Il dolore
Grosseto, frode alimentare A processo i supermercati
Merce avariata o scaduta inscatolata di nuovo e rimessa in vendita. Prima udienza per i 17 indagati coinvolti nella presunta maxi frode alimentare dove i quattro gestori dei punti vendita Stella-Sma sono accusati anche di associaciazione per delinquere e minacce. Uno dei dipendenti ha patteggiato, mentre sarà nominato unperito per la trascrizione delle intercettazioni telefoniche
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GROSSETO. Un dipendente ha patteggiato mentre gli avvocati difensori degli altri 16 indagati coivolti nello scandalo alimentare dei supermercati Stella-Sma hanno chiesto al giudice di nominare un perito per la trascrizione delle interccettazioni telefoniche mai sbobinate durante l'inchiesta, al fine di dimostrare che nelle conversazioni non c'era nessun oridine di manomettere gli alimenti. Il pm ipotizzò, nello scandalo dei supermercati, l'esistenza di una vera e propria organizzazione che imponeva con le minacce le "cattive regole" ai dipendenti meno disposti ad adeguarsi. E ora la difesa ha chiesto e ottenuto di nominare un perito super partes per che si occupi di sbobinare le interecettazioni.
Si è svolta al tribunale di Grosseto la prima udienza per i 17 indagati coinvolti nella presunta maxi frode alimentare dove i quattro gestori dei punti vendita in via Papa Giovanni, in via Einaudi e in via Scansanese sono accusati anche di associaciazione per delinquere e minacce. Il raggiro ai danni dei consumatori sarebbe stato messo in atto, tra il 2006 e il 2008, all'interno dei supermercati gestiti dalla Stella srl fra i più conosciuti e frequentati di Grosseto. La merce avariata o scaduta - secondo l'accusa - sarebbe stata inscatolata di nuovo e rimessa in vendita.
A processo con Antonella Galli, Gina Luca Citerni, Giorgio Cosimi e Marco Bonari, titolari della società e considerati le menti del raggiro, anche 13 dipendenti indagati di frode alimentare. Uno di questi, Fabrizio Pellegrini, addetto al banco pesce e dipendente però della società Etruria di Siena ha chiesto il patteggiamento. Il giudice lo ha condannato a una pena pecuniaria di 3.400 euro oltre al risarcimento di 700 euro alle due ex dipendenti, Monia Rosi e Giovanna Maria Cusano che hanno fatto le prime rivelazioni dando il via all'inchiesta. Oltre alle due donne, nel processo si sono costituite parte civile anche due associazioni dei consumatori il Movimento in difesa del cittadino e la Confconsumatori.
Si è svolta al tribunale di Grosseto la prima udienza per i 17 indagati coinvolti nella presunta maxi frode alimentare dove i quattro gestori dei punti vendita in via Papa Giovanni, in via Einaudi e in via Scansanese sono accusati anche di associaciazione per delinquere e minacce. Il raggiro ai danni dei consumatori sarebbe stato messo in atto, tra il 2006 e il 2008, all'interno dei supermercati gestiti dalla Stella srl fra i più conosciuti e frequentati di Grosseto. La merce avariata o scaduta - secondo l'accusa - sarebbe stata inscatolata di nuovo e rimessa in vendita.
A processo con Antonella Galli, Gina Luca Citerni, Giorgio Cosimi e Marco Bonari, titolari della società e considerati le menti del raggiro, anche 13 dipendenti indagati di frode alimentare. Uno di questi, Fabrizio Pellegrini, addetto al banco pesce e dipendente però della società Etruria di Siena ha chiesto il patteggiamento. Il giudice lo ha condannato a una pena pecuniaria di 3.400 euro oltre al risarcimento di 700 euro alle due ex dipendenti, Monia Rosi e Giovanna Maria Cusano che hanno fatto le prime rivelazioni dando il via all'inchiesta. Oltre alle due donne, nel processo si sono costituite parte civile anche due associazioni dei consumatori il Movimento in difesa del cittadino e la Confconsumatori.
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