Il Tirreno

Grosseto

LA CRISI DELL'OCCUPAZIONE

Sindaco, ho bisogno di un lavoro

dall'inviato Mario Lancisi
I sindaci stanno sostituendo i centri per l’impiego dove comunque c’è la fila
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I sindaci stanno sostituendo i centri per l’impiego dove comunque c’è la fila

Bonifazi: arrivano disoccupati disposti a tutto e spesso senza qualifiche. Io posso solo metterli in contatto con le aziende

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GROSSETO. «Il sindaco è occupato, sta ricevendo una persona», dice cortese la segretaria di Emilio Bonifazi. Dieci minuti di attesa. Esce il cittadino M. (lo chiamiamo così) ed entro io. Il sindaco di Grosseto saluta scuotendo la testa, occhi preoccupati. «Era un muratore di 57 anni con moglie e due figli. Mi ha chiesto un posto di lavoro. Gli va bene di essere pagato anche in nero, tanto i contributi non li ha quasi mai messi», spiega Bonifazi.

Dalla finestra del comune si vede piazza del Duomo: i palazzi del potere politico e religioso si danno la mano. Spira un'aria calda di ottobre soleggiato. Il sindaco prende il faldone dei curricula e delle lettere che gli arrivano ogni giorno. Sono storie di gente che non chiede un lavoro, ma lo implora. Per non dire poi di quelle che vengono in comune. Il sindaco riceve all'incirca 150 cittadini alla settimana e fino a qualche anno fa coloro che cercavano lavoro erano grosso modo 50-60, oggi 120, l'80 per cento. Una situazione drammatica, allarmante. Che forse facciamo fatica a comprendere. Per questo qualche giorno fa Bonifazi ci ha mandato un sms: «Perché non venite a raccontare il dramma di un sindaco alle prese con tanta gente che chiede lavoro?».

Eccoci qua, sindaco. «Diciamo la verità. C'è la crisi. Da noi soprattutto quella che ha colpito l'edilizia. Però anche la formazione professionale e il sistema di collocazione dei lavoratori non funziona. Per cui la gente non sa dove andare e viene da noi poveri sindaci, che possiamo fare poco o niente», spiega Bonifazi.

Sì, in effetti spulciando le domande di lavoro balza agli occhi che si tratta soprattutto di lavoratori tra i 40 e i 50 anni che, avendo perso il lavoro, non riescono a ritrovarlo. Un po' perché manca la domanda. Ma anche perché si tratta di manodopera priva di formazione, generica: «Mi dicono: "Sindaco, sono disposto a fare tutto", ma è proprio questo il guaio. Chi vuole fare tutto è perché non sa fare professionalmente nulla», osserva Bonifazi. E, intanto, si organizzano «corsi per guide ambientali, guide turistiche, corsi per parrucchiere, corsi per lavori che non ci sono...», polemizza il sindaco.

Dalla lettura dei curricula emergono preoccupazioni di diverso tipo. I giovani lottano contro la precarità, sognano un futuro che non riescono a vedere. Chi ha perso il lavoro si trova invece sull'orlo del precipizio. Il giovane può contare sulla famiglia. Chi ha 40 o 50 anni ed è senza lavoro ha una famiglia da mantenere. C'è ad esempio Carlo, 48 anni, scuola media inferiore, ha svolto attività come cameriere, commesso, e ha fatto il consegnatario per varie ditte del territorio. Negli ultimi anni ha lavorato come operatore ecologico, ora è senza lavoro e si rivolge al sindaco per un aiuto.

Luigi, 40 anni, ha lavorato per tre anni da precario in un'amministrazione locale, ma non è stato stabilizzato. Ora si arrangia con qualche lavoretto, alla fine del mese non arriva a 300 euro e ha moglie e figlio a carico. Luisa, 35 anni, si è rivolta al sindaco per trovare un lavoro di vario tipo, ma alle spalle non ha un profilo professionale specifico: ha fatto l'operaia agricola, le pulizie, ha lavorato in cucina in vari ristoranti e adesso svolge da diversi anni il lavoro di colf. Giuseppe, 50 anni, moglie e due figli adolescenti a carico. In una lunga lettera racconta tutte le sue esperienze di lavoro, i corsi professionali che ha svolto negli anni, le sue qualifiche. Ha bussato alle porte del centro per l'impiego, ma senza successo. Allega un elenco delle domande di assunzione inoltrate recentemente. Dalle Poste ai supermercati, ai più disparati enti, aziende agricole, servizi di vigilanza. Lettere, curricula, che probabilmente nessuno leggerà mai.

E allora, falliti tutti i tentavi, non rimane che il sindaco. «Mi viene quasi da sorridere pensando di poter scrivere così in forma quasi amichevole ad un sindaco. Non l'avrei mai detto, ma la vita è imprevedibile, e con me lo è stata non poco», esordisce un cinquantenne disperato. «In questa lettera ho messo in evidenza una serie di pensieri, spontanei e senza filtro, desiderosa come sono che la mia esperienza non svanisca in una bolla di sapone», scrive Manuela, 30 anni, laureata da pochi anni e precaria in un'amministrazione pubblica.

C'è poi chi come Carlo, 43 anni, appena licenziato da un'azienda privata, va subito al sodo: «Attualmente avrei bisogno di qualcuno che mi procuri di poter lavorare onestamente».
Laura, 35 anni, impiegata in un'amministrazione pubblica, confessa la sua speranza: «Sono un co.co.co in scadenza tra poco, e vorrei raccontarle un po' di me. Lascio con molto rimpianto il mio lavoro, questi otto anni non mi hanno "spento" come succede alla maggior parte dei dipendenti che hanno raggiunto la certezza del "posto fisso"».

Le storie continuano, le lettere sono un monte alto sulla scrivania del sindaco. Un sindaco in concreto cosa può fare per questa gente? «Come sindaco non posso mettermi a trovare lavoro. Come Emilio Bonifazi, se posso, metto in contatto i cittadini senza lavoro con le aziende che cercano manodopera. Mi sembra un dovere. Non sono l'ufficio di collocamento, ma nel rispetto delle regole cerco di risolvere il dramma dei miei cittadini». Sindaco, in concreto? «Qualche posto di lavoro l'ho trovato...».

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