Finanza
processo
Nei guai per i gratta e vinci
Pierluigi Sposato
«Questi tagliandi sono irregolari, li sequestriamo». «Come li sequestrate? Me li ha dati il magazzino del Monopolio di stato!». Conversazioni di questo genere si erano svolte nel corso dei primi mesi del 2006 quando la guardia di finanza dette il via a un blitz che portò in provincia e fuori al sequestro di decine di migliaia di biglietti per le lotterie istantanee
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GROSSETO. «Questi tagliandi sono irregolari, li sequestriamo». «Come li sequestrate? Me li ha dati il magazzino del Monopolio di stato!». Conversazioni di questo genere si erano svolte nel corso dei primi mesi del 2006 quando la guardia di finanza dette il via a un blitz che portò in provincia e fuori al sequestro di decine di migliaia di biglietti per le lotterie istantanee che non avrebbero avuto l'autorizzazione dell'Amministrazione autonoma Monopoli di Stato. E ora sono nei guai in 21.
A conclusione delle indagini, sono stati citati a giudizio (il processo inizia domani) non soltanto i titolari dei Magazzini di via Lucania e via Sardegna ma anche i rivenditori dei biglietti - tabaccherie o comunque pubblici esercizi - rintracciati anche mediante i registri dei Magazzini: i primi sono imputati per la distribuzione, i secondi per la vendita. Dove è possibile, la Procura ha indicato i quantativi di tagliandi: solo quelli trovati nella disponibilità dei due distributori superano le 32mila unità. Gatto Gatto, Joker, Doppia la coppia, Black Slot, Casinò Casinò, Super Fruit i nomi dei tagliandi dei giochi che la Procura della repubblica individua come irregolari e che vennero sequestrati nei magazzini dei distributori. Non tutti i rivenditori sono stati trovati in possesso di ogni tipo di tagliando. Normalmente, gli acquisti erano fatti in blocchi di 500 o anche mille tagliandi. Sia in quelle stesse settimane che successivamente, in varie parti d'Italia la guardia di finanza aveva compiuto altre operazioni simili. Nel processo che si sta per aprire a Grosseto non sono citati a giudizio gli ideatori dei tagliandi.
I difensori degli imputati, specialmente quelli dei distributori - e a maggior ragione quelli dei tabaccai, ultimo anello di una catena lunghissima che parte dalla ditta ideatrice e da quella che stampa i tagliandi - sono invece del parere che tutto sia in regola. Perché in questo caso non si tratterebbe di una lotteria istantanea, come ipotizza la Procura, ma di un concorso a premio debitamente autorizzato. Lo studio legale Formiconi aveva promosso istanza di dissequestro, respinta a livello locale ma accolta dalla Corte di Cassazione. E l'Amministrazione dei Monopoli, interpellata al riguardo, ha fatto sapere di non ritenersi raggirata o danneggiata da questa forma di gioco. Al punto che non sarebbe intenzionata a costituirsi parte civile nel procedimento che vede domani la sua prima udienza.
Un gioco che sfrutta certamente la voglia di... grattare, giocare e vincere degli italiani tutti ma che rientrerebbe nelle forme regolarmente autorizzate dal ministero delle Finanze. Una questione di diritto che il giudice Puliatti è chiamato a dirimere. Tutto parte dall'articolo 4 della legge 401 del 1989, la stessa tra l'altro che punisce chi organizza il Totonero ma anche (con il Daspo) chi si rende protagonista di atti violenti negli stadi.
