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«Aiuto, papà picchia mamma»

<strong>FINANZA. </strong>Madre e figlio sono andati in piazza del Popolo a denunciare l’uomo
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FINANZA. Madre e figlio sono andati in piazza del Popolo a denunciare l’uomo

Picchiata, umiliata, maltrattata. E chiusa in casa. Tanto che dopo anni di permanenza in Italia la giovane donna ancora non parla una sola parola di italiano, ma solo un incomprensibile dialetto aramaico

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GROSSETO. Picchiata, umiliata, maltrattata. E chiusa in casa. Tanto che dopo anni di permanenza in Italia la giovane donna ancora non parla una sola parola di italiano, ma solo un incomprensibile dialetto aramaico, parlato in alcune zone della Siria. Però l'uomo, un operaio ora disoccupato, 31 anni, regolare in Italia, è finito in carcere, arrestato in un locale pubblico del centro dalla Guardia di Finanza. Per lui l'accusa è maltrattamenti in famiglia, lesioni personali, abbandono di minori e violenza privata.
Così le fiamme gialle hanno messo la parola fine ad una vicenda familiare molto triste, che si è trascinata per anni, condita di violenze, minacce e vere e proprio botte.
È stato il figlio della coppia, studente alle elementari, a denunciare il padre. Quando non ce l'ha fatta più hatrovato il coraggio di alzare lacornetta e dare l'allarme. Ma non è stato facile, nel clima familiare di terrore, avvertire i finanzieri.
«Mio padre ci perseguita, fa del male alla mamma» urlava il bimbo chiamando il 117. Ma in pochi secondi era costretto a riattaccare, impaurito. «Abbiamo paura, è una persecuzione» e ancora giù la cornetta, per il timore di essere scoperto. Sono state tante telefonate, ma non abbastanza lunghe da consentire ai militari di rintracciare la chiamata e individuare da dove provenisse.
Le telefonate risalgono a maggio. Probabilmente il bimbo, vivendo in centro, ha deciso di chiamare la Finanza, che proprio in centro ha la caserma, e conosceva il numero "117". Non poteva conoscere qual è il compito principale dei finanzieri. Ma, al tempo stesso, ha dato modo alle fiamme gialle di dimostrare che il corpo riesce ad avere anche un importante ruolo sociale.
Dopo più di un mese di telefonate, almeno una-due ogni settimana, finalmente il figlio e la madre, approfittando dell'assenza dell'uomo, si sono presentati alla caserma di piazza del Popolo e hanno deciso di raccontare la loro triste storia.
O, meglio, le violenze, le minacce e le vessazioni le ha raccontate il bimbo, traducendo le parole della madre. La donna, in tanti anni di permanenza in Italia, non è riuscita a imparare neppure una parola della nostra lingua, in quanto non le è mai stato permesso di uscire e tantomeno di avere contatti con altre persone. Così la donna, tramite il figlio, ha spiegato che il clima di terrore in famiglia era iniziato dopo che, stanca del carattere del marito, aveva deciso di chiedere la separazione. Un clima di terrore presto allargato anche alle persone che la stavano aiutando.
Così la Finanza ha iniziato le indagini, coordinate dal comandante provinciale colonnello Fernando Greco e dal comandante di compagnia De Meo. Sono state analizzate le conversazioni fra moglie e marito, registrate di nascosto e sono stati acquisiti tutti i referti medici e tutte le denunce presentate dalla donna. Intanto le minacce e le violenze sono proseguite, per tutta l'estate. Alla fine, qualche settimana fa, la donna ha dovuto allontanarsi dall'abitazione e rivolgersi ai servizi sociali.
A questo punto la Guardia di Finanza ha chiesto al giudice delle indagini preliminari un'ordinanza di custodia e, dopo averla ottenuta, ha rintracciato l'uomo in un locale pubblico del centro e lo ha arrestato. Adesso si trova nel carcere di via Saffi, dove resterà almeno fino alla convalida. Poi saranno chieste misure perché non torni in contatto con la famiglia.
Figlio e moglie sono così potuti tornare nella propria abitazione. (g.f.)

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