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LA CITTÀ CHE CAMBIA

Addio ippodromo, arrivano le case

Bianca Zaccherotti
Addio ippodromo, arrivano le case

O nasce un nuovo ippodromo, adeguato ai tempi ed alle nuove leggi, oppure il Casalone, carico di storia, rischia di chiudere per sempre. E al suo posto potrebbero sorgere case, giardini, altre strutture sportive. «Il 29 luglio scorso il ministro Zaia ha presentato le linee guida per il rilancio dell'ippica italiana

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GROSSETO. O nasce un nuovo ippodromo, adeguato ai tempi ed alle nuove leggi, oppure il Casalone, carico di storia, rischia di chiudere per sempre. E al suo posto potrebbero sorgere case, giardini, altre strutture sportive. «Il 29 luglio scorso - dice l'amministratore delegato della Società maremmana corse cavalli, Mario Sposi - il ministro Zaia ha presentato le linee guida per il rilancio dell'ippica italiana. Zaia pensa che sia utile, nel quinquiennio, fare meno giornate di corse e meno corse, con l'obiettivo di migliorare lo spettacolo tramite la competitività dei cavalli che competono e sostenendo gli ippodromi di eccellenza».

E il Casalone lo è?
«No, non lo è».

Allora?
«Se l'ippodromo rimane così com'è potrà avere un futuro molto problematico».

Perché?
«Perché, nella selezione prevista dal ministero, potrebbe occupare una posizione quasi marginale, in quanto rischia di avere corse, meno qualificate con premi modesti, un minor numero di giornate, con un risultato glogale dal futuro incerto in quanto in Toscana esistono ben altri otto impianti, alcuni dei quali, come quello di Firenze, Livorno, Montecatini, Pisa e Follonica, ritenuti di livello superiore; il ridimensionamento generale comporterà senz'altro un aggravio ancora più pesante per il Casalone».

Cosa pensate di fare per impedirlo?
«Trovare una soluzione in senso generale, ricordando che il Casalone occupa 15 persone fisse, e che, nelle giornate di corse, arriva fino a 35. Poi c'è l'indotto: artieri, allenatori e prorietari di scuderie (circa una cinquantina). Senza parlare dei veterinari, i maniscalchi, i fornitori di paglia, di fieno, di bianda, delle sellerie e degli allevatori locali che vendono i cavalli. Infine l'emblema della Maremma è il cavallo, quindi è polo di attrazione turistica».
«Specialmente nel periodo estivo - interviene l'attiva socia Giuseppina Vatteroni - distribuiamo depliant che illustrano le attività dell'ippodromo, arricchendo così l'offerta turistica della Maremma».

Dottor Sposi cosa state facendo, in concreto?
«Tutti insieme dobbiamo trovare una soluzione: dai maremmani, alle autorità competenti, perché dobbiamo riqualificarci».

Come?
«Realizzando strutture valide».

Ma al Casalone c'è posto?
«No, non c'è posto e, inoltre, sarebbe inopportuno farlo, tra case, ipermercato ed altro. Solo per il traffico che l'ippodromo si porta dietro, si finirebbe per fare più male che bene».

Che fine farà l'attuale ippodromo?
«In base agli insediamenti presenti, ci starebbero bene aree verdi e strutture funzionali per la comunità».

Come una casa di riposo?
«Anche. Ma anche un centro equestre e strutture sportive di vario genere ed altro».

Case comprese?
«Sì, in parte anche case, perché il tutto deve trovare un equilibrio economico che consenta di creare un nuovo ippodromo senza che questo gravi sulla comunità».

Tutto ciò non rischia di apparire una speculazione?
«Assolutamente no. A noi interessa che l'ippodromo non muoia; è il nostro obiettivo assoluto e prioritario, e, anzi, puntiamo a fargli riconquistare il ruolo che aveva in passato. Inoltre, se dovesse morire, l'occupazione aumenterebbe moltissimo».

Avete già presentato un progetto?
«Abbiamo avuto soltanto un approccio informale con gli amministratori».

E cosa hanno detto?
«Non abbiamo elementi per dire come la pensano gli enti pubblici».

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