Concorso a premio o lotteria istantanea? Secondo la difesa, chi comprava quel tagliando comprava un prodotto (o meglio una parte di esso) e non vinceva del denaro. Perché? Perché il "gioco" avveniva in due fasi. Una volta con il biglietto in mano, l'acquirente veniva invitato a grattare una patina, sotto la quale compariva un codice. Tale codice andava inserito nell'apposita pagina internet di un sito dedicato, predisposto naturalmente dall'organizzatore dell'iniziativa. In caso di vincita, sempre secondo la difesa, l'unico beneficio che arrivava al giocatore era una sorta di "ricarica", ad esempio da 5 euro, che cumulata con altre concorreva a raggiungere il totale necessario ad acquistare un libro, o un volume di enciclopedia o qualcosa di similare. Nessuna vincita di denaro diretta, insomma. E per questo motivo non si tratterebbe di lotteria istantanea, perché non circolavano soldi.
A conclusione delle indagini, sono stati citati a giudizio (il processo inizia domani) non soltanto i titolari dei Magazzini di via Lucania e via Sardegna ma anche i rivenditori dei biglietti - tabaccherie o comunque pubblici esercizi - rintracciati anche mediante i registri dei Magazzini: i primi sono imputati per la distribuzione, i secondi per la vendita. Dove è possibile, la Procura ha indicato i quantativi di tagliandi: solo quelli trovati nella disponibilità dei due distributori superano le 32mila unità. Gatto Gatto, Joker, Doppia la coppia, Black Slot, Casinò Casinò, Super Fruit i nomi dei tagliandi dei giochi che la Procura della repubblica individua come irregolari e che vennero sequestrati nei magazzini dei distributori. Non tutti i rivenditori sono stati trovati in possesso di ogni tipo di tagliando. Normalmente, gli acquisti erano fatti in blocchi di 500 o anche mille tagliandi. Sia in quelle stesse settimane che successivamente, in varie parti d'Italia la guardia di finanza aveva compiuto altre operazioni simili. Nel processo che si sta per aprire a Grosseto non sono citati a giudizio gli ideatori dei tagliandi.
I difensori degli imputati, specialmente quelli dei distributori - e a maggior ragione quelli dei tabaccai, ultimo anello di una catena lunghissima che parte dalla ditta ideatrice e da quella che stampa i tagliandi - sono invece del parere che tutto sia in regola. Perché in questo caso non si tratterebbe di una lotteria istantanea, come ipotizza la Procura, ma di un concorso a premio debitamente autorizzato. Lo studio legale Formiconi aveva promosso istanza di dissequestro, respinta a livello locale ma accolta dalla Corte di Cassazione. E l'Amministrazione dei Monopoli, interpellata al riguardo, ha fatto sapere di non ritenersi raggirata o danneggiata da questa forma di gioco. Al punto che non sarebbe intenzionata a costituirsi parte civile nel procedimento che vede domani la sua prima udienza.
Un gioco che sfrutta certamente la voglia di... grattare, giocare e vincere degli italiani tutti ma che rientrerebbe nelle forme regolarmente autorizzate dal ministero delle Finanze. Una questione di diritto che il giudice Puliatti è chiamato a dirimere. Tutto parte dall'articolo 4 della legge 401 del 1989, la stessa tra l'altro che punisce chi organizza il Totonero ma anche (con il Daspo) chi si rende protagonista di atti violenti negli stadi.
Concorso a premio o lotteria istantanea? Secondo la difesa, chi comprava quel tagliando comprava un prodotto (o meglio una parte di esso) e non vinceva del denaro. Perché? Perché il "gioco" avveniva in due fasi. Una volta con il biglietto in mano, l'acquirente veniva invitato a grattare una patina, sotto la quale compariva un codice. Tale codice andava inserito nell'apposita pagina internet di un sito dedicato, predisposto naturalmente dall'organizzatore dell'iniziativa. In caso di vincita, sempre secondo la difesa, l'unico beneficio che arrivava al giocatore era una sorta di "ricarica", ad esempio da 5 euro, che cumulata con altre concorreva a raggiungere il totale necessario ad acquistare un libro, o un volume di enciclopedia o qualcosa di similare. Nessuna vincita di denaro diretta, insomma. E per questo motivo non si tratterebbe di lotteria istantanea, perché non circolavano soldi.
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