Proteste
AL PRONTO SOCCORSO
«Chissà cos'è scattato nella sua testa»
Claudio Bottinelli
«Mia figlia ce la farà? Lei che da tanti anni segue la cronaca nera, che situazioni come questa ne avrà vissute chissà quante, cosa pensa?» Davanti alla porta del Pronto Soccorso dell'ospedale della Misericordia il padre della ragazza non riesce a darsi pace. Attende qualche parola, cerca di stare vicino alla figlia
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GROSSETO. «Mia figlia ce la farà? Lei che da tanti anni segue la cronaca nera, che situazioni come questa ne avrà vissute chissà quante, cosa pensa?» Davanti alla porta del Pronto Soccorso dell'ospedale della Misericordia il padre della ragazza non riesce a darsi pace. Attende qualche parola, cerca di stare vicino alla figlia anche se lei è di là dalla porta o alla tac. Si pone domande su domande. Ma non ha risposte. E attende, sperando che il tempo che passa lasci aperto uno spiraglio.
Il padre della ragazza è stato avvertito da sua moglie, al telefonino. Lei stava andando a seguire una lezione universitaria, ed è lei che la polizia ha chiamato al cellulare per dirle che la figlia era precipitata giù dal terzo piano della scuola. Subito la madre ha rintracciato, disperata, il marito. Lui era in macchina, «Andavo a lavoro», ci dice. «Andavo al campeggio alla Giannella che abbiamo in gestione. È chiuso da qualche giorno, e in questo periodo c'è bisogno di rimettere a posto le cose. E io stavo andando lì».
Quando la telefonata della moglie lo ha raggiunto il padre della ragazza ha subito girato la macchina e si è precipitato prima a scuola, poi all'ospedale Misericordia. Ha chiesto ai medici, agli infermieri, a chiunque poteva, come stava sua figlia. «La testa non sembra grave - gli è stato risposto - ma l'addome è pieno di sangue; ci sono fratture. Bisognerà fare una tac per rendersi conto. Poi pensiamo di operarla».
Lui, il padre, ha ascoltato. Poi si è andato a sedere nella sala di aspetto del pronto soccorso. Solo. Ogni tanto usciva fuori per fumare. Ma subito rientrava e domandava della figlia. «Perché non la portano con l'elicottero a Siena come mi è stato detto inizialmente?» Sarà un segno positivo - si domanda il padre - oppure se non era stata trasferita era per paura che morisse in volo. Poi è venuta una volontaria che gli è rimasta vicina per dargli un supporto, per non farlo stare solo. «Ha dei parenti che possiamo avvertire?» gli è stato chiesto. «No. Nessuno. È inutile farli soffrire anzitempo. E poi voglio restare solo».
Sua figlia, ci racconta il padre, aveva avuto dei problemi un paio di anni fa e aveva lasciato la scuola. Ora aveva deciso di recuperare il tempo perduto e per questo si era iscritta ai corsi pomeridiani.
«È uscita da casa una mezz'ora prima dell'inizio della lezione, intorno alle 15.30. Sono rimasto sorpreso visto che abitiamo accanto al centro e la scuola è vicina. Ma non ci ho fatto caso più di tanto. Forse, ho pensato, deve vedere qualche amica».
Invece, come ha saputo dopo, sua figlia è salita al terzo piano dell'edificio, è entrata nell'aula
deserta, ed è successo quel che è successo.
La polizia gli porta la borsa e le scarpe della ragazza. E lui va a metterle in macchina. «Nei giorni scorsi - dice il padre - sembrava tranquilla, non c'era nulla che potesse far pensare a male. Chissà, forse il tornare a Grosseto dalla Giannella dove avevamo passato, di fatto, l'estate, ha fatto scattare qualcosa dentro di lei».
Davanti alla porta del pronto soccorso, il padre di è rimasto con la sua disperazione. Solo, aspettando che i medici gli dicessero qualcosa, con la paura di sentirsi dire ciò che nessun padre vuol ascoltare. E la speranza che sua figlia non fosse così grave come sembrava, e che i medici riuscissero a salvarla.
Il padre della ragazza è stato avvertito da sua moglie, al telefonino. Lei stava andando a seguire una lezione universitaria, ed è lei che la polizia ha chiamato al cellulare per dirle che la figlia era precipitata giù dal terzo piano della scuola. Subito la madre ha rintracciato, disperata, il marito. Lui era in macchina, «Andavo a lavoro», ci dice. «Andavo al campeggio alla Giannella che abbiamo in gestione. È chiuso da qualche giorno, e in questo periodo c'è bisogno di rimettere a posto le cose. E io stavo andando lì».
Quando la telefonata della moglie lo ha raggiunto il padre della ragazza ha subito girato la macchina e si è precipitato prima a scuola, poi all'ospedale Misericordia. Ha chiesto ai medici, agli infermieri, a chiunque poteva, come stava sua figlia. «La testa non sembra grave - gli è stato risposto - ma l'addome è pieno di sangue; ci sono fratture. Bisognerà fare una tac per rendersi conto. Poi pensiamo di operarla».
Lui, il padre, ha ascoltato. Poi si è andato a sedere nella sala di aspetto del pronto soccorso. Solo. Ogni tanto usciva fuori per fumare. Ma subito rientrava e domandava della figlia. «Perché non la portano con l'elicottero a Siena come mi è stato detto inizialmente?» Sarà un segno positivo - si domanda il padre - oppure se non era stata trasferita era per paura che morisse in volo. Poi è venuta una volontaria che gli è rimasta vicina per dargli un supporto, per non farlo stare solo. «Ha dei parenti che possiamo avvertire?» gli è stato chiesto. «No. Nessuno. È inutile farli soffrire anzitempo. E poi voglio restare solo».
Sua figlia, ci racconta il padre, aveva avuto dei problemi un paio di anni fa e aveva lasciato la scuola. Ora aveva deciso di recuperare il tempo perduto e per questo si era iscritta ai corsi pomeridiani.
«È uscita da casa una mezz'ora prima dell'inizio della lezione, intorno alle 15.30. Sono rimasto sorpreso visto che abitiamo accanto al centro e la scuola è vicina. Ma non ci ho fatto caso più di tanto. Forse, ho pensato, deve vedere qualche amica».
Invece, come ha saputo dopo, sua figlia è salita al terzo piano dell'edificio, è entrata nell'aula
deserta, ed è successo quel che è successo.
La polizia gli porta la borsa e le scarpe della ragazza. E lui va a metterle in macchina. «Nei giorni scorsi - dice il padre - sembrava tranquilla, non c'era nulla che potesse far pensare a male. Chissà, forse il tornare a Grosseto dalla Giannella dove avevamo passato, di fatto, l'estate, ha fatto scattare qualcosa dentro di lei».
Davanti alla porta del pronto soccorso, il padre di è rimasto con la sua disperazione. Solo, aspettando che i medici gli dicessero qualcosa, con la paura di sentirsi dire ciò che nessun padre vuol ascoltare. E la speranza che sua figlia non fosse così grave come sembrava, e che i medici riuscissero a salvarla.
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