Il dolore
RIFIUTI
Una gara da 1,5 miliardi di euro
Guido Fiorini
Soldi spalmati su 15 anni e tre province, ma una buona fetta potrebbe comunque essere destinata a Grosseto e alla Maremma. Sempre che il Coseca, grazie all'alleanze con le altre aziende della zona, vinca la gara, indetta dall'Ato Rifiuti, per il gestore unico dei rifiuti della Toscana del Sud
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GROSSETO. La torta è enorme: un miliardo e mezzo di euro, oltre 2900 miliardi delle vecchie lire. Soldi spalmati su 15 anni e tre province, ma una buona fetta potrebbe comunque essere destinata a Grosseto e alla Maremma. Sempre che il Coseca, grazie all'alleanze con le altre aziende della zona, vinca la gara, indetta dall'Ato Rifiuti, per il gestore unico dei rifiuti della Toscana del Sud.
Ma la gara, ormai giunta ai giorni decisivi, la prima "scrematura" di partecipanti sarà fatta a gennaio, pare non interessare alla politica grossetana. Si parla di inceneritore, porta a porta, piccoli impianti alle Strillaie: solo briciole rispetto alla torta che sta per essere messa sul piatto. Briciole che poi di quella torta, a parte l'inceneritore che è fuori dal piano provinciale, andranno a far parte. E si corre il rischio che la torta venga gestita da "teste" che possono essere altrove, anche all'estero. Poi le scelte le faranno loro e la Maremma potrà solo subirle.
Intanto il Coseca va avanti per partecipare, insieme alle altre aziende di Siena e Arezzo. È stata costituita una Rti (raggruppamento temporaneo di imprese) con Sienambiente, Casentino Servizi, Csa e Csai. Manca solo Aisa, ma fra poco aderirà anche quest'ultima azienda.
«Stiamo cercando - spiega Saimo Biliotti, presidente del Coseca - anche partners finanziari e industriali per allargare il gruppo e partecipare con chanches di vittoria. Stiamo già lavorando all'offerta. A gennaio ci sarà una prima prequalifica. A giugno le aziende prequalificate saranno chiamate a presentare l'offerta dall'Ato Toscana Sud. E con gennaio 2011 ci sarà il gestore unico. I tempi sono abbastanza stretti».
Cento milioni di euro all'anno per 15 anni. Che succederà in caso di vittoria? E di sconfitta?
«Sono scenari diversi. Vincendo gestiremmo il servizio. E il "business" resterà in Maremma, con una regia locale. E con guadagni che ricadranno sulla zona. Perdendo resteremmo proprietari degli immobili, ma tutti i dipendenti e i servizi passerebbero al nuovo gestore».
Il Coseca, però, recentemente non è stato ricapitalizzato.
«Vero, ma a fine novembre ne riparleremo. E le cose non sono collegate. Anche se un'azienda più forte avrebbe più peso nella fase successiva, dopo l'eventuale vittoria della gara. E comunque la ricapitalizzazione aveva altri scopi».
Quali presidente?
«A realizzare impianti e prendere partecipazioni in aziende per la differenziata. Noi adesso abbiamo il problema dell'organico, perché con il porta a porta ne raccogliamo molto più di prima, circa 10mila tonnellate oltre le previsioni del piano (40mila tonnellate contro 31mila, ndr). Per 4 mesi ce lo accolgono a Montespertoli. Ma per otto mesi dobbiamo portarlo a Padova, spendendo 120 euro a tonnellata. Vorremmo realizzare a Valpiana un "digestore" da 10mila tonnellate, che riduce l'organico del 70%. Due conti veloci: 7000 tonnellate in meno a Padova sono 840mila euro di risparmio. L'impianto costa 2,3 milioni, ma produce 500mila euro di energia elettrica. Si ripaga in due anni e poi inizia a guadagnare».
E le partecipazioni?
