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Niente permesso dai vigiliPuerto Baracoa chiudequattordici senza lavoro

Francesca Ferri
<strong>RABBIA </strong>In alto lo staff del Baracoa A fianco Skin e sotto Roy Paci: due concerti annullati
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RABBIA In alto lo staff del Baracoa A fianco Skin e sotto Roy Paci: due concerti annullati

Skin non canterà a Grosseto. Né lo faranno Giuliano Palma, Modena City Ramblers, Skiantos e Sizzla Kalony. Sfuma la possibilità di avere in città il fior fiore di artisti nazionali e internazionali

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GROSSETO. Skin non canterà a Grosseto. Né lo faranno Giuliano Palma, Modena City Ramblers, Skiantos e Sizzla Kalony. Sfuma la possibilità di avere in città il fior fiore di artisti nazionali e internazionali perché il Puerto Baracoa, il live club di Grosseto dove si sarebbero esibiti, chiude. E lo fa sbattendo la porta. Ieri pomeriggio, infatti, a poche ore dall'inizio dello spettacolo è stata improvvisamente negata al locale di via Nepal l'autorizzazione a continuare la programmazione artistica.
«Stasera (ieri, ndc) sono costretto a licenziare quattordici persone - esordisce con rabbia il signor Antonio che, con la socia Paola, gestisce il Puerto Baracoa - e rimanderò a casa tutti gli artisti ingaggiati. Sessantamila euro di contratti già anticipati fino a gennaio che vanno in fumo e trattative svanite come quella con la cantante degli Skunk Anansie. Per non parlare di tutto l'indotto intorno alla nostra attività: fonici, agenti di sicurezza, fornitori e albergatori per l'ospitalità degli artisti. Centinaia di migliaia di euro persi».
Musi lunghi tra lo staff, il direttore artistico e il gruppo dei Miwa, arrivato per esibirsi e costretto a tornare indietro. Amarezza per una stagione iniziata tra le polemiche sull'annunciata esibizione di un cantante omofobo e proseguita peggio con quattro sopralluoghi nel giro di pochi giorni a fine ottobre. Inizia da quel momento, infatti, un tira e molla per il certificato di prevenzione incendi - documento che ogni locale di spettacolo deve possedere - ora rilasciato, ora sospeso per difformità ereditate dalla precedente gestione e, curiosamente, mai contestate nella stagione 2008-2009.
I proprietari si danno da fare per assicurare che tutto torni in regola e, lo scorso fine settimana, sia la commissione comunale di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo - nominata per verificare i requisiti - sia l'analoga commissione provinciale danno in extremis il via libera per suonare. Ma altri sopralluoghi, in settimana, reclamano un nuovo progetto dell'impianto elettrico e il certificato di messa a terra. Nell'indaffaratissimo venerdì di ieri tutto si sistema a tempo di record, ma non basta. «Il nostro tecnico - spiega Alberto - ha sistemato tutto e alle 14 di oggi (ieri), la commissione mi ha assicurato a voce che il locale era addirittura più sicuro che nel weekend precedente e che mi avrebbero ripristinata la licenza antincendio in tempo utile per lo spettacolo della sera». Pronti ad aprire alle 19, quelli del Baracoa per scrupolo chiamano alle 17 il comando dei vigili urbani per sapere se la firma del comandante Felice Carullo è già in calce all'ordinanza. Ma dalla cornetta arriva una doccia fredda: il comandante non firmerà. Sembra che, nonostante i documenti in regola, ci siano ancora piccole difformità da sistemare e per questo l'autorizzazione poteva essere data solo con riserva: aprire sì, ma con l'obbligo di sistemare le ultime cose entro 30 giorni. Una soluzione che, pare, non ha convinto il comandante. «E allora - spiega il titolare - chiudo e per sempre». Ma non finisce qui. «Perché - si chiede - questo cambio di rotta all'ultimo momento? Se non avessi telefonato e avessi aperto il locale rischiavo la galera. E poi, perché non tutte le incongruenze sono venute fuori al primo sopralluogo? E come mai le commissioni hanno dato pareri discordanti?». Le perplessità riguardano soprattutto quella comunale che, secondo Alberto, non garantirebbe del tutto un giudizio imparziale.
«La qualità musicale che offriamo è rara - spiega Alberto - e imprese come il Puerto Baracoa andrebbero semmai facilitate. Qui invece sembra quasi di voler istigare al reato». Dunque la decisione di ricorrere alle vie legali. «Querelerò la commissione - conclude Alberto - perché troppe persone ci stanno rimettendo e se devo chiudere io, deve smettere di occuparsi di queste questioni anche chi non ne è all'altezza».

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di Redazione web