Sicurezza
I musulmani non hanno simboli
«Per noi islamici la religione è nel cuore»
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ISLAMICI Presidente della comunità Mohamed RhallabL'Islam non ha simboli: niente croce come per i cristiani o la stella di David degli ebrei. Ma sul crocifisso nelle scuole i musulmani grossetani non battono ciglio. «La fede sta dentro il cuore». Lo spiega il presidente della comunità islamica grossetana Mohamed Rhallab
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GROSSETO. L'Islam non ha simboli: niente croce come per i cristiani o la stella di David degli ebrei. Ma sul crocifisso nelle scuole i musulmani grossetani non battono ciglio. «La fede sta dentro il cuore».
Lo spiega il presidente della comunità islamica grossetana Mohamed Rhallab. «Il crocifisso - va avanti - non cambia il nostro rapporto con dio e mi sorprende tutto questo parlare intorno all'argomento». Su una popolazione scolastica che in Maremma tocca 27mila studenti, 2800 sono stranieri di cui il 60 per cento musulmani. Quasi mille e 700 ragazzi e ragazze che ogni giorno varcano la soglia dell'aula e lì, accanto a cattedra e lavagna, trovano l'immagine più sacra di una religione diversa dalla loro. «Il clima che si respira nelle scuole - dice Rhallab - è di dialogo e apertura. Abbiamo pregato insieme ai cattolici e sono convinto che l'integrazione vera passi per percorsi che vanno al di là della rimozione dei crocifissi».
A proposito di radici religiose e culturali, come vivono i giovani musulmani grossetani il retaggio della loro cultura? «È importante che anche in Italia - spiega Mohamed Rhallab - i nostri figli conoscano la lingua araba, anche solo per poter leggere un giornale. È una ricchezza irrinunciabile per loro». Per questo fino all'anno scorso era aperta una scuola nella sede della comunità, frequentata da una quarantina di bambini. «Dopo lo sgombero seguito al crollo di aprile - conclude il presidente Rhallab - non abbiamo ancora una sede sostitutiva, ma speriamo di trovare presto gli spazi. E speriamo che in futuro si possa trasformare in una scuola vera e propria».(f.f.)
Lo spiega il presidente della comunità islamica grossetana Mohamed Rhallab. «Il crocifisso - va avanti - non cambia il nostro rapporto con dio e mi sorprende tutto questo parlare intorno all'argomento». Su una popolazione scolastica che in Maremma tocca 27mila studenti, 2800 sono stranieri di cui il 60 per cento musulmani. Quasi mille e 700 ragazzi e ragazze che ogni giorno varcano la soglia dell'aula e lì, accanto a cattedra e lavagna, trovano l'immagine più sacra di una religione diversa dalla loro. «Il clima che si respira nelle scuole - dice Rhallab - è di dialogo e apertura. Abbiamo pregato insieme ai cattolici e sono convinto che l'integrazione vera passi per percorsi che vanno al di là della rimozione dei crocifissi».
A proposito di radici religiose e culturali, come vivono i giovani musulmani grossetani il retaggio della loro cultura? «È importante che anche in Italia - spiega Mohamed Rhallab - i nostri figli conoscano la lingua araba, anche solo per poter leggere un giornale. È una ricchezza irrinunciabile per loro». Per questo fino all'anno scorso era aperta una scuola nella sede della comunità, frequentata da una quarantina di bambini. «Dopo lo sgombero seguito al crollo di aprile - conclude il presidente Rhallab - non abbiamo ancora una sede sostitutiva, ma speriamo di trovare presto gli spazi. E speriamo che in futuro si possa trasformare in una scuola vera e propria».(f.f.)
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