Attenzione
Ufficiale e gentildonna
Ecco il tenente Mazzoni«Orgogliosa della divisa»
Federico Lazzotti
◗
DIETRO LA SCRIVANIA. Il tenente Roberta Mazzoni, 31 anni, comanda il nucleo Radiomobile di GrossetoUfficiale e gentildonna. Del militare il tenente Mazzoni ha divisa, testa e valori. Della donna Roberta Mazzoni conserva sorriso, caschetto e qualche imbarazzo a parlare della vita privata. Gradi sulle spalle e genere femminile, insieme, fanno la prima donna al comando di un nucleo dei carabinieri in Maremma in quasi due secoli di storia
3 MINUTI DI LETTURA
GROSSETO. Ufficiale e gentildonna. Del militare il tenente Mazzoni ha divisa, testa e valori. Della donna Roberta Mazzoni conserva sorriso, caschetto e qualche imbarazzo a parlare della vita privata.
Gradi sulle spalle e genere femminile, insieme, fanno la prima donna al comando di un nucleo dei carabinieri in Maremma in quasi due secoli di storia. Lei, marchigiana, 31 anni, con la passione per la Spagna dove ha trascorso un anno in Erasmus e i monti sibillini, ci accoglie nel suo ufficio che fino a qualche giorno fa è stato di Emiliano Zatelli. «Scusate il disordine. Vi prego non ci fate caso», dice come farebbe qualsiasi padrona di casa. La parete dietro alla scrivania è ancora spoglia. Di suo il tenente ha attaccato solo un'immagine dei monti sibillini «un paesaggio a cui sono legata». Accanto il ritratto di Napolitano, del comandante dell'Arma e una caricatura in divisa. «Devo ancora finire di mettere a posto e attaccare il resto», dice prima di iniziare.
Squilla il telefono. «Pronto, tenente Mazzoni». La voce è quella che guida il pronto intervento in città, il tono è di chi ha la ricetta per non farsi intimorire dalle pressioni e da un mondo che parla ancora al maschile. «Non nascondo - ammette - che c'è un po' d'orgoglio nell'essere donna in questo ambiente. Ma credo sia solo una questione di disabitudine, per lo più italiana, nel vedere una signora ricoprire ruoli dirigenziali: in politica come nelle grandi aziende. La cosa importante nel mio caso è il rispetto delle regole, i valori e l'equilibrio nella vita privata che ti permette di sopportare le pressioni e gestire un gruppo di persone».
Laureata a Perugia in Chimica e Tecnologia farmaceutiche, tra provette e molecole ha capito che la divisa era la sua strada quando alla sua età c'è chi sogna di entrare nella casa del Grande Fratello. «Era il luglio del 2002, avevo 24 anni e mi stavo per laureare. In quel periodo ho capito che stare chiusa in laboratorio non faceva per me. Così ho iniziato a guardarmi intorno». In tv passava una delle prime serie del maresciallo Rocca e l'Arma due anni prima aveva aperto le porte alle donne. «Ricordavo - continua - le pubblicità che invitavano ragazzi e ragazze a entrare nei carabinieri. La vita militare mi affascinava da sempre anche se non ho esempi simili in famiglia. Così ho scoperto che con la mia laurea sarei potuta entrare nel Nas, il nucleo che si occupa della tutela della salute».
Prima del grande salto un master all'università di Parma per il controllo e la qualità dei prodotti. A 26 anni, nel 2004, la divisa: il servizio al raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche di Roma, poi il corso alla scuola ufficiali, sempre nella capitale. A Grosseto è arrivata un mese fa. «È una città vivibile: c'è il mare, la montagna. Ricorda la mia terra». Del suo lavoro ha un'idea precisa. «Per farlo bene bisogna essere vicini alla gente. Alle esigenze dell'anziano come del bambino. Ogni giorno tocchiamo la sofferenza e questo rende il nostro lavoro tanto impegnativo quanto gratificante». Della sua vita privata preferisce non parlare. «Ho già detto anche troppo», saluta arrossendo. Ufficiale e gentildonna.
Gradi sulle spalle e genere femminile, insieme, fanno la prima donna al comando di un nucleo dei carabinieri in Maremma in quasi due secoli di storia. Lei, marchigiana, 31 anni, con la passione per la Spagna dove ha trascorso un anno in Erasmus e i monti sibillini, ci accoglie nel suo ufficio che fino a qualche giorno fa è stato di Emiliano Zatelli. «Scusate il disordine. Vi prego non ci fate caso», dice come farebbe qualsiasi padrona di casa. La parete dietro alla scrivania è ancora spoglia. Di suo il tenente ha attaccato solo un'immagine dei monti sibillini «un paesaggio a cui sono legata». Accanto il ritratto di Napolitano, del comandante dell'Arma e una caricatura in divisa. «Devo ancora finire di mettere a posto e attaccare il resto», dice prima di iniziare.
Squilla il telefono. «Pronto, tenente Mazzoni». La voce è quella che guida il pronto intervento in città, il tono è di chi ha la ricetta per non farsi intimorire dalle pressioni e da un mondo che parla ancora al maschile. «Non nascondo - ammette - che c'è un po' d'orgoglio nell'essere donna in questo ambiente. Ma credo sia solo una questione di disabitudine, per lo più italiana, nel vedere una signora ricoprire ruoli dirigenziali: in politica come nelle grandi aziende. La cosa importante nel mio caso è il rispetto delle regole, i valori e l'equilibrio nella vita privata che ti permette di sopportare le pressioni e gestire un gruppo di persone».
Laureata a Perugia in Chimica e Tecnologia farmaceutiche, tra provette e molecole ha capito che la divisa era la sua strada quando alla sua età c'è chi sogna di entrare nella casa del Grande Fratello. «Era il luglio del 2002, avevo 24 anni e mi stavo per laureare. In quel periodo ho capito che stare chiusa in laboratorio non faceva per me. Così ho iniziato a guardarmi intorno». In tv passava una delle prime serie del maresciallo Rocca e l'Arma due anni prima aveva aperto le porte alle donne. «Ricordavo - continua - le pubblicità che invitavano ragazzi e ragazze a entrare nei carabinieri. La vita militare mi affascinava da sempre anche se non ho esempi simili in famiglia. Così ho scoperto che con la mia laurea sarei potuta entrare nel Nas, il nucleo che si occupa della tutela della salute».
Prima del grande salto un master all'università di Parma per il controllo e la qualità dei prodotti. A 26 anni, nel 2004, la divisa: il servizio al raggruppamento carabinieri investigazioni scientifiche di Roma, poi il corso alla scuola ufficiali, sempre nella capitale. A Grosseto è arrivata un mese fa. «È una città vivibile: c'è il mare, la montagna. Ricorda la mia terra». Del suo lavoro ha un'idea precisa. «Per farlo bene bisogna essere vicini alla gente. Alle esigenze dell'anziano come del bambino. Ogni giorno tocchiamo la sofferenza e questo rende il nostro lavoro tanto impegnativo quanto gratificante». Della sua vita privata preferisce non parlare. «Ho già detto anche troppo», saluta arrossendo. Ufficiale e gentildonna.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
