Attenzione
Grosseto
Rapina alla Bcc: preso ragazzino
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IL BLITZ della polizia nella casa del giovane a Giugliano ha portato al sequestro di una pistola con caricatore e proiettili ma anche di un pc portatile e di due telefonini ora al vaglio degli investigatoriViene dalla zona di Gomorra, tra Napoli e Caserta, dove farebbe parte di una baby-gang emergente Caccia al compagno
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GROSSETO. Impudenti, ma a quanto pare non dilettanti. O perlomeno non "delinquenti per caso". Sono infatti due giovanissimi dell'hinterland napoletano, pezzi di una nuovissima banda di adolescenti che cresce nell'humus di "Gomorra", i banditi che il 26 giugno tentarono l'assalto a mano armata alla sede della Banca della Maremma in via Inghilterra. Uno di loro, il giorno del colpo, aveva 16 anni. E ora, identificato e arrestato dalla polizia, è nel carcere minorile di Nisida, a Napoli.
La memoria di quella tentata rapina è ancora freschissima. Anche perché fu tutto molto strano. Alle 10,45 del 26 giugno due giovani s'infilano in banca. Sono a volto scoperto e per entrare si sottopongono come nulla fosse al sistema di rilevazione ottica e biometrica per l'accesso alla Bcc. Insomma, si fanno fotografare e offrono le loro impronte digitali. Poi, una volta dentro, armati di taglierino intimano al personale degli sportelli di aprire le casse e consegnare il denaro, quasi non sapessero che i sistemi a tempo che regolano l'apertura delle casseforti li avrebbero trattenuti per un bel po' di minuti, troppi. Infine, dopo 120 secondi, visto che le casse non si aprono scappano, non prima di aver lasciato - minacciando il personale - il loro marchio d'origine, un accento chiaramente napoletano.
Video e foto nitide dei volti, impronte digitali, accento: elementi così chiari che la squadra mobile è quasi stupita. Se sono professionisti, si dice, verranno identificati subito; altrimenti si tratta di due dilettanti allo sbaraglio.
Né l'una né l'altra cosa. Gli investigatori, infilando senza riscontro i dati negli archivi nazionali, prima accertano che i due non hanno precedenti; ma poi, in seguito a laboriose indagini, scopriranno che non si tratta neppure di banditi per caso.
Scartata la via telematica, infatti, la mobile avvia contatti diretti con tutte le questure italiane, e in particolare con quelle della Campania. Le foto viaggiano e a inizio agosto i commissariati di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) e di Giugliano (Napoli) riconoscono in uno dei due soggetti un membro di una batteria di baby-rapinatori che agisce da tempo nella zona. Gli investigatori grossetani scendono in Campania, indagano e infine puntano su un ragazzo di Giugliano, ancora 16enne. L'adolescente viene chiamato al prelievo delle impronte digitali e il gioco è fatto: uno dei rapinatori della Bcc è lui.
Giovedì scorso, all'alba, gli stessi agenti della mobilegrossetana, col supporto dei colleghi campani e con in mano un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale dei minori di Firenze, vanno a prelevarlo a casa. E qui un'altra sorpresa. Il ragazzino abita con la famiglia in una villa che assomiglia a una reggia, con tanto di rottweiler a far da guardia.
La polizia circonda l'abitazione e fa irruzione. In casa, in una cassaforte, c'è una pistola, una Beretta calibro 7.65, con caricatore e proiettili. Rubata a Roma nel 2007, era detenuta illegalmente: il padre del baby rapinatore, infatti - oggi imprenditore, titolare di pompe di benzina - ha precedenti per rapina e armi non ne può tenere. L'uomo si è accollato la responsabilità di quell'arma, ed è stato denunciato per ricettazione e detenzione abusiva.
Il figlio invece, che ha compiuto 17 anni a fine agosto, è in una cella a Nisida, dove verrà interrogato dagli inquirenti. L'obiettivo è fargli "cantare" il nome del complice, anche se gli investigatori ci contano poco. Frutti migliori, invece, si spera di ricavarli dai telefonini e dal computer portatile sequestrati al ragazzino. Da queste analisi si spera anche di capire se e chi, il 26 giugno, può avere offerto appoggio o addirittura ospitalità a Grosseto ai due baby-banditi.
Di fatto, resta l'inquietudine per questa scorreria compiuta da due "schegge" di una banda adolescenziale nutrita nell'ambiente della criminalità campana. Chissà, forse per i due quella di Grosseto era una sorta di prova d'iniziazione, un battesimo sul campo. Quanto mai necessario, insomma, dare subito un segnale fortissimo: la Maremma non è terra di "formazione" per baby delinquenti allo sbaraglio.
E.G.
La memoria di quella tentata rapina è ancora freschissima. Anche perché fu tutto molto strano. Alle 10,45 del 26 giugno due giovani s'infilano in banca. Sono a volto scoperto e per entrare si sottopongono come nulla fosse al sistema di rilevazione ottica e biometrica per l'accesso alla Bcc. Insomma, si fanno fotografare e offrono le loro impronte digitali. Poi, una volta dentro, armati di taglierino intimano al personale degli sportelli di aprire le casse e consegnare il denaro, quasi non sapessero che i sistemi a tempo che regolano l'apertura delle casseforti li avrebbero trattenuti per un bel po' di minuti, troppi. Infine, dopo 120 secondi, visto che le casse non si aprono scappano, non prima di aver lasciato - minacciando il personale - il loro marchio d'origine, un accento chiaramente napoletano.
Video e foto nitide dei volti, impronte digitali, accento: elementi così chiari che la squadra mobile è quasi stupita. Se sono professionisti, si dice, verranno identificati subito; altrimenti si tratta di due dilettanti allo sbaraglio.
Né l'una né l'altra cosa. Gli investigatori, infilando senza riscontro i dati negli archivi nazionali, prima accertano che i due non hanno precedenti; ma poi, in seguito a laboriose indagini, scopriranno che non si tratta neppure di banditi per caso.
Scartata la via telematica, infatti, la mobile avvia contatti diretti con tutte le questure italiane, e in particolare con quelle della Campania. Le foto viaggiano e a inizio agosto i commissariati di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) e di Giugliano (Napoli) riconoscono in uno dei due soggetti un membro di una batteria di baby-rapinatori che agisce da tempo nella zona. Gli investigatori grossetani scendono in Campania, indagano e infine puntano su un ragazzo di Giugliano, ancora 16enne. L'adolescente viene chiamato al prelievo delle impronte digitali e il gioco è fatto: uno dei rapinatori della Bcc è lui.
Giovedì scorso, all'alba, gli stessi agenti della mobilegrossetana, col supporto dei colleghi campani e con in mano un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale dei minori di Firenze, vanno a prelevarlo a casa. E qui un'altra sorpresa. Il ragazzino abita con la famiglia in una villa che assomiglia a una reggia, con tanto di rottweiler a far da guardia.
La polizia circonda l'abitazione e fa irruzione. In casa, in una cassaforte, c'è una pistola, una Beretta calibro 7.65, con caricatore e proiettili. Rubata a Roma nel 2007, era detenuta illegalmente: il padre del baby rapinatore, infatti - oggi imprenditore, titolare di pompe di benzina - ha precedenti per rapina e armi non ne può tenere. L'uomo si è accollato la responsabilità di quell'arma, ed è stato denunciato per ricettazione e detenzione abusiva.
Il figlio invece, che ha compiuto 17 anni a fine agosto, è in una cella a Nisida, dove verrà interrogato dagli inquirenti. L'obiettivo è fargli "cantare" il nome del complice, anche se gli investigatori ci contano poco. Frutti migliori, invece, si spera di ricavarli dai telefonini e dal computer portatile sequestrati al ragazzino. Da queste analisi si spera anche di capire se e chi, il 26 giugno, può avere offerto appoggio o addirittura ospitalità a Grosseto ai due baby-banditi.
Di fatto, resta l'inquietudine per questa scorreria compiuta da due "schegge" di una banda adolescenziale nutrita nell'ambiente della criminalità campana. Chissà, forse per i due quella di Grosseto era una sorta di prova d'iniziazione, un battesimo sul campo. Quanto mai necessario, insomma, dare subito un segnale fortissimo: la Maremma non è terra di "formazione" per baby delinquenti allo sbaraglio.
E.G.
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