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Grosseto

Procura

Truffa con false buste paga

Pierluigi Sposato
<strong>PROCURA DELLA REPUBBLICA.</strong> Gli uffici di via Monterosa
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PROCURA DELLA REPUBBLICA. Gli uffici di via Monterosa

La Procura ipotizza un'associazione per delinquere: una truffa ai danni di un istituto di credito cittadino della quale sarebbero ideatori il direttore - adesso rimosso - e un concessionario di auto. Più un'altra dozzina di persone, uomini e donne, che avrebbero presentato buste paga falsificate per ottenere dalla banca un finanziamento

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GROSSETO. La Procura ipotizza un'associazione per delinquere: una truffa ai danni di un istituto di credito cittadino della quale sarebbero ideatori il direttore - adesso rimosso - e un concessionario di auto. Più un'altra dozzina di persone, uomini e donne, che avrebbero presentato buste paga falsificate per ottenere dalla banca un finanziamento finalizzato all'acquisto di un'auto.

Denaro che non sarebbe andato a loro bensì direttamente al concessionario, sui conti correnti propri o a lui riconducibili. Niente auto e niente soldi per i clienti, che comunque per il loro comportamento si sono visti cadere sulle spalle il sospetto di essere parte integrante dell'associazione per delinquere.

È una bomba - per le cifre in ballo, per la notorietà e l'esposizione delle persone coinvolte e per il numero degli indagati - quella capitata da qualche mese fra le mani della Procura della repubblica. Una bomba che è deflagrata in questi giorni perché negli uffici di via Monterosa è in corso una "processione" di indagati accompagnati dai loro legali, che vengono invitati a presentarsi dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria. E il tam tam cittadino sta facendo rapidamente il giro a proposito dell'inchiesta condotta dal sostituto procuratore Maria Navarro.

Identico il modus operandi per ciascuno dei casi emersi. «Serve un prestito?». Questa domanda sarebbe stata rivolta a numerosi grossetani, della città e della provincia, da parte di alcuni intermediari dell'affare. Persone spesso in condizioni economiche precarie, con poco da perdere: soggetti deboli, in altre parole. «Magari...» la risposta. Così veniva prospettata la possibilità di ottenere alcune migliaia di euro, anche 20mila-30mila, con un finanziamento tramite banca finalizzato all'acquisto di un'auto. «Ma la mia busta paga non va bene...».

L'intermediario avrebbe obiettato che non ci sarebbero stati problemi e che la cosa sarebbe stata risolta immediatamente. Così, portata la busta paga o il Cud, questa sarebbe stata modificata: falsificata, secondo la Procura. Da chi materialmente, non è dato sapere: ma poco importerebbe. Poi sarebbe stata allegata alla richiesta di finanziamento da inoltrare alla banca.

L'assenso del direttore avrebbe garantito l'erogazione anche in presenza di documenti contraffatti. Al momento della consegna del finanziamento, però, il denaro non sarebbe finito nelle mani del beneficiario ma direttamente del concessionario: che, secondo il meccanismo ricostruito dagli inquirenti, avrebbe incassato l'assegno senza consegnare alcuna auto.

Avrebbe poi provveduto lui stesso in seguito a pagare le rate, visto che i beneficiari non avrebbero avuto i mezzi per la restituzione (sembra che ci sia anche un mutuo). Il meccanismo sarebbe andato avanti per più di un anno, tra il 2005 e il 2006. Si sarebbe però inceppato nei primi mesi del 2008: una volta che il direttore era stato allontanato e il concessionario non avrebbe più pagato, la banca si era rivolta al beneficiario e questi si sarebbe autodenunciato spiegando le modalità del guaio in cui si era cacciato.

Un guaio che, al momento, non coinvolgerebbe i dipendenti della banca incaricati dei servizi ordinati dal direttore, di cui sarebbero stati meri esecutori inconsapevoli. Ma che potrebbe allargarsi a un numero superiore di contraenti di prestiti e-o mutui qualora le indagini accertassero altri episodi del genere, magari precedenti, ancora in danno dello stesso istituto di credito.

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