Attenzione
GROSSETO
Il divieto di sosta c'è manon si dice: multe pazzea Marina e Principina
Francesca Ferri
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SOSTA SELVAGGIA nelle pinete grossetane Ma nessun cartello vieta i parcheggiI verbali li fa la polizia municipale e i soldi li incassa la Provincia, che da 15 anni dimentica di installare i cartelli. Solo l'estate scorsa 200 sanzioni da 172 euro
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GROSSETO. Il codice della strada non basta. Per parcheggiare l'auto a Marina di Grosseto bisogna conoscere anche la normativa regionale sulla circolazione fuori strada dei veicoli a motore. Sembra assurdo? Rassegnatevi o, se preferite, correte il rischio di parcheggiare in una zona di divieto di sosta dove, però, il divieto non è segnalato. E siate pronti a sborsare 172 euro di multa.
La denuncia parte da un turista, Alberto Catapano, che all'alba del 26 luglio scorso arriva a Marina di Grosseto per trascorrere le vacanze. Di parcheggi liberi, la domenica in piena stagione, neanche l'ombra. L'unica ombra disponibile è quella sotto i pini a lato di piazza Risorgimento, la piazza del mercato, dove il signor Catapano trova un posticino ritagliato tra altre vetture, non lontano dall'ufficio postale. Non in pineta, si badi bene - dove basta un po' di buon senso per intuire che è rischioso mettere le ruote - ma accanto a un parcheggio regolarmente segnalato, in un tratto di suolo non asfaltato. «Mi sono assicurato - spiega il signor Alberto - che non ci fossero divieti e per sicurezza ho chiesto anche a un residente. Quando sono tornato dopo un paio di ore, ho trovato sul parabrezza della mia auto e di quelle vicine la contravvenzione». Lì accanto, col blocchetto fresco di multe ancora in mano, la vigilessa attorniata dagli altri automobilisti che non sente ragioni: una legge della Regione, spiega ai multati, vieta di parcheggiare vicino alle pinete. Risultato: 172 euro di multa e, per il signor Alberto, la sensazione di non essere "colpevole" al cento per cento.
Una sensazione che trova conferme. A partire dalla legge applicata dalla vigilessa, la 48 del 1994 che regola la circolazione dei mezzi a motore su strade diverse da quelle urbane, extraurbane, locali e autostrade e in tutte le zone fuori strada stabilite espressamente dal Comune «per ragioni di polizia locale, urbana e rurale o per la tutela della stabilità del suolo». Insomma, strade sterrate come la porzione di terreno dove Alberto ha parcheggiato l'auto. Strade dove non si può transitare né sostare. «L'area a ridosso della pineta - conferma il comandante della Municipale, Felice Carullo - è una zona vulnerabile e con le nuove marmitte catalitiche che si riscaldano molto, c'è il rischio altissimo di incendiare gli aghi di pino». Sacrosanto, dunque, prendere provvedimenti per scongiurare gli incendi. Ma perché, se c'è un rischio di incendio, nessun cartello frena gli automobilisti, non solo per evitare la multa ma, ben più importante, per non rischiare di essere causa inconsapevole di un incendio? «Non si può pretendere che i turisti studino i codici regionali prima di andare in vacanza», osserva a ragione il signor Alberto. E qui la questione si complica.
La legge regionale, infatti, non impone esplicitamente di piantare cartelli di divieto di sosta. O meglio: obbliga le Province a farlo ma solo dopo aver individuato i percorsi da fare a piedi. Perché - e qui sta l'inghippo - la norma regionale è stata pensata soprattutto per le aree protette come i grandi parchi, dove prima si traccia il sentiero escursionistico, poi ci si mette un cartello di divieto di circolazione con auto o moto.
Un caso che non è quello del piccolo parco urbano in piazza Risorgimento a Marina. «La segnaletica non è prevista - conferma il comandante Carullo - e proprio per questo delimitiamo con il nastro di plastica bianco e rosso le zone interdette al transito e alla sosta. Il problema è che, puntualmente, viene rimosso così come le staccionate. Per questo consegniamo sempre insieme anche un foglietto con spiegate le ragioni della multa».
