La manifestazione
La guerra del commercio
«Un accordo? Il tempo è scaduto»
Emilio Guariglia
◗
ASCOM CONTRO LEGACOOP In alto Paolo Regina, a fianco Antonio TerribileSordi per anni a tutte le nostre richieste. Appoggiamo il progetto del Casalone che ci ha dato garanzie E non si torna indietro
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GROSSETO. La guerra del commercio a Grosseto ormai si combatte in campo aperto. Dopo qualche mese di battaglie segrete e pubblica prudenza, il fronte della diplomazia è rotto. Non da oggi, certo: la mossa delle associazioni di categoria (Ascom e Confesercenti), che nella scorsa primavera hanno presentato un ricorso al Tar mirato a bloccare la nascita dell'ipermercato Coop al Commendone, ha già da mesi chiarito a tutti la durezza dello scontro in atto. E a cancellare ogni sospetto di trattative sotterranee fra le parti, ci ha pensato due giorni fa Antonio Terribile, presidente di Legacoop.
Il quale con una secca nota stampa ha consegnato l'ultimatum ufficiale a commercianti e artigiani grossetani: o ci fate sapere se vi interessa trattare con noi l'accesso nel nuovo mega centro commerciale che sorgerà tra Grosseto e Roselle - ha detto Terribile - oppure noi tiriamo dritti per la nostra strada. Il che significa, in soldoni, che gli spazi commerciali intorno all'Ipercoop del Commendone verranno ceduti a importanti catene di franchising, ovvero proprio quel che Ascom e Confesercenti più temono per la sopravvivenza stessa dei piccoli negozi cittadini.
Ma cosa faranno, a questo punto, le associazioni di categoria? Il "Terribile aut aut" di Legacoop le ridurrà a più miti consigli? Torneranno a Canossa ai piedi del colosso Coop? Proprio per niente. Anzi. L'inasprirsi del braccio di ferro sembra non dispiacere ai "piccoli". Almeno a giudicare dalla replica che Paolo Regina, direttore di Ascom Grosseto, indirizza a Terribile.
Regina, perché, come dice il presidente di Legacoop, avete evitato il dialogo sull'ipermercato, nonostante i ripetuti inviti di Unicoop?
«Perché è l'esatto contrario: Coop non ha mai raccolto i nostri segnali di disponibilità e le nostre richieste, se non attraverso un incontro tardivo, accordatoci a giochi ormai fatti. Noi di segnali ne avevamo inviati tanti, anche allo stesso Terribile dubito dopo la sua nomina a presidente di Legacoop».
Ma cosa "chiedevano", i vostri segnali?
«Chiedevamo una riduzione delle superfici del mega polo commerciale in progetto, e una corsia preferenziale per l'accesso degli imprenditori grossetani alla struttura. Una sorta di priorità e un trattamento economico accessibile. Ma tranne qualche generico "vedremo", di risposte o di inviti al confronto nessuna traccia».
Ora però, sia pure in forma ultimativa, sembrano tendervi la mano: accetterete?
«No. Il treno è passato. E d'altra parte abbiamo deciso di scommettere, semmai, sul grande polo commerciale alternativo che potrebbe essere pronto, a breve, al Casalone».
Quel polo, però, è "sub judice" per controverse questioni giuridiche e urbanistiche. Se il Casalone salta, che succede?
«Meglio! Così non avremo né l'uno né l'altro. Al di là delle battute, io dico che se un centro commerciale dovrà esserci, noi preferiamo sia quello del Casalone. Perché, più piccolo, avrà un impatto meno pesante. E perché, in virtù del dialogo che noi sin dall'inizio abbiamo instaurato con i privati imprenditori che lo stanno realizzando, potrà addirittura essere una chanche. Qui le garanzie della famosa "corsia preferenziale" per i grossetani ci sono tutte».
Ma se davvero alla fine questa guerra fra tutti portasse all'"aborto" di entrambi i progetti, non vi sentireste colpevoli per i posti di lavoro perduti?
«No. Perché per 100 posti che potrebbe offrire l'Ipercoop, ne salterebbero 200 in città. Non esistono mica solo i dipendenti, ma anche i piccoli imprenditori che a loro volta danno lavoro a decine di persone».
Ma davvero avete chiuso tutte le porte al dialogo con Unicoop?
«Noi il dialogo non lo abbiamo mai rifiutato. Ma per dialogare bisogna essere in due. La disponibilità al confronto c'è sempre, ma ormai credo sia troppo tardi. Perché noi guardiamo ad altri progetti, e due ipermercati a Grosseto, si sa, non si possono fare...».
Il quale con una secca nota stampa ha consegnato l'ultimatum ufficiale a commercianti e artigiani grossetani: o ci fate sapere se vi interessa trattare con noi l'accesso nel nuovo mega centro commerciale che sorgerà tra Grosseto e Roselle - ha detto Terribile - oppure noi tiriamo dritti per la nostra strada. Il che significa, in soldoni, che gli spazi commerciali intorno all'Ipercoop del Commendone verranno ceduti a importanti catene di franchising, ovvero proprio quel che Ascom e Confesercenti più temono per la sopravvivenza stessa dei piccoli negozi cittadini.
Ma cosa faranno, a questo punto, le associazioni di categoria? Il "Terribile aut aut" di Legacoop le ridurrà a più miti consigli? Torneranno a Canossa ai piedi del colosso Coop? Proprio per niente. Anzi. L'inasprirsi del braccio di ferro sembra non dispiacere ai "piccoli". Almeno a giudicare dalla replica che Paolo Regina, direttore di Ascom Grosseto, indirizza a Terribile.
Regina, perché, come dice il presidente di Legacoop, avete evitato il dialogo sull'ipermercato, nonostante i ripetuti inviti di Unicoop?
«Perché è l'esatto contrario: Coop non ha mai raccolto i nostri segnali di disponibilità e le nostre richieste, se non attraverso un incontro tardivo, accordatoci a giochi ormai fatti. Noi di segnali ne avevamo inviati tanti, anche allo stesso Terribile dubito dopo la sua nomina a presidente di Legacoop».
Ma cosa "chiedevano", i vostri segnali?
«Chiedevamo una riduzione delle superfici del mega polo commerciale in progetto, e una corsia preferenziale per l'accesso degli imprenditori grossetani alla struttura. Una sorta di priorità e un trattamento economico accessibile. Ma tranne qualche generico "vedremo", di risposte o di inviti al confronto nessuna traccia».
Ora però, sia pure in forma ultimativa, sembrano tendervi la mano: accetterete?
«No. Il treno è passato. E d'altra parte abbiamo deciso di scommettere, semmai, sul grande polo commerciale alternativo che potrebbe essere pronto, a breve, al Casalone».
Quel polo, però, è "sub judice" per controverse questioni giuridiche e urbanistiche. Se il Casalone salta, che succede?
«Meglio! Così non avremo né l'uno né l'altro. Al di là delle battute, io dico che se un centro commerciale dovrà esserci, noi preferiamo sia quello del Casalone. Perché, più piccolo, avrà un impatto meno pesante. E perché, in virtù del dialogo che noi sin dall'inizio abbiamo instaurato con i privati imprenditori che lo stanno realizzando, potrà addirittura essere una chanche. Qui le garanzie della famosa "corsia preferenziale" per i grossetani ci sono tutte».
Ma se davvero alla fine questa guerra fra tutti portasse all'"aborto" di entrambi i progetti, non vi sentireste colpevoli per i posti di lavoro perduti?
«No. Perché per 100 posti che potrebbe offrire l'Ipercoop, ne salterebbero 200 in città. Non esistono mica solo i dipendenti, ma anche i piccoli imprenditori che a loro volta danno lavoro a decine di persone».
Ma davvero avete chiuso tutte le porte al dialogo con Unicoop?
«Noi il dialogo non lo abbiamo mai rifiutato. Ma per dialogare bisogna essere in due. La disponibilità al confronto c'è sempre, ma ormai credo sia troppo tardi. Perché noi guardiamo ad altri progetti, e due ipermercati a Grosseto, si sa, non si possono fare...».
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