«Le materie prime-seconde, da porta a porta, non sono più appetibili come un tempo. Le aziende che le lavorano le accolgono sempre meno volentieri. Diventando soci di Ecolat e Revet, non avremmo più problemi. Ma impianto e le partecipazioni sono impossibili senza ricapitalizzazioni».
E Biliotti cosa pensa dell'inceneritore?
«È fuori dal piano, non dico nulla. Però a mio avviso, pur spingendo il porta a porta al 60/70%, il resto va bruciato. Per limitare al minimo quanto viene portato in discarica».
Ma la gara, ormai giunta ai giorni decisivi, la prima "scrematura" di partecipanti sarà fatta a gennaio, pare non interessare alla politica grossetana. Si parla di inceneritore, porta a porta, piccoli impianti alle Strillaie: solo briciole rispetto alla torta che sta per essere messa sul piatto. Briciole che poi di quella torta, a parte l'inceneritore che è fuori dal piano provinciale, andranno a far parte. E si corre il rischio che la torta venga gestita da "teste" che possono essere altrove, anche all'estero. Poi le scelte le faranno loro e la Maremma potrà solo subirle.
Intanto il Coseca va avanti per partecipare, insieme alle altre aziende di Siena e Arezzo. È stata costituita una Rti (raggruppamento temporaneo di imprese) con Sienambiente, Casentino Servizi, Csa e Csai. Manca solo Aisa, ma fra poco aderirà anche quest'ultima azienda.
«Stiamo cercando - spiega Saimo Biliotti, presidente del Coseca - anche partners finanziari e industriali per allargare il gruppo e partecipare con chanches di vittoria. Stiamo già lavorando all'offerta. A gennaio ci sarà una prima prequalifica. A giugno le aziende prequalificate saranno chiamate a presentare l'offerta dall'Ato Toscana Sud. E con gennaio 2011 ci sarà il gestore unico. I tempi sono abbastanza stretti».
Cento milioni di euro all'anno per 15 anni. Che succederà in caso di vittoria? E di sconfitta?
«Sono scenari diversi. Vincendo gestiremmo il servizio. E il "business" resterà in Maremma, con una regia locale. E con guadagni che ricadranno sulla zona. Perdendo resteremmo proprietari degli immobili, ma tutti i dipendenti e i servizi passerebbero al nuovo gestore».
Il Coseca, però, recentemente non è stato ricapitalizzato.
«Vero, ma a fine novembre ne riparleremo. E le cose non sono collegate. Anche se un'azienda più forte avrebbe più peso nella fase successiva, dopo l'eventuale vittoria della gara. E comunque la ricapitalizzazione aveva altri scopi».
Quali presidente?
«A realizzare impianti e prendere partecipazioni in aziende per la differenziata. Noi adesso abbiamo il problema dell'organico, perché con il porta a porta ne raccogliamo molto più di prima, circa 10mila tonnellate oltre le previsioni del piano (40mila tonnellate contro 31mila, ndr). Per 4 mesi ce lo accolgono a Montespertoli. Ma per otto mesi dobbiamo portarlo a Padova, spendendo 120 euro a tonnellata. Vorremmo realizzare a Valpiana un "digestore" da 10mila tonnellate, che riduce l'organico del 70%. Due conti veloci: 7000 tonnellate in meno a Padova sono 840mila euro di risparmio. L'impianto costa 2,3 milioni, ma produce 500mila euro di energia elettrica. Si ripaga in due anni e poi inizia a guadagnare».
E le partecipazioni?
«Le materie prime-seconde, da porta a porta, non sono più appetibili come un tempo. Le aziende che le lavorano le accolgono sempre meno volentieri. Diventando soci di Ecolat e Revet, non avremmo più problemi. Ma impianto e le partecipazioni sono impossibili senza ricapitalizzazioni».
E Biliotti cosa pensa dell'inceneritore?
«È fuori dal piano, non dico nulla. Però a mio avviso, pur spingendo il porta a porta al 60/70%, il resto va bruciato. Per limitare al minimo quanto viene portato in discarica».
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