Il Tirreno

Grosseto

NEGOZI APERTI: PRO E CONTRO

Domeniche con lo shoppingIl vescovo boccia il Comune

Francesca Ferri
<strong>IL VESCOVO </strong>Monsignor Franco Agostinelli
◗
IL VESCOVO Monsignor Franco Agostinelli

Il vescovo lo aveva detto chiaramente già alla vigilia della nuova ordinanza sul commercio, e lo ripete oggi che le nuove regole sulle aperture domenicali dei negozi del comune di Grosseto sono diventate legge: la domenica non è fatta per lo shopping

3 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. Il vescovo lo aveva detto chiaramente già alla vigilia della nuova ordinanza sul commercio, e lo ripete oggi che le nuove regole sulle aperture domenicali dei negozi del comune di Grosseto sono diventate legge: la domenica non è fatta per lo shopping.

Monsignor Franco Agostinelli e la Commissione diocesana per la pastorale sociale e del lavoro bocciano senza appello la decisione dell'amministrazione di consentire agli esercizi commerciali di rimanere aperti - se lo desiderano - tre domeniche al mese e, nelle località balneari, anche durante le festività del 1º gennaio, Pasqua, 25 aprile, 1 maggio, 15 agosto e 25 dicembre.

Un'ordinanza, quella firmata lunedì scorso, che è una deroga a quanto stabilito dalla legge regionale del 2005.

Secondo Firenze, infatti, i negozi toscani devono rimanere chiusi tutte le domeniche dell'anno tranne otto eccezioni, a meno che i Comuni non concordino soluzioni alternative con le associazioni di categoria. Così ha fatto Grosseto, stabilendo di non stravolgere quanto avveniva fino a ieri, e cioè permettere ai negozi di rimanere sempre aperti.

Ma 41 domeniche all'anno di shopping rappresentano, secondo il capo della diocesi, «un problema» e due punti in particolare sono contestati: i presunti benefici sul piano economico e occupazionale che commercianti e addetti del settore otterrebbero lavorando sette giorni su sette, e quella che a detta di molti è la maggiore libertà che il cittadino consumatore guadagnerebbe con più tempo a disposizione da dedicare ai consumi.

«Non è dimostrabile - spiega il vescovo - che il prolungamento domenicale degli orari di apertura degli esercizi commerciali determini maggiori consumi, mentre è assolutamente incontrovertibile e facilmente valutabile l'incremento dei costi per la struttura distributiva».

Dall'altro punto di vista, poi, c'è una riflessione sul concetto di "libertà". «In una società e in un'epoca nelle quali è universalmente riconosciuto che siamo tutti affetti, chi più e chi meno, da eccesso di consumismo - spiega il vescovo - ritenere che un incremento del tempo disponibile per lo shopping possa determinare una più ampia libertà dell'uomo, contribuendo al suo bene individuale e sociale, appare francamente insostenibile».

Un rimprovero nemmeno troppo velato va al Comune, accusato di non saper fare scelte a lungo termine. «Purtroppo nella pratica amministrativa ed economica - spiega Agostinelli - si rischia spesso di essere distolti dai particolari e dalle esigenze contingenti ed è difficile affrontare i problemi con obiettività e razionalità in un orizzonte di lungo periodo».

Ma non solo critiche. Dalla diocesi arriva anche una proposta. «Su questi temi sarebbe auspicabile, più che una concertazione locale, un patto a livello statale o europeo, come hanno proposto gli europarlamentari cattolici che hanno recentemente sottoscritto una dichiarazione "sulla protezione della domenica non lavorativa quale pilastro fondamentale del modello sociale europeo e parte del patrimonio culturale europeo"».

«Probabilmente - conclude il vescovo - chi pensa di disporne con disinvoltura dovrebbe riservargli maggiore rispetto e riflessioni più ponderate».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

L'approfondimento
Bolkestein

Spiagge, indennizzi: così verranno risarciti i balneari che perdono le aste – Come si calcola il valore da rimborsare

di Matteo Tuccini