Il Tirreno

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GROSSETO

All'ufficio Asl non risponde nessuno,ma chi chiama deve pagare lo stesso

Francesca Ferri
<strong>OSPEDALE.</strong> Misericordia
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OSPEDALE. Misericordia

Dopo pochi minuti di attesa la chiamata veniva trasferita e gli scatti partivano

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GROSSETO. È riuscito a sbrigliare un complicatissimo groviglio nelle linee telefoniche dell'Asl ma si dovuto arrendere di fronte alla burocrazia. È il caso di Alberto Minucci apparso sulle pagine del Tirreno lo scorso gennaio. Il precedente 5 novembre 2008, Minucci, un 56enne grossetano, chiama l'ufficio di Medicina legale dell'Asl per avere notizie sulla pensione di invalidità della mamma. Trascorre più di un minuto senza risposta e così riattacca.

Ma, dopo qualche secondo, a sorpresa, arriva un sms della compagnia telefonica con l'addebito per la chiamata: 28 centesimi. Sorpreso di vedersi accollare il costo per una conversazione che non c'è stata, Minucci chiama di nuovo e, ancora una volta, nessuno risponde ma puntuale arriva la notifica: 22 centesimi. Terzo tentativo, stessa storia per un totale di 78 centesimi. Chiede spiegazioni all'Asl e scopre che anche se nessuno alza la cornetta, perché dopo qualche secondo, viene dirottata sul centralino facendo partire la conta degli scatti.

78 centesimi sono una cifra irrisoria, si dice Minucci, ma perché accettare una palese ingiustizia? Seguono settimane di telefonate, incontri anche con il responsabile delle telecomunicazioni dell'Asl, l'ingegnere Sandro Pinzaferri, lettere e scuse formali. E una prima vittoria Minucci la ottiene: il 21 gennaio l'Asl rende operative alcune modifiche al sistema telefonico che permettono a chi chiama di avere sempre una risposta. Trascorsi 30 secondi con il telefono che suona a vuoto e dirottati sul centralino, gli utenti ricevono indicazioni sulle opzioni praticabili (rimanere in attesa, essere dirottati su un altro interno e così via).

Niente lieto fine, invece, per i 79 centesimi che Minucci sperava di recuperare. «Una pura questione di principio» spiega. Tutto si paralizza nella ragnatela della burocrazia. Per prima cosa, come sottolineano dall'Asl, i 78 centesimi non sono finiti nelle casse dell'azienda sanitaria ma sono stati addebitati dalla Telecom direttamente a Minucci. Un rimborso diretto da parte dell'azienda si configurerebbe dunque come "distrazione di denaro pubblico". Inoltre, nel regolamento dell'Asl non è previsto che si rimborsino spese come quella sostenuta dal signor Alberto.

Per questo il direttore amministrativo Francesco Ghelardi, si è detto disponibile a titolo personale e non come rappresentante dell'azienda (perché in questi termini non gli sarebbe possibile) a corrispondere lui stesso la somma; un gesto personale - sottoliunea l'Asl -, nel pieno rispetto della dignità della persona, senza alcun intento offensivo, ma come attenzione verso il cittadino-utente. L'unica alternativa possibile, a questo punto, è chiedere formalmente il risarcimento del danno subito».

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