Toscana
Nel condominio hard di Grossetoun semaforo per il via vai del sesso
Federico Lazzotti
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INGRESSO L’entrata della casa in via Menotti Accanto gli oggetti sequestrati dalla PoliziaSpento, libero; acceso, occupato. Nella casa a luci rosse di Grosseto dove gli ingressi venivano regolati da un semaforo. Sarebbero una dozzina le ragazze ospitate nell'appartamento. I vicini spiegano: «Erano tre anni che nell'appartamento c'erano le prostitute». Ora gli agenti adesso spulciano i cellulari sequestrati, non è escluso che qualche cliente venga sentito per raccontare cosa succedeva al numero 29 di via Ciro Menotti
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GROSSETO. Il segnale per accedere al mondo dei piaceri era una luce stondata sopra la porta d'ingresso: se era spenta voleva dire che le ragazze erano libere, se era accesa, invece, bisognava aspettare il proprio turno fuori dalla porta, oppure seduti in macchina, nella piazzetta all'angolo. Per almeno tre anni - tanto sarebbe rimasta aperta la casa a luci rosse in via Ciro Menotti - il paradiso per centinaia di uomini grossetani si nascondeva dietro una porta blindata al piano terra ed era gestito da una specie di semaforo del sesso che regolava gli accessi. Ad accogliere gli ospiti due piante, ora cadute per il vento e un paio di motori per climatizzatori incastrati sotto alla tettoia.
Sarebbero almeno una dozzina le ragazze che in questo lasso di tempo si sarebbero alternate nei cinquanta metri quadri al numero 29: due camere, cucina, bagno e avvolgibili bianchi. «Tutto è cominciato nel 2006 - spiega un vicino - ogni due mesi ne arrivavano di nuove. Di solito lavoravano in coppia. In qualche caso a distanza di tempo sono tornate le stesse». Come se ci fosse una sorta di organizzazione che pianificava l'arrivo e la partenza delle ospiti.
Da settembre nell'appartamento ricevevano due sud americane: una colombiana di 45 anni e una dominicana con passaporto spagnolo di 26, allontanate dall'Italia con il foglio di via. «Cosa cerchi? Sesso senza limiti? Bhe allora chiamami al 327181XXXX». Era questo uno degli annunci firmati Marisol, «ragazza bollente che riceve a Grossto». Sui siti Internet sono rimaste le trecce di alcuni dei soprannomi che le due usavano per incuriosire gli uomini. Gli attrezzi da lavoro, invece: maxi scatole di preservativi, vibratori, fruste e altri giochetti sono finiti in una busta, sequestrati in questura assieme a un promemoria bilingue spagnolo e italiano che le due inquiline avevano compilato per non dimenticare i gusti dei clienti.
Le ragazze si facevano chiamare Golosina, Polacca o Derecha. La polizia ha sequestrato nove cellulari ai quali corrispondevano altrettante inserzioni anche sui giornali. Per raggiungere l'ingresso della casa era necessario salire tre scalini, mettersi alle spalle una cassetta delle lettere mezza distrutta e gli occhi della gente. «Il via vai - spiegano - iniziava dopo pranzo e proseguiva fino a sera». Tutti nel triangolo tra via Menotti, via dei Mille e via Tito Speri sapevano. Luce spenta avanti. Luce accesa stop.
«Ci sono stati pomeriggi - racconta un altro vicino - con tre, quattro clienti contemporaneamente. Gente di età diverse: giovani e anziani, professionisti e operai. C'era chi gironzolano, chi aspettava in macchina». Davanti all'attesa tutti reagivano allo stesso modo: «parlando al cellulare». Gli appostamenti della buoncostume sono iniziati a settembre quando per i residenti il via vai ha superato la soglia della sopportazione. In un mese gli agenti hanno visto entrare una media di «una ventina di clienti al giorno». Una decina di questi sono stati fermati all'uscita. «Dov'era? Chi ha visitato?», queste le domande che i clienti si sono sentiti. Dagli accertamenti è venuto fuori che l'affittuaria della casa è una donna straniera, denunciata dalla polizia. Gli agenti adesso stanno continuando a spulciare i cellulari sequestrati, non è escluso che qualche cliente venga sentito per raccontare cosa succedeva al numero 29 di via Ciro Menotti dove il segnale per accedere al mondo dei piaceri era una luce stondata spenta da giorni.
Sarebbero almeno una dozzina le ragazze che in questo lasso di tempo si sarebbero alternate nei cinquanta metri quadri al numero 29: due camere, cucina, bagno e avvolgibili bianchi. «Tutto è cominciato nel 2006 - spiega un vicino - ogni due mesi ne arrivavano di nuove. Di solito lavoravano in coppia. In qualche caso a distanza di tempo sono tornate le stesse». Come se ci fosse una sorta di organizzazione che pianificava l'arrivo e la partenza delle ospiti.
Da settembre nell'appartamento ricevevano due sud americane: una colombiana di 45 anni e una dominicana con passaporto spagnolo di 26, allontanate dall'Italia con il foglio di via. «Cosa cerchi? Sesso senza limiti? Bhe allora chiamami al 327181XXXX». Era questo uno degli annunci firmati Marisol, «ragazza bollente che riceve a Grossto». Sui siti Internet sono rimaste le trecce di alcuni dei soprannomi che le due usavano per incuriosire gli uomini. Gli attrezzi da lavoro, invece: maxi scatole di preservativi, vibratori, fruste e altri giochetti sono finiti in una busta, sequestrati in questura assieme a un promemoria bilingue spagnolo e italiano che le due inquiline avevano compilato per non dimenticare i gusti dei clienti.
Le ragazze si facevano chiamare Golosina, Polacca o Derecha. La polizia ha sequestrato nove cellulari ai quali corrispondevano altrettante inserzioni anche sui giornali. Per raggiungere l'ingresso della casa era necessario salire tre scalini, mettersi alle spalle una cassetta delle lettere mezza distrutta e gli occhi della gente. «Il via vai - spiegano - iniziava dopo pranzo e proseguiva fino a sera». Tutti nel triangolo tra via Menotti, via dei Mille e via Tito Speri sapevano. Luce spenta avanti. Luce accesa stop.
«Ci sono stati pomeriggi - racconta un altro vicino - con tre, quattro clienti contemporaneamente. Gente di età diverse: giovani e anziani, professionisti e operai. C'era chi gironzolano, chi aspettava in macchina». Davanti all'attesa tutti reagivano allo stesso modo: «parlando al cellulare». Gli appostamenti della buoncostume sono iniziati a settembre quando per i residenti il via vai ha superato la soglia della sopportazione. In un mese gli agenti hanno visto entrare una media di «una ventina di clienti al giorno». Una decina di questi sono stati fermati all'uscita. «Dov'era? Chi ha visitato?», queste le domande che i clienti si sono sentiti. Dagli accertamenti è venuto fuori che l'affittuaria della casa è una donna straniera, denunciata dalla polizia. Gli agenti adesso stanno continuando a spulciare i cellulari sequestrati, non è escluso che qualche cliente venga sentito per raccontare cosa succedeva al numero 29 di via Ciro Menotti dove il segnale per accedere al mondo dei piaceri era una luce stondata spenta da giorni.
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