Insomma, la sosta delle auto è vietata per tutelare la pineta dall'incendio ma nessun cartello tutela gli automobilisti dalle contravvenzioni e dal rischio di diventare ignari piromani. Perché gli incendi, di certo, non si spengono a suon di multe.
La denuncia parte da un turista, Alberto Catapano, che all'alba del 26 luglio scorso arriva a Marina di Grosseto per trascorrere le vacanze. Di parcheggi liberi, la domenica in piena stagione, neanche l'ombra. L'unica ombra disponibile è quella sotto i pini a lato di piazza Risorgimento, la piazza del mercato, dove il signor Catapano trova un posticino ritagliato tra altre vetture, non lontano dall'ufficio postale. Non in pineta, si badi bene - dove basta un po' di buon senso per intuire che è rischioso mettere le ruote - ma accanto a un parcheggio regolarmente segnalato, in un tratto di suolo non asfaltato. «Mi sono assicurato - spiega il signor Alberto - che non ci fossero divieti e per sicurezza ho chiesto anche a un residente. Quando sono tornato dopo un paio di ore, ho trovato sul parabrezza della mia auto e di quelle vicine la contravvenzione». Lì accanto, col blocchetto fresco di multe ancora in mano, la vigilessa attorniata dagli altri automobilisti che non sente ragioni: una legge della Regione, spiega ai multati, vieta di parcheggiare vicino alle pinete. Risultato: 172 euro di multa e, per il signor Alberto, la sensazione di non essere "colpevole" al cento per cento.
Una sensazione che trova conferme. A partire dalla legge applicata dalla vigilessa, la 48 del 1994 che regola la circolazione dei mezzi a motore su strade diverse da quelle urbane, extraurbane, locali e autostrade e in tutte le zone fuori strada stabilite espressamente dal Comune «per ragioni di polizia locale, urbana e rurale o per la tutela della stabilità del suolo». Insomma, strade sterrate come la porzione di terreno dove Alberto ha parcheggiato l'auto. Strade dove non si può transitare né sostare. «L'area a ridosso della pineta - conferma il comandante della Municipale, Felice Carullo - è una zona vulnerabile e con le nuove marmitte catalitiche che si riscaldano molto, c'è il rischio altissimo di incendiare gli aghi di pino». Sacrosanto, dunque, prendere provvedimenti per scongiurare gli incendi. Ma perché, se c'è un rischio di incendio, nessun cartello frena gli automobilisti, non solo per evitare la multa ma, ben più importante, per non rischiare di essere causa inconsapevole di un incendio? «Non si può pretendere che i turisti studino i codici regionali prima di andare in vacanza», osserva a ragione il signor Alberto. E qui la questione si complica.
La legge regionale, infatti, non impone esplicitamente di piantare cartelli di divieto di sosta. O meglio: obbliga le Province a farlo ma solo dopo aver individuato i percorsi da fare a piedi. Perché - e qui sta l'inghippo - la norma regionale è stata pensata soprattutto per le aree protette come i grandi parchi, dove prima si traccia il sentiero escursionistico, poi ci si mette un cartello di divieto di circolazione con auto o moto.
Un caso che non è quello del piccolo parco urbano in piazza Risorgimento a Marina. «La segnaletica non è prevista - conferma il comandante Carullo - e proprio per questo delimitiamo con il nastro di plastica bianco e rosso le zone interdette al transito e alla sosta. Il problema è che, puntualmente, viene rimosso così come le staccionate. Per questo consegniamo sempre insieme anche un foglietto con spiegate le ragioni della multa».
Insomma, la sosta delle auto è vietata per tutelare la pineta dall'incendio ma nessun cartello tutela gli automobilisti dalle contravvenzioni e dal rischio di diventare ignari piromani. Perché gli incendi, di certo, non si spengono a suon di multe.
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