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I tecnici del Comune«C'è un regolamentolo abbiamo applicato»

Il palazzo comunale e (sopra) il gazebo di via Manin
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Il palazzo comunale e (sopra) il gazebo di via Manin

Scrivono una lettera-appello «Contiamo nella giustizia: se non lo avessimo fatto, saremmo stati punibili per omissione d'atti d'ufficio»

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GROSSETO. I tecnici dell'ufficio Edlizia privata del Comune non ci stanno. La prima sentenza sulla vicenda dei gazebo proprio non riescono a digerirla, in quanto è andata a punire esclusivamente un tecnico e un funzionario del Comune, gli unici protagonisti che non solo avevano semplicemente applicato un regolamento, ma non avevano neppure tratto alcun "illecito guadagno" dall'avuso punito.
«Dopo la condanna a 4 mesi di arresto e ammende da 10.000 a 12.000 euro - scrivono in una lettera aperta, firmata da tutti - a carico dei tecnici dell'ufficio nel primo grado di giudizio, per "concorso in abuso edilizio", nel processo sui manufatti precari a servizio dei pubblici esercizi, i tecnici istruttori, evidenziano alcune situazioni oggettive sull'effettivo svolgimento dei fatti».
«La possibilità di realizzare manufatti precari "gazebo" a servizio di attività commerciali, deriva dall'applicazione di un regolamento la cui prima stesura approvata risale al 1998, nato con l'intenzione di venire incontro alle esigenze dei gestori per diversificare e migliorare la loro offerta».
«Il regolamento nella sua applicazione negli anni ha subito modifiche per il variare delle esigenze dei gestori, modifiche che hanno sempre ricevuto i necessari pareri e visti di regolarità da parte dagli organi amministrativi di controllo e col pieno consenso delle associazioni di categoria».
«Per questo è chiaro che i componenti dell'ufficio non hanno fatto altro che applicare le norme del regolamento, con uniformità di giudizio e correttezza procedurale, nella consapevolezza che la non applicazione di una norma, anche se regolamentare, comporta la contestazione finalizzata a sanzioni disciplinari fino all'omissione di atti d'ufficio».
«E' possibile essere condannati per aver svolto correttamente e diligentemente il proprio dovere? E' giusto che svolgere il proprio dovere determini conseguenze a livello di responsabilità penale ed economica? Questa situazione sta determinando tra i tecnici dell'ufficio situazioni di disagio e rabbia che non fuoriescono all'esterno solo per spirito di attaccamento al proprio lavoro e nella consapevolezza che qualsiasi iniziativa di protesta avrebbe ricadute nei confronti dell'utenza dell'intero settore edilizio, tra cui privati cittadini, progettisti, fornitori e imprese, andando ad incidere su un settore già in crisi».
«Rimaniamo comunque fiduciosi nell'operato della magistratura, con la speranza che lo stesso senso di responsabilità che crediamo di dimostrare in questo particolare momento, possa e debba essere applicato in tutte le sedi opportune, per far sì che i fatti siano letti e valutati nella loro reale dimensione per far prevalere un vero senso di giustizia ed equità».

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