Fiorini
◗
COMMERCIO. L’assessore Moreno Canuti ha la delega al settoreCOMMERCIO Oggi è la prima domenica di chiusura con le nuove norme, ma grandi negozi e supermercati non ci stanno
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GROSSETO. "Oggi, domenica 15 novembre, i negozi sono chiusi. Ci scusiamo con i cittadini per il disagio provocato che non dipende dalla nostra volontà. Sottolineiamo che questa chiusura è stata imposta da una delibera della giunta comunale": questa la frase che dodici grandi aziende del commercio, fra cui tutti i supermercati, hanno voluto su una pagina a pagamento del nostro giornale.
La protesta (è a pagina XIV, ndr) arriva da Unicoop Tirreno, Pam, Conad, Ipersidis, Sma, Coin, KL Moda & Sport, Dueffe Sport, Scarpamondo, La Gardenia, Andreini Giocattoli e Maury's. E non si ferma a un semplice "alzare la voce" attraverso il nostro giornale. I titolari delle aziende, che si sono riuniti venerdì per decidere la strategia migliore, hanno anche affidato ai rispettivi uffici legali l'incarico di fare ricorso contro la delibera di giunta e tornare al "sempre aperti".
«Il danno per noi è enorme - spiega Orazio Olivo, di Coin -. E anche per la clientela, anche se poi i consumatori possono sempre muoversi. In fondo basta andare a Follonica o Orbetello (vedi a lato, ndr) per trovare sempre aperto. Perché deve essere chiaro: la volontà è politica, non c'era un obbligo di individuare delle chiusure. Lucca, Siena e Firenze, ad esempio, pur aprendo correttamente l'"osservatorio sul commercio", non hanno cambiato niente».
Le dodici aziende hanno così deciso di andare per vie legali: «Siamo tutti i più grandi negozi cittadini - spiega Olivo -. Con noi c'è anche Oviesse, che non compare sulla pagina solo perché i responsabili locali non hanno fatto in tempo ad avere l'autorizzazione dalla casa madre. Abbiamo provato anche a quantificare il danno: i dodici negozi, tutti insieme, ogni domenica perdono circa 2000 ore di lavoro. E i dipendenti, tanti, non prendono il "bonus" per il festivo. E poi c'è l'indotto. Un esempio? La Pam, ogni domenica, vende circa 300 kg di pane. E il latte fresco. Tutta roba che arriva da altre aziende locali».
Già in settimana prossima è in programma una nuova riunione. Nell'occasione sarà deciso che tipo di azione legale intraprendere.
«Abbiamo verificato - spiega Alessandro Andreini, di Andreini Giocattoli, presidente dei giovani imprenditori dell'Ascom - che la domenca da noi vengono soprattutto clienti dalla provincia. È gente che gli altri giorni non può arrivare fino a Grosseto, perché lavora. Insomma, diamo un servizio. E ora siamo costretti a sospenderlo, creando prima di tutto un danno ai consumatori stessi».
Quindi ci sarà presto il ricorso: «Ne parleremo nel corso della prossima riunione, entro qualche giorno. Non riusciamo a capire perché il Comune di Grosseto abbia una linea diversa dagli altri grandi centri della zona».
La protesta (è a pagina XIV, ndr) arriva da Unicoop Tirreno, Pam, Conad, Ipersidis, Sma, Coin, KL Moda & Sport, Dueffe Sport, Scarpamondo, La Gardenia, Andreini Giocattoli e Maury's. E non si ferma a un semplice "alzare la voce" attraverso il nostro giornale. I titolari delle aziende, che si sono riuniti venerdì per decidere la strategia migliore, hanno anche affidato ai rispettivi uffici legali l'incarico di fare ricorso contro la delibera di giunta e tornare al "sempre aperti".
«Il danno per noi è enorme - spiega Orazio Olivo, di Coin -. E anche per la clientela, anche se poi i consumatori possono sempre muoversi. In fondo basta andare a Follonica o Orbetello (vedi a lato, ndr) per trovare sempre aperto. Perché deve essere chiaro: la volontà è politica, non c'era un obbligo di individuare delle chiusure. Lucca, Siena e Firenze, ad esempio, pur aprendo correttamente l'"osservatorio sul commercio", non hanno cambiato niente».
Le dodici aziende hanno così deciso di andare per vie legali: «Siamo tutti i più grandi negozi cittadini - spiega Olivo -. Con noi c'è anche Oviesse, che non compare sulla pagina solo perché i responsabili locali non hanno fatto in tempo ad avere l'autorizzazione dalla casa madre. Abbiamo provato anche a quantificare il danno: i dodici negozi, tutti insieme, ogni domenica perdono circa 2000 ore di lavoro. E i dipendenti, tanti, non prendono il "bonus" per il festivo. E poi c'è l'indotto. Un esempio? La Pam, ogni domenica, vende circa 300 kg di pane. E il latte fresco. Tutta roba che arriva da altre aziende locali».
Già in settimana prossima è in programma una nuova riunione. Nell'occasione sarà deciso che tipo di azione legale intraprendere.
«Abbiamo verificato - spiega Alessandro Andreini, di Andreini Giocattoli, presidente dei giovani imprenditori dell'Ascom - che la domenca da noi vengono soprattutto clienti dalla provincia. È gente che gli altri giorni non può arrivare fino a Grosseto, perché lavora. Insomma, diamo un servizio. E ora siamo costretti a sospenderlo, creando prima di tutto un danno ai consumatori stessi».
Quindi ci sarà presto il ricorso: «Ne parleremo nel corso della prossima riunione, entro qualche giorno. Non riusciamo a capire perché il Comune di Grosseto abbia una linea diversa dagli altri grandi centri della zona».
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