Il Tirreno

Grosseto

L'ultimo saluto a Caterina

Il vescovo a Caterina«Scusa per non aver capito il tuo disagio»

Francesca Ferri
<strong>IL RITO </strong>Si è svolto nel pomeriggio nella chiesa di S.Francesco
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IL RITO Si è svolto nel pomeriggio nella chiesa di S.Francesco

A San Francesco amici e parenti hanno detto addio alla studentessa precipitata a scuola martedì scorso

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GROSSETO. «Chiediamo tutti perdono a Caterina per non aver capito il suo disagio esistenziale e le diciamo che le vogliamo bene, oggi più di prima». Le parole del vescovo di Grosseto Franco Agostinelli, in un messaggio letto da Padre Stefano, riempiono l'alta navata della chiesa di San Francesco, nel centro storico della città, e ricadono sulle teste chine di tanti giovani.
I loro abiti scuri e gli occhiali neri, per una volta, non sono il vezzo di una moda ma recuperano l'antico significato del lutto, cercano di nascondere la disperazione e il dolore.
Ieri erano in tanti a dare l'ultimo saluto a Caterina, la studentessa di 19 anni morta martedì scorso dopo essersi lanciata da una finestra del terzo piano dell'Istituto Einaudi. Tutti stretti intorno al babbo e alla mamma della giovane, seduti a pochi passi dalla bara della figlia, gli occhi rossi di pianto che non riescono a staccarsi dal legno chiaro. Sono occhi di dolore, occhi che non si danno pace. «Tutti cercano una risposta - scrive il vescovo - ma oggi è il giorno del silenzio e della riflessione».
La chiesa comincia a riempirsi. Non ci sono fiori, solo una corona di gigli, rose e crisantemi bianchi cinta da un nastro con scritto "Mamma", posata sulla bara.
I ragazzi, che all'inizio si erano timidamente sistemati nelle ultime file, a poco a poco occupano tutte le panche. Padre Stefano prosegue la lettura. «Certe persone dall'emotività spiccata - scrive il vescovo Agostinelli - interiorizzano eventi ed emozioni senza farne parola. Il mondo per loro diventa ostile e il malessere grida ribellione». Le parole si adagiano anche sulla bara Caterina. Lei il suo dolore lo aveva gridato attraverso internet. «Sto morendo piano piano - aveva scritto Caterina - aiutatemi, sto passando un brutto periodo da dicembre». Ma il suo grido è rimasto strozzato nelle maglie della rete.
«Diamo solidarietà e collaborazione alla scuola per creare insieme un percorso per i ragazzi - conclude il vescovo - perché non bisogna permettere che la vita sia scaricata tra le cose inutili». Passano alcuni istanti di silenzio. Poi il suono dell'organo e la cerimonia riprende.
Al momento di scambiarsi un segno di pace, la preside dell'Einaudi Gabriella Papponi Morelli si avvicina ai genitori di Caterina e stringe le loro mani in un gesto che è il saluto e l'affetto dell'intera scuola, presente alla cerimonia funebre con una delegazione di insegnanti e alunni.
All'uscita della bara dalla chiesa qualcuno accenna un applauso, ma il chiasso delle mani si spegne subito. Ieri era il giorno del silenzio.

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