Italia
Falsificazioni di documenti
Documenti falsi per separarsi
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TRIBUNALE. Da una causa di separazione ad una denuncia penaleÈ una vicenda squisitamente privata la separazione tra coniugi. Ma è un vicenda che assume interesse penale se il giudice chiamato a decidere sul merito viene quasi indotto in errore con documenti non autentici
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GROSSETO. È una vicenda squisitamente privata la separazione tra coniugi. Ma è un vicenda che assume interesse penale se il giudice chiamato a decidere sul merito viene quasi indotto in errore con documenti non autentici. Così la pensa la Procura che ha chiesto il rinvio a giudizio di una donna.
L'accusa nei confronti della ex moglie è falsità in atto privato: perché visionando quei fogli il magistrato sarebbe stato indotto a pronunciarsi favorevolmente alla donna.
Un episodio confinato nel tentativo, secondo l'accusa, che ha portato comunque al rinvio a giudizio della donna, una follonichese di 51 anni, per l'udienza del 19 marzo.
Tutto era partito nell'aprile 2008 con la querela del marito, un medico ortopedico. Lei ne era assistente e dunque per motivi di lavoro aveva accesso a determinati documenti per l'attività di libero professionista firmati in bianco: tali documenti erano destinati alla stampa su carta intestata di minute relative a perizie.
Su questi fogli firmati in bianco, la donna avrebbe avrebbe scritto o fatto scrivere un atto privato che avrebbe comportato effetti giuridici diversi da quelli a cui era autorizzata.
Quale atto privato? Una scrittura appartemente datata "Follonica, 7 giugno 2006", un foglio sottoscritto in calce da entrambi nel quale si definivano patti relativi ai componenti di tutta la famiglia, anche in relazione alla separazione.
Un'altra scrittura privata è però nel mirino della Procura: quella del 15 maggio 2006, quattro fogli sottoscritti da entrambi, riportante una lista di oggetti di valore già contenuti in una cassetta di sicurezza.
Una volta di fronte al giudice civile, questi fogli erano stati prodotti dalla donna.
Il magistato, anche sulla base delle prove che sarebbero state così fraudolentemente esposte, aveva deciso a favore della donna, ritenendo - a sua insaputa - veri i documenti forniti. Il tutto fino al gennaio dell'anno scorso.
Ad aprile il marito aveva sporto querela e quindi i carabinieri avevano ascoltato le persone informate sui fatti, svolgendo anche altre indagini.
L'accusa nei confronti della ex moglie è falsità in atto privato: perché visionando quei fogli il magistrato sarebbe stato indotto a pronunciarsi favorevolmente alla donna.
Un episodio confinato nel tentativo, secondo l'accusa, che ha portato comunque al rinvio a giudizio della donna, una follonichese di 51 anni, per l'udienza del 19 marzo.
Tutto era partito nell'aprile 2008 con la querela del marito, un medico ortopedico. Lei ne era assistente e dunque per motivi di lavoro aveva accesso a determinati documenti per l'attività di libero professionista firmati in bianco: tali documenti erano destinati alla stampa su carta intestata di minute relative a perizie.
Su questi fogli firmati in bianco, la donna avrebbe avrebbe scritto o fatto scrivere un atto privato che avrebbe comportato effetti giuridici diversi da quelli a cui era autorizzata.
Quale atto privato? Una scrittura appartemente datata "Follonica, 7 giugno 2006", un foglio sottoscritto in calce da entrambi nel quale si definivano patti relativi ai componenti di tutta la famiglia, anche in relazione alla separazione.
Un'altra scrittura privata è però nel mirino della Procura: quella del 15 maggio 2006, quattro fogli sottoscritti da entrambi, riportante una lista di oggetti di valore già contenuti in una cassetta di sicurezza.
Una volta di fronte al giudice civile, questi fogli erano stati prodotti dalla donna.
Il magistato, anche sulla base delle prove che sarebbero state così fraudolentemente esposte, aveva deciso a favore della donna, ritenendo - a sua insaputa - veri i documenti forniti. Il tutto fino al gennaio dell'anno scorso.
Ad aprile il marito aveva sporto querela e quindi i carabinieri avevano ascoltato le persone informate sui fatti, svolgendo anche altre indagini.
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