Il Tirreno

Grosseto

INCIVILTÀ URBANA

Parcheggi selvaggi, disabili ko

Francesca Ferri
Parcheggi selvaggi, disabili ko

«Scusa tanto, tesoro, ma mi fanno male le gambe». È quanto si è sentita rispondere la presidente del Comitato per l'Accesso - Lorella Ronconi - quando, attraversate le strisce pedonali di via dei Mille, stava per salire con la sua carrozzina sul marciapiede e si è vista parare davanti una grossa Mercedes

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GROSSETO. «Scusa tanto, tesoro, ma mi fanno male le gambe». È quanto si è sentita rispondere la presidente del Comitato per l'Accesso - Lorella Ronconi - quando, attraversate le strisce pedonali di via dei Mille, stava per salire con la sua carrozzina sul marciapiede e si è vista parare davanti una grossa Mercedes. La signora al volante, sulla sessantina, aveva appena finito la manovra per sistemare l'auto giusto davanti allo scivolo che consente ai disabili - ma anche ai genitori coi passeggini - di salire sul marciapiede; e scendeva dalla vettura per nulla intenzionata a sgomberare il passaggio.
Anzi, ben decisa a infischiarsene delle regole in virtù di un "mal di gambe" sventolato in faccia a chi - sulla sedia a rotelle - le gambe nemmeno le può usare.

Un caso limite, forse. Ma il copione delle auto lasciate davanti agli scivoli per disabili, purtroppo, va in scena spesso in città. «Non spesso - spiega Ronconi che, con il Comitato per l'Accesso e altre dieci associazioni, affianca il Comune nel lavoro di abbattimento delle barriere architettoniche - ma sempre. Gli scivoli dei marciapiedi sono quotidianamente inaccessibili».

Esagera, Lorella? Macché. È bastato farsi un giretto di mezz'ora intorno alle Mura, ieri mattina, per trovare una decina di esempi "freschi di giornata" tra via Matteotti, via Tripoli, via Arno. Con casi limite di chi si piazza proprio sulle strisce pedonali, impedendo un passaggio sicuro anche ai fortunati che le gambe ce le hanno sane e robuste.

«Il Comune - incalza la Ronconi - si sta dando da fare per abbattere le barriere architettoniche. Purtroppo però esiste una barriera ancora più insormontabile, da demolire: quella culturale».

Tirata di orecchie, dunque, agli automobilisti o, perlomeno, a quelli di loro che non si fanno scrupoli di parcheggiare l'auto dove è vietato dalla legge e dalla coscienza. Non solo davanti agli scivoli di accesso ai marciapiedi, ma anche negli spazi riservati alle auto delle persone disabili. «Quattro anni fa - spiega Lorella Ronconi - avviammo una campagna di sensibilizzazione contro il parcheggio selvaggio. Per un mese alcuni volontari lasciarono sui cruscotti delle auto trovate in divieto di sosta una multa simbolica: "Complimenti - recitava il messaggio - lei ha parcheggiato in un posto riservato per persone disabili". In un'ora raccogliemmo dalle 30 alle 40 multe, ma evidentemente le cose non sono migliorate. Le macchine ingombrano sia gli scivoli con l'archetto bianco e rosso e il cartello blu con la sagoma della carrozzina, sia quelli semplici, che non sono esplicitamente riservati ai disabili ma sono comunque fondamentali per renderci autonomi negli spostamenti».

Non va meglio con i parcheggi riservati, che sono oltre un centinaio in città fra quelli nominali (che può richiedere alla polizia municipale chi abbia la certificazione di invalidità e non sia titolare di un garage o di un box accessibile) e quelli pubblici che si trovano vicino agli uffici e ai luoghi di interesse generale e nei parcheggi cittadini (due ogni 50 stalli).

Cento posti che, evidentemente, fanno gola a molti soprattutto nelle ore di punta. Quasi tutti e quasi sempre sono infatti occupati da auto senza contrassegno. «E se provi a protestare - spiega Ronconi - la risposta è sempre: "La lascio solo per un minuto". Ma pensiamo a chi è in carrozzina per salire sul marciapiede deve aspettare, magari sotto la pioggia, chi è andato a prendersi un caffè o a pagare una bolletta